Willys 1/4 ton Army Truck – Welly 1 : 18

In concomitanza con le celebrazioni per il 70° anniversario dello sbarco in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944, abbiamo pensato di proporre una breve recensione riguardante il veicolo militare americano sicuramente più famoso di tutti i tempi: la celeberrima Willys General Purpose 1/4 ton Army Truck, meglio nota come Jeep (derivato dalla pronuncia americana delle iniziali della denominazione General Purpose, ovvero “utilizzo generico”), capostipite di tutti i fuoristrada moderni. Il modello è quello già presentato dalla Welly, in scala 1:18: un ottimo esempio di come si possano produrre buoni automodelli pur mantenendo un prezzo di vendita alla portata di tutti.

Foto di Andrea Torchio

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Il modello in effetti è molto ben fatto, nonostante un prezzo che lo colloca poco sopra la categoria dei giocattoli. Certo, alcuni particolari sono realizzati in economia o migliorabili (e vedremo quali) ma l’aspetto generale è decisamente piacevole e ben proporzionato. Le ruote sono sterzanti, il cofano è apribile, il parabrezza si può abbattere; le centine del tetto sono sollevabili ed asportabili.
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Una foto Ufficiale della Jeep

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Difatti, possiamo subito notare come la simpatica e famosissima linea della vettura sia stata perfettamente riprodotta: le proporzioni sono perfette e i dettagli sono piuttosto fini. La carrozzeria è in pressofusione, ma i numerosi accessori, dai cerchioni alle maniglie di appiglio, dalla tanica supplementare al parabrezza sono realizzati in plastica che, pur essendo colorata nell’impasto, è esattamente dello stesso colore delle parti verniciate.

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Nella vista laterale si può notare anche il corretto assetto della vettura, giustamente alto da terra ma leggermente “picchiato” in avanti. Non mancano sulla fiancata sinistra  pala e accetta, lo specchio retrovisore con il suo lungo stelo, la luce da oscuramento sul parafango; da sotto il fianco destro sporge, in posizione molto alta, il tubo di scarico, che nella realtà era brunito. Belli i cerchioni e forse solo gli pneumatici presentano una spalla leggermente troppo bassa, ma nel complesso il risultato è di buon livello.

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Le viste frontale e di coda fanno notare come le ruote abbiano un buon allineamento verticale. I fari sono giustamente dimensionati e piuttosto realistici. Dalle feritoie della calandra si può intravedere la griglia del radiatore, realizzata in plastica nera lucida. Bella la forma del parabrezza, che è giustamente dotato di guarnizione nella parte a contatto con il cofano. Le luci posteriori, così come quelle laterali, hanno la lente realizzata in plastica trasparente rossa. Ben fatta la tanica di riserva, ma manca la cinghia di fissaggio.
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La vista da un’angolazione più bassa mette in risalto la finezza delle balestre e la buona realizzazione degli organi meccanici della trasmissione. Dal lato sinistro sporge il serbatoio della benzina. Ancora una volta, in particolare nella vista tre quarti posteriore, notiamo la correttezza della linea.

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Gli interni sono giustamente spogli e spartani, ma spicca la finezza del volante e delle leve della trasmissione. La strumentazione è realizzata con decals e non mancano le varie targhette fissate al cruscotto. La forma dei sedili  è corretta (l’intelaiatura del sedile del conducente è differente da quella del passeggero, visto che sotto al sedile era posizionato il serbatoio) e non è stata omessa la parte posteriore dello schienale. Sono presenti, se pur solo abbozzati, i poggiapiedi per la panchetta posteriore. Manca però qualsiasi comando del tergicristallo; sulla vettura reale, si potevano trovare sia un motorino elettrico sia un comando manuale a levetta. Mancano anche le guide che permettevano l’apertura a compasso del vetro, anche se, a dire la verità, non tutte le vetture ne erano dotate. Decisamente migliorabile la pedaliera, stampata sul fondo dell’abitacolo.

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Il motore, seppur abbastanza ben realizzato, non presenta alcun cablaggio. Corretta la forma dei fari, che nella realtà erano ribaltabili per poter illuminare il vano motore. Il cofano si apre mediante due grossi cardini: nella realtà era incernierato alla base del parabrezza, e si apriva “a coperchio”. Le cerniere sono state giustamente riprodotte, ma solo nello stampo della carrozzeria. Peccato anche per i due ganci fermacofano e per quelli utilizzati per fissare il parabrezza in posizione abbattuta: anche in questo caso avrebbero potuto essere applicati, ma sono stati semplicemente stampati nel metallo, perdipiù in maniera piuttosto “leggera”, cosa che li rende poco visibili.

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1944 Jeep Willys MB

Il fondo del modello ci mostra una più che dignitosa realizzazione della meccanica, seppur “disturbata” dalle numerose viti di montaggio del modello. Ancora una volta notiamo la finezza delle balestre e degli alberi di trasmissione. Nel complesso, questo è sicuramente un modello interessante e ben realizzato, nonostante le citate “economie” di produzione (apertura del cofano, particolari stampati…) che sicuramente hanno contribuito a mantenere basso il prezzo di vendita. Per certo, questa bella Welly potrebbe essere una buona base di partenza per modellisti elaboratori che potrebbero sbizzarrirsi a modificare ed aggiornare il modello e può interessare anche gli appassionati di fuoristrada che vogliono mettere in vetrina una buona riproduzione senza spendere un occhio della testa.
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