Un Cavallino al Lingotto – Fiat Dino Spider 2000 – Laudoracing Models 1 : 18

Nel 1964 e nel 1965 la Scuderia Ferrari si trovò in forte difficoltà rispetto alla FIA che (fortemente spinta dalla Ford) impose un’interpretazione molto rigida sul numero di esemplari di vetture da omologare nella categoria “Gran Turismo”; in più, il nuovo regolamento Formula 2 che sarebbe entrato in vigore dal 1967, oltre a prescrivere motori 1600 di cilindrata, richiedeva che i motori stessi provenissero da vetture prodotte in almeno 500 esemplari nel corso del 1966. La Ferrari disponeva del valido motore Dino 166, progettato dallo scomparso figlio di Enzo; ma per una Casa così piccola era praticamente impossibile riuscire ad assolvere l’obbligo delle 500 vetture prodotte in un anno. Fortunatamente, in suo soccorso venne Giovanni Agnelli che si dimostrò interessato ad un accordo con la Ferrari per la produzione di vetture dotate del motore Dino. Il primo frutto di questa intesa, siglata nel dicembre 1964, fu il prototipo Dino 166 P, presentato nei primi mesi del 1965 ed evolutosi, nel corso dello stesso anno, nel prototipo 206 SP di due litri. Sempre nel 1965, la Ferrari presentò, al Salone di Parigi, la Dino Berlinetta Speciale Pininfarina, disegnata da Aldo Brovarone, dotata di motore V6 da due litri; a novembre 1966, al Salone di Torino venne lanciata la Fiat Dino spider carrozzata Pininfarina, motorizzata dallo stesso propulsore; a marzo del 1967, a Ginevra, venne presentata la Fiat Dino Coupè, carrozzata Bertone; per finire, a novembre dello stesso anno, di nuovo a Torino, venne presentata la Dino 206 GT, berlinetta prodotta da Ferrari ma che utilizzava il logo Dino come marchio indipendente. Come a sottolineare il patto tra le due Case, il lettering del logo Dino era identico sia sui modelli Ferrari che sulle vetture Fiat.

In 1964 and 1965 the Scuderia Ferrari found itself in great difficulty compared to the FIA ??which (strongly driven by Ford) imposed a very strict interpretation on the number of cars to be approved in the “Gran Turismo” category; in addition, the new Formula 2 regulation that was to come into force in 1967, in addition to prescribing 1600 engine engines, required that the engines themselves come from cars produced in at least 500 units during 1966. Ferrari had a valid Dino 166 engine , designed by Enzo’s deceased son; but for a small Factory it was practically impossible to fulfill the obligation of the 500 cars produced in a year. Fortunately, Giovanni Agnelli came to his rescue and he was interested in an agreement with Ferrari for the production of cars equipped with the Dino engine. The first fruit of this agreement, signed in December 1964, was the Dino 166 P prototype, presented in the early months of 1965 and evolved, in the same year, into the two-liter 206 SP prototype. Also in 1965, Ferrari presented the Pininfarina Special Dino Berlinetta at the Paris Motor Show, designed by Aldo Brovarone, equipped with a two-liter V6 engine; in November 1966, the Fiat Dino spider with bodywork by Pininfarina was launched at the Turin Motor Show, powered by the same engine; in March 1967, in Geneva, the Fiat Dino Coupè, bodywork Bertone, was presented; finally, in November of the same year, still in Turin, the Dino 206 GT was introduced, a berlinetta produced by Ferrari but which used the Dino logo as an independent brand. As if to underline the pact between the two Houses, the lettering of the Dino logo was identical on both Ferrari and Fiat models.

Ma mentre la Dino 206 GT sfoggiava, come il prototipo di Parigi, la soluzione del motore centrale, la Fiat Dino Spider adottava un più tradizionale schema motore anteriore/trazione posteriore, con avantreno a ruote indipendenti con triangoli sovrapposti e retrotreno a ponte rigido. Il motore era il V6 due litri Ferrari, depotenziato a 160 CV (erano 190 per la berlinetta di Maranello). La linea, disegnata da Pininfarina, mostrava chiari riferimenti al prototipo della Dino Berlinetta Speciale, a rimarcare ancora una volta l’intesa tra Torino e Maranello.

Laudoracing Models, ormai specialista nel proporre modelli italiani particolari, ha presentato recentemente un’ottima riproduzione della prima serie di questa vettura, caratterizzata dalla calandra a griglia e dai cerchi con fissaggio a gallettone.

La linea è come al solito ben riprodotta e la verniciatura è di ottimo livello. Oltre che gialla, la Dino Spider di Laudoracing è disponibile anche in rosso e bianco. Certo è che il giallo… ha una marcia in più! L’assetto della vettura è stato riprodotto molto bene.

Nella scatola, o meglio, fissato sul coperchio della scatola in polistirolo, è disponibile anche il tettuccio in versione chiusa, da sostituire a quello aperto. Certo il telino chiuso non giova alla linea, ma è un bell’accessorio sicuramente gradito dai collezionisti. Peccato solo che non siano stati previsti dei piccoli perni di fissaggio; entrambe le capote rimangono solo appoggiate al modello, risultando, soprattutto quella chiusa e più pesante, un po’ instabili.

L’andamento della fiancata mostra la chiara ispirazione al prototipo Dino Berlinetta Speciale: seppur più alta, la nostra Spider mostra gli stessi parafanghi sinuosi, la stessa nervatura a metà altezza, lo stesso frontale basso con quattro fari e luci di posizione laterali. In effetti, se non fosse per il marchio Fiat sul cofano, gli stilemi Ferrari ci sono tutti. Belle le ruote con gallettone centrale, ben riprodotte e con tanto di valvola per il gonfiaggio degli pneumatici. Si notano, dietro i parafanghi anteriori, i fregi “Fiat Dino” con il marchio Pininfarina incorporato, finemente realizzati.

La fanaleria, sia anteriore che posteriore, è ben riprodotta e realistica. I quattro fanali tondi posteriori sono un ulteriore richiamo alla Ferrari (li ritroveremo, anche se di forma leggermente diversa, sulla Dino 206). Molto belli i fregi Fiat sui cofani, caratterizzati dalla corona d’alloro realizzata con una fotoincisione adesiva. Bella anche la targhetta Fiat Dino sullo specchio di coda.


Il cruscotto del modello riproduce la banda in legno originale con una decal. Bello il volante, ben riprodotto tutto l’insieme ma la consolle centrale ci sembra un po’ troppo piatta: ci sarebbe piaciuto vedere i particolari in rilievo, come del resto è stato fatto per gli strumenti principali. Dal cruscotto in legno si può capire che questa Dino appartiene all’ultima serie della 2000: i primi esemplari avevano il volante nero e la fascia sul cruscotto era in alluminio satinato.


Gli interni, comunque, non sono affatto male, la riproduzione dei particolari è corretta e l’aspetto dei sedili e dei pannelli portiera non è “plasticoso”. Peccato per la mancanza della floccatura effetto moquette sul pavimento. Il fondo del modello presenta una riproduzione sommaria della meccanica, ma si possono apprezzare i tubi di scarico applicati a parte e dipinti color alluminio.


Laudoracing Models continua quindi a portare avanti la sua tematica tutta italiana, proponendo anche questa volta un modello molto ben fatto, accurato e caratterizzato da un prezzo di vendita più che ragionevole, soprattutto in rapporto alla sua qualità. Avanti così, Laudoracing!


La Fiat Dino spider in scala 1:1, gialla come il nostro modello.
I più attenti noteranno che si tratta però della seconda serie, mossa dal V6 da 2,4 litri…

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