Un’americana a Le Mans – Ford GT40 Le Mans 1968 – Solido 1 : 18

Se George Gershwin fosse vissuto abbastanza a lungo, magari avrebbe potuto scrivere il sequel di “Un americano a Parigi” dedicandolo alle eclatanti vittorie delle vetture Ford alla 24 ore di Le Mans, quattro anni di fila, dal 1966 al 1969 (sempre che fosse appassionato di motori, beninteso).  E dire che la Ford decise di entrare nel mondo delle competizioni di durata quasi di soppiatto, inizialmente appoggiando la scuderia di Carrol Shelby nelle gare statunitensi, scontrandosi spesso con la Ferrari. Il presidente della Ford, Henry Ford II, resosi subito conto di quanta esperienza e preparazione fosse necessaria per combattere ad armi pari con la Casa modenese, ne tentò l’acquisto. La trattativa, però, fallì perché la Ford non era intenzionata a lasciare ad Enzo Ferrari la completa autonomia decisionale in campo sportivo. Ford decise quindi di fare da sola: prese contatti con Lotus, Cooper e Lola, creò una sede “sportiva” in Inghilterra, e grazie anche all’apporto di Carrol Shelby e Carrol Smith inziò a sviluppare, proprio insieme alla Lola, una vettura categoria GT dotata di motore V8, che come da regolamento, avrebbe dovuto essere alta non più di 40 pollici (m 1,05) misurati al parabrezza… nacque così la GT40.
La prima GT40 venne presentata nel 1964, motorizzata da un V8 da 4,2 litri. La macchina dimostrò subito ottime capacità, ma venne penalizzata da un’aerodinamica  carente e da problemi di affidabilità. Nel 1965 la vettura, riprogettata in migliaia di  particolari, ottenne la sua prima vittoria alla 2000 km di Daytona, con un v8 da 4,7 litri sotto al cofano: l’anno successivo la GT40 con motore 7 litri (denominata MkII) si aggiudicò i primi tre posti della 24 h di LeMans, sbaragliando la Ferrari. Nel 1967 la GT40 MkIV, con carrozzeria riprogettata e più aerodinamica, vinse nuovamente, stabilendo anche il record di velocità, toccando i 343 km/h. Nel 1968 il regolamento Gran Turismo impose la cilindrata massima di 5 litri, riportando in auge le “vecchie” MkI. Una di queste, pilotata da Rodriguez/Bianchi, si aggiudicò nuovamente la corsa. Nel 1969 l’ultima vittoria di una GT40 MkI a LeMans, con Ickx e Olivier, però con le Porsche 917 ormai quasi pronte a rivoluzionare le gare di durata…

If George Gershwin had lived long enough, maybe he could have written the sequel to “An American in Paris” dedicating it to the striking victories of the Ford cars at the 24 Hours of Le Mans, four years in a row, from 1966 to 1969 (if he was passionate of engines, of course). Still, Ford decided to enter the world of almost stealthy endurance competitions, initially supporting Carrol Shelby’s team in US races, often clashing with Ferrari. The Ford president, Henry Ford II, immediately realized how much experience and preparation was necessary to fight on equal terms with the Modena-based company, he tried to buy it. However, the deal failed because Ford was not willing to leave Enzo Ferrari with complete decision-making autonomy in the sports field. Ford therefore decided to go it alone: ??he made contact with Lotus, Cooper and Lola, he created a “sports” office in England, and thanks also to the contribution of Carrol Shelby and Carrol Smith he began to develop, right together with Lola, a category car GT equipped with V8 engine, which as per regulation should have been no more than 40 inches (1.05 m) measured at the windscreen … thus the GT40 was born.
The first GT40 was introduced in 1964, powered by a 4.2-liter v8. The car immediately showed excellent skills, but was penalized by poor aerodynamics and reliability problems. In 1965 the car, redesigned in thousands of details, obtained its first victory at the 2000 km of Daytona, with a 4.7-liter v8 under the bonnet: the following year the GT40 with 7-liter engine (called MkII) won the first three places of the 24 h of LeMans, beating the Ferrari. In 1967 the GT40 MkIV, with redesigned and more aerodynamic bodywork, won again, also setting the speed record, touching 343 km / h. In 1968 the Gran Turismo regulation imposed the maximum displacement of 5 liters, bringing back the “old” MkI. One of these, piloted by Rodriguez / Bianchi, won the race again. In 1969 the last victory of a GT40 MkI at LeMans, with Ickx and Olivier, but with the Porsche 917s almost ready to revolutionize endurance races …

Alla Fiera del Giocattolo di Norimberga di quest’anno,  Solido aveva presentato, a sorpresa, un prototipo della GT40 MkI nella versione “wide body” ovvero con carrozzeria allargata: il modello  finito è ora arrivato nei negozi, ed è veramente ben riuscito. Innanzitutto, va detto che bene ha fatto Solido a dedicarsi a questa versione, visto che finora, nella scala 1:18,  solo la MkII e la MkIV erano state riprodotte in pressofuso, da Exoto (ottimo livello ma prezzi esagerati) e da Shelby Collectibles, entrambe con modelli completamente apribili. Della MkI esistevano solo il modello Jouef / Revell, con tre aperture ma bruttino e lo splendido Spark, in resina, senza aperture e piuttosto caro. Ora, finalmente, un modello in metallo pressofuso, con dei buoni dettagli, economico e dotato anche di porte apribili! La GT40 di Solido è disponibile sia in versione gara che in versione stradale.


Oltre tutto si tratta anche di un buon modello, seppure limitato dalla sua collocazione in una fascia economica del mercato. In ogni caso, le proporzioni sono buone, la cura del dettaglio abbastanza elevata, la verniciatura e la cura della posa delle decals sono di ottimo livello.

