Un bel poker di Tecnomodel 1 : 18

Questa volta vi presentiamo un bel quartetto di modelli prodotti da Tecnomodel, nella serie Mythos; come al solito si tratta di modelli in resina, senza aperture di sorta. Sono tutte vetture da competizione di epoche diverse, ma sempre classiche. Tra l’altro, tre di loro sono accomunate dal fatto che, pur essendo profondamente diverse, sono tutte mosse da un motore con schema V8. La quarta è una semplice “quattro cilindri” ma è comunque un’auto assai interessante, visto che si tratta di una Opel GT 1900 elaborata dal “mago” torinese Virgilio Conrero.

This time we present a nice quartet of models produced by Tecnomodel, in the Mythos series; as usual these are resin models, with no openings. They are all racing cars from different eras, but always classic. Among other things, three of them are united by the fact that, although they are profoundly different, they are all driven by a V8 engine. The fourth is a simple “four-cylinder”, but it is still a very interesting car, given that it is an Opel GT 1900 developed by the Turin “magician” Virgilio Conrero.

Iniziamo dalla vettura più anziana: la Lotus 40. Questa vettura, progettata da Len Terry, era stata concepita da Colin Chapman per partecipare alle competizioni del gruppo 7 o alle gare Can-Am: piccola, bassissima e leggera, aveva carrozzeria in vetroresina e telaio a trave centrale, con schema simile a quello della contemporanea Lotus Elan. Il motore, però, era un V8 da 4,7 litri, analogo a quello della Ford GT40, montato alle spalle del pilota. La vettura nacque con la sigla 30, nel 1964; da subito si rivelò estremamente veloce, ma difficile da guidare e afflitta da problemi di affidabilità, anche causati proprio dallo schema del telaio: solo Jim Clark riuscì a ottenere qualche successo, sia pure in gare minori. La “nostra” 40 sostituì la 30, della quale ereditò lo schema e le caratteristiche principali, salvo ruote più grandi, freni a disco autoventilanti e maggiore potenza al motore.

La 40 però non risolse affatto i problemi che già affliggevano la versione precedente, anzi. Il pilota Richie Ginther la definì “come la 30, ma con 10 errori in più”. Il progetto alla fine fu abbandonato, ma il telaio continuò a sopravvivere prima sulle meno potenti Lotus Europa e, in seguito, originando quello della fortunata serie Esprit. Tecnomodel ci propone la versione “presentazione”, nella classica livrea verde con bande gialle.

Molto ben riprodotta la linea, e come al solito perfetta la verniciatura. Come sempre, ampio uso di fotoincisioni.

Notiamo infatti le belle griglie traforate ai lati del cofano motore, sulla coda e sulle prese d’aria del muso. Anche la fanaleria è ben riprodotta.

Altro particolare degno di nota è la coppia di fascette metalliche che trattengono gli scarichi. Gli interni, assai spartani, non presentano cinture di sicurezza, probabilmente assenti anche sull’auto vera!

La seconda vettura è un’icona dell’automobilismo sportivo britannico: la Lola T70, qui in configurazione coupé MK III, nella versione 12h di Sebring 1968. La Lola T70 era una vettura sport prodotta dall’azienda inglese Lola Racing Cars: aveva carrozzeria in vetroresina, montata su un telaio monoscocca formato da pannelli di alluminio rivettati su strutture in acciaio. Il motore era un V8 Chevrolet, ma la vettura era stata studiata per poter ospitare qualsiasi motore V8 americano. Specializzata in vetture da corsa di piccola cilindrata, la Lola era diretta dal geniale progettista Eric Broadley: nel 1963, la Lola Mk VI GT, motorizzata Ford, venne utilizzata come base per lo sviluppo della Ford GT40, e scusate se è poco… Finita la collaborazione con Ford, ben presto Broadley tornò ad interessarsi ai prototipi di grossa cilindrata concentrandosi sulle vetture Can-Am e gruppo 7: nasceva la T70.

In un primo tempo, la vettura era in versione spider, per adeguarsi alle normative Can-Am; solo con la versione MK III arrivò la berlinetta, caratterizzata da una linea che denotava una notevole ricerca aerodinamica.

