Un saluto da Josselin – OttoMobile e GT Spirit 1/18

Josselin è una bella cittadina della regione del Morbihan, nella splendida Bretagna. Possiede un imponente castello medioevale affacciato sul fiume Oust, definito uno dei più belli di Francia (insieme a quello di Fougéres, per la cronaca). La sua Basilica di Notre-Dame-du-Roncier edificata nel XII secolo, ha una grande guglia di 60m di altezza completata nel 1949. Ha anche un delizioso centro storico, ricco di edifici medioevali: in particolare il quartiere di Sainte-Croix, nato intorno all’omonima cappella dove potrete trovare numerose case a graticcio, perdervi nelle sue stradine e godervi i vari caffè con i tavolini all’aperto. Ma già che siete da quelle parti, potrete anche andare a fare un salto in Rue de l’Ecusson 2, sede di OttoMobile e GT Spirit. Dalla loro nascita, questi due marchi si sono specializzati in automodelli in resina con un incredibile rapporto qualità/prezzo; e soprattutto si sono distinti per un eccezionale dinamismo e per la scelta, spesso originale, dei soggetti da riprodurre. Come quelli che vi presentiamo qui di seguito…

Josselin is a beautiful town in the region of Morbihan, in beautiful Brittany. It has an imposing medieval castle overlooking the river Oust, defined one of the most beautiful in France (along with that of Fougéres, for the record). Its Basilica of Notre-Dame-du-Roncier built in the XII century, has a large spire of 60m in height completed in 1949. It also has a delightful old town, full of medieval buildings: in particular the Sainte-Croix district, born around the homonymous chapel where you can find many half-timbered houses, get lost in its narrow streets and enjoy the various cafes with outdoor tables. But while you are in those parts, you can also go for a ride on Rue de l’Ecusson 2, home to OttoMobile and GT Spirit. Since their birth, these two brands have specialized in resin car models with an incredible quality / price ratio; and above all they have distinguished themselves for an exceptional dynamism and for the often original choice of the subjects to be reproduced. Like the ones we present below…

Iniziamo con OttoMobile: la tematica preferita è quella delle auto francesi, classiche o moderne, di larga diffusione, con un occhio particolare alle versioni più rare. Non vengono disdegnate ovviamente anche vetture di altre nazionalità, auto da competizione o supercar e anche utilitarie come la Renault Supercinque, riprodotta però nella versione più lussuosa, la Baccara.
La Supercinque, restyling della fortunata R5, nata nel 1972, venne presentata nel 1984. La linea era frutto di una collaborazione tra il centro Stile Renault e nientemeno che Marcello Gandini. Aveva motorizzazioni che andavano dal 1.000 al 1.700,  benzina o diesel, con allestimenti che andavano dalla spartanità dalla C alla grinta sportiva della GT Turbo.

Al Top della gamma c’era la Baccara: basata sulla già lussuosa GTX, era mossa da un “grosso” motore da 1.7 litri, con 90 cv e sfoggiava tutte le sellerie in pelle Connolly (la stessa di Rolls Royce e Jaguar!) e le plastiche di colore coordinato ai sedili. Aveva impianto stereo Pioneer, chiusura centralizzata, vetri elettrici… 


Disponibile solo nell’allestimento tre porte, era verniciata in un colore bruno metallizzato con filetti oro. Perfettamente riprodotti da OttoMobile, come anche gli interni, molto dettagliati. Bellissima la verniciatura e ben riprodotta la linea. La seconda proposta è una vettura italianissima, ma in una serie speciale realizzata in esclusiva per la Francia: L’Alfa Romeo GTV6 Production.

Nata nell’autunno del 1983 per celebrare la vittoria della GTV6 nel Campionato Francese Vetture di Produzione, con il team Snobeck, era stata prodotta in soli 300 esemplari, riservati in esclusiva alla Francia. Disponibile solo nella colorazione Rosso Alfa AR530 o Grigio Nube AR763, poteva montare il motore 4 cilindri da 2 litri o il 2.5 a sei cilindri.

Le due versioni erano distinguibili, oltre che dalla tipica “bugna” sul cofano della 6 cilindri, dai cerchi in lega: Ronal sulla “duemila” e Gotti a stella scomponibili sulla “duemilacinque”. Ogni esemplare aveva un numero progrressivo sulla carrozzeria, sul cassettino portaoggetti era fissata una targhetta con incisi gli autografi dei due piloti del team, Dany Snobeck  e Alain Cudini.