Abbiamo scelto la versione Le Mans 1968, nella famosissima livrea Gulf: come possiamo notare confrontando la foto del modello con quella della vettura vera, il lavoro fatto da Solido è piuttosto accurato. Assetto della vettura e dettaglio delle decorazioni sono corrette. Il colore della carrozzeria è un turchese forse un po’ troppo tendente al verde; attenzione, però, il confronto tra le foto del modello (eseguite con luci artificiali) e quello con le foto della vettura vera (a luce naturale e piuttosto vecchie) non rende giustizia al modello: la differenza non è così elevata come sembra.

Anche la vista posteriore denota rispetto delle proporzioni. Bella la griglia cromata sul cofano posteriore, finemente realizzata e con le feritoie passanti. Notare anche l’indicazione in bianco,  sul fianco dei pneumatici, che sta ad indicare la posizione corretta della ruota: RF sta per Right Front, RR sta per Right Rear, LF sta per Left Front e LR per Left Rear. Una finezza.


La vista laterale mette in evidenza quanto la vettura fosse bassa e schiacciata al suolo… certo che 40 pollici sono proprio pochi! Notare nella foto d’epoca le contorsioni del pilota che tenta di entrare in macchina, fortunatamente aiutato dalle porte che si aprivano comprendendo una parte del tetto.

La linea filante, però, rende la GT40 una delle vetture più belle di tutti i tempi, sia tra quelle da competizione che tra le Granturismo stradali. Non per niente fu l’ispiratrice della Lamborghini Miura… I finestrini laterali paiono un po’ piccoli, ma non è così: semplicemente, Solido ha pensato di tampografare sul finestrino una cornice azzurra con i rivetti argento, che però nella vettura originale non era presente.

Trattandosi di un modello in fascia economica, logicamente le griglie della calandra sono stampate in un unico pezzo di plastica e non passanti.  Purtroppo i ganci fermacofano (sia anteriori che posteriori) sono resi con semplici decal piatte. Visto che altri particolari, come le luci di illuminazione, il tappo serbatoio ecc. sono riportati, ci sarebbe piaciuto vedere anche le quattro tipiche manigliette cromate sul cofano. Stesso discorso per le gemme arancioni laterali: avrebbero meritato di essere realizzate in plastica trasparente e applicate a parte.

Le ruote sono abbstanza ben realizzate, con pneumatici di giusta altezza e spessore e con un battistrada realistico. La forma del cerchione è corretta, ed è presente anche la valvola di gonfiaggio (seppur solo abbozzata, ma c’è!). Bella la tampografia della marca sul fianco, il filetto arancione, e la già citata RR che sulla vettura originale era scritta col gesso dai meccanici… Sempre in ossequio al contenimento dei prezzi, il gancio fermacofano è una semplice striscia di vernice argento e la maniglia della porta è stampata nel metallo. Ma La luce di posizione laterale è riportata e dietro ai cerchi fanno capolino i dischi freno con relativa pinza.

La fanaleria, sia anteriore che posteriore, è ben fatta: i fari rettangolari hanno fondo cromato e lente trasparente, sono privi degli antiestetici pin di supporto, e l’effetto è decisamente migliore rispetto a  quelli del modello della carissima Exoto e dei modelli di  Shelby Collectibles e di Jouef. Nota: i tubi di scarico che fuoriescono dalla coda non dovrebbero però essere cromati, ma neri opachi, così come il tappo del serbatoio. Per contro, dovrebbe essere cromato il  braccio del tergicristallo. Piccolezze, ovviamente, ma i più pignoli possono provvedere facilmente alla modifica.
Le porte apribili ci consentono di dare un’occhiata agli interni: anche qui tutto è realizzato in economia, ma questo non vuole dire che il livello non sia comunque buono: il cruscotto è correttamente riprodotto, così come il volante. Certo, è tutto stampato in plastica nera e l’uso del colore è limitato, ma tutto è al suo posto. Anche lo specchietto retrovisore interno avrebbe dovuto essere cromato…


Di fronte al sedile del passeggero è persino presente un estintore (non visibile in foto) e la tipica occhiellatura dei sedili, che consentiva un ricambio d’aria adeguato, è stata riprodotta con una decal. Quello che proprio non apprezziamo sono le cinture di sicurezza, realizzate con decal nere su sedile in plastica nera e quindi praticamente invisibili. Certo non potevamo pretendere cinture in tessuto con fibbie fotoincise, ma un paio di semplici cinture stampate in plastica morbida sarebbero state più che gradite.

In ogni caso, questo Ford GT40 è bella e fa un figurone in vetrina. Con un minimo di dettaglio in più, questo modello avrebbe potuto fare un salto di qualità notevole. Solido, ogni volta, dimostra che potrebbe essere tranquillamente in grado di entrare nella fascia premium, se solo lo volesse. Tra l’altro, facciamo notare che la versione stradale, disponibile in bianco con bande blu, ha il cofano anteriore con le prese d’aria differenti, cosa che denota una grande attenzione da parte di Solido nel realizzare i suoi soggetti. E per finire, questa GT40 è un’ottima base per qualsiasi elaboratore che voglia, con poco sforzo e poca spesa, ottenere un modello personalizzato di sicuro effetto. Complimenti, Solido!


Una foto curiosa: dopo la gara, la GT40 normalmente parcheggiata di fronte all’Hotel de France
di La Chartre Sûr Loire, albergo
che faceva da base per il team Ford… altri tempi, decisamente!

Per informazioni sui modelli in scala prodotti dalla Solido potete contattare la Mini Miniera, distributore per l’Italia, ai seguenti  recapiti: Contatti tel 0171344420 oppure miniminierasas@gmail.com– sito web www.miniminiera.com.

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