Buone proporzioni, ottima verniciatura, linea fedele e belle ruote, che riportano anche la stampigliatura della marca. Tecnomodel ha fatto un ottimo lavoro.

La vista frontale mette in evidenza la bella fanaleria, molto realistica e ben luminosa. La griglia della calandra è in fotoincisione, così come il tergicristallo.

E veniamo al terzo modello: sempre una vettura da corsa, sempre una Sport, ancora un motore 8 cilindri, ma molto più “giovane”. Si tratta della Ford C100 del 1981, progettata e costruita dalla Ford tedesca per competere nel Gruppo C come indicato anche dal nome (C indica il gruppo, 100 l’altezza massima della vettura). Il motore era un Ford Cosworth da 4 litri, in seguito sostituito con la versione da 3,3 litri quando la vettura fu ceduta alle scuderie private. La macchina aveva ottime prestazioni, che spesso la portavano ad eccellere nelle qualifiche, ma era anche afflitta da cronici problemi di affidabilità, che ne impedirono il successo in gara.

La linea è quella tipica dei prototipi da corsa degli anni 80, con muso corto quasi verticale e coda lunga e sfuggente, dominata da un alettone di notevoli dimensioni, ed è stata ben riprodotta da Tecnomodel. 


Il colore bianco della carrozzeria, in fotografia, non rende giustizia al modello, che con la sua linea piena di curve, pieghe e prese d’aria farà sicuramente la gioia degli appassionati del genere.


La vista frontale e posteriore mettono in evidenza la linea estremamente aerodinamica della vettura. Curiosi gli specchietti retrovisori, che sembrano “rubati” ad un’utilitaria. Bella la fanaleria anteriore ed ottima la posa delle decals.
Per finire, un modello che non può mancare nella collezione di chi apprezza e conosce la storia dell’automobilismo sportivo e di conseguenza gli uomini che hanno fatto grande questo sport, uomini come Virgilio Conrero. Nato a Torino il 1 gennaio del 1918, Conrero divenne famoso nel 1952, quando fondò in via Momnbasiglio a Torino l’Autotecnica Conrero, che negli anni successivi diventerà un punto di riferimento per tutti i piloti e le Case automobilistiche che desideravano un “qualcosa in più” dai loro motori. Già, perché Conrero è stato uno dei più famosi ed abili preparatori di motori da competizione: a lui si rivolsero personaggi come Fangio, Farina, Ranieri di Monaco e persino il patron della Honda, Mr. Soichiro Honda in persona. Le vetture preparate da Conrero collezionarono vittorie su vittorie; lavorò su tantissime marche, Renault, Fiat, Lancia, ma soprattutto su Alfa Romeo (il suo grande amore) e poi Opel, che trionfarono nei rally degli anni 80 e 90. Scomparve il 6 gennaio del 1990, lasciandosi alle spalle un palmarés di circa tremila vittorie.


Ed eccola qua la nostra 1900 GT, con la sua carrozzeria (giò grintosa di suo) allargata e alleggerita: notare i colori blu e giallo, che sono la quelli della Città di Torino. Verniciatura ottima e ottima riproduzione della linea.


Notevoli le belle ruote bicolore. Belle le decorazioni, che riguardano la vettura che ha corso a Monza nel Campionato Europeo del 1972. Di grande effetto i parafanghi allargati rivettati alla carrozzeria. L’assetto della vettura è piuttosto alto, ma non è un errore: era veramente così!

Come è giusto, la griglia anteriore è in fotoincisione, così come i tergicristalli. Ben fatti i fari, sia anteriori che posteriori. Sono in fotoincisione anche i due ganci fermacofano, che nella realtà erano in gomma. Avremmo preferito due piccoli pezzi in plastica applicati, maggiormente tridimensionali.


Gli interni, purtroppo poco visibili, sono spartani come si addice ad una vera auto da corsa. Non mancano cinture, roll-bar ed estintore, ovviamente.
In conclusione, anche questa volta Tecnomodel ha fatto centro con una serie di soggetti in tiratura limitatissima, molto originali e come al solito accurati, che però continuano a possedere quella giusta dose di artigianalità che li rende assai interessanti per gli appassionati collezionisti.

468 ad