OttoMobile ha riprodotto la 2.5 in rosso, come al solito molto bene; la verniciatura è perfetta, come perfettamente sono state applicate le decals che caratterizzano la livrea, un po’ appariscenti, a dire la verità, così come i cerchioni Gotti bicolori, francamente un po’ eccessivi. La “nazionalità” francese della vettura è evidenziata dalla colorazione gialla della fanaleria, obbligatoria fino a qualche anno fa.
Passiamo ora a GT Spirit: la prima proposta è la Porsche 968 Turbo S, in un “teutonico” blu violaceo, definito “Riviera Blau”.

La 968 era l’ultima discendente della stirpe delle 924, le Porsche a motore anteriore a 4 cilindri raffreddato a liquido. La 968 conservava la trasmissione a schema Transaxle ed il motore 3 litri della precedente 944 S2, ma con fasatura variabile e cambio a sei marce, anche disponibile in versione Tiptronic. Era disponibile sia in versione coupé che spider.
Esteticamente si ispirava alla sorella maggiore 928, ma nonostante il prezzo vantaggioso, addirittura più basso di quello della 944, fu accolta tiepidamente dal pubblico. La versione Turbo S fu lanciata nel 1993 per tentare di risollevare le sorti del modello,  forte del suo motore da 305 cv. Avrebbe dovuto essere prodotta in 100 esemplari, ma le vendite non decollarono affatto, tanto che ne furono vendute poche decine.

La 968 uscì dal listino nel 1995, sostituita l’anno successivo dalla Boxster, a motore centrale, che ne prese il posto di Porsche entry level. Un plauso a GT Spirit per aver scelto di riprodurre una vettura “sfortunata”, ma che oggi più di ieri ha conquistato molti estimatori, grazie alle sue ottime doti dinamiche e alle sue prestazioni di tutto rispetto.
Ed ora occupiamoci di una vettura assolutamente assurda, che fa dell’eccesso la sua bandiera. Difatti in lei tutto è eccessivo, la linea, le dimensioni, la cilindrata del motore, la potenza, l’accelerazione. Stiamo parlando della Dodge Challenger SRT Demon, la più muscolosa di tutte le Muscle Car!

Prodotta in sole 3000 unità, la Challenger SRT Demon era un’evoluzione della Challenger SRT Hellcat, della quale adottava il motore V8 da 6.2 litri, ampiamente elaborato con componentistica inedita, dal compressore volumetrico ai pistoni e alle bielle. Il risultato erano la bellezza di 854 CV e la mostruosa coppia di 1044 Nm.
La Demon impiegava solo 2,5 secondi a raggiungere i 100 km/h, ed era stata pensata per le gare di accelerazione: pensate che la potenza è tale che la vettura, sullo scatto da fermo… impenna! E non di poco, ma di ben 7 cm. Altre particolarità di questo mostro, oltre alla linea tagliata a colpi d’accetta, era che di serie era dotata del solo sedile del guidatore. Il sedile del passeggero e il divanetto posteriore  erano optional, acquistabili al prezzo simbolico di un dollaro; inoltre, aveva una polizza assicurativa personalizzata, della Hagerty (azienda specializzata nelle assicurazioni per le auto d’epoca), visto che la maggior parte delle compagnie assicurative americane si rifiutavano di assicurarla. Infine, era possibile montare, per partecipare alle Drag Racing, dei pneumatici anteriori di sezione ridotta, per ridurrre la resistenza all’avanzamento.
Questo modello merita qualche parola di più: GT Spirit l’ha riprodotta decisamente bene. La verniciatura, in un rosso brillante definito Torred Red, è perfetta, e contrasta in maniera splendida con i particolari nero opaco. Tutte le griglie del frontale sono in fotoincisione e passanti.

La fanaleria è riprodotta molto bene. Piccolo difetto, la scarsa profondità della grossa presa d’aria sul cofano, che fa il paio con gli scarichi, altrettanto poco profondi.

Bellissimi i cerchioni a cinque razze, verniciati in nero lucidissimo, che calzano gomme da corsa: alle loro spalle si possono osservare gli enormi dischi freno con pinze rosse. Notare anche il diavoletto che ride sul parafango…


Gli interni sono poco visibili, a causa della conformazione dei finestrini: ma si può comunque osservare il cruscotto con tramatura  “carbonio”, sul quale spiccano gli strumenti a fondo rosso. Sugli schienali dei sedili avvolgenti fa nuovamente capolino il logo del diavoletto.

In conclusione, complimenti a OttoMobile/GT Spirit per la scelta dei soggetti. Anche questa volta, sono riusciti a soddisfare nel migliore dei modi gli amanti delle utilitarie, quelli delle vetture classiche e delle supercar. Bravi!

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