The Goldvarg Collection

Abbiamo già avuto modo di esaminare alcuni modelli della nuova serie americana che Sergio Goldvarg ha messo recentemente in commercio. L’argentino Sergio è un appassionato collezionista e già negli anni ’80 aveva iniziato a collaborare con la Buby per le decorazioni della serie in scala piccola. Poi si mise in proprio a produrre modellini in white metal, pensati da un collezionista per i collezionisti. Non fu facile perché l’Argentina mancava di qualsiasi macchinario adatto; importarli sarebbe stato proibitivo per gli alti costi e Goldvarg dovette praticamente costruirsi l’officina interamente da sé. Con buoni risultati diremmo adesso. Anche troppo. Il lancio della Kaiser Henry J fece letteralmente impazzire i collezionisti di mezzo mondo. In seguito i problemi dell’economia Argentina lo spinsero a rifondare la propria azienda nel Regno Unito e poi, nel 2001, negli Stati Uniti. 

Kaiser Henry J, modello Goldvarg della serie 1:43 in white metal

We have already had the opportunity to examine some of the new American model car series that Sergio Goldvarg recently put on the market. The Argentine Sergio is an avid collector and back in the ‘ 80 had begun working with Buby for the small scale series decorations. Then he put on his own to produce white metal models, designed by a collector for collectors. It was not easy because Argentina lacked any suitable machinery; import would have been prohibitive for the high costs and Goldvarg had to virtually build the workshop entirely by himself. With the good results we would see now. Also too much. The launch of the Kaiser Henry J made collectors all over the world crazy. After then, problems of Argentina’s economy encouraged him to rebuild his company in the United Kingdom first and then in 2001, in the United States where he estabilished his new company to build resin 1:43 model cars from 2018.

Dal 2004 Goldvarg divenne consulente per Sunstar, dove sviluppò diversi modelli della serie in scala 1:18, in gran parte auto americane. E finalmente, nel 2018, una ripartenza con modelli di alta qualità realizzati in resina, tutti fedeli alla scala 1:43. 

La Chevrolet Impala 2-door coupé era una delle auto americane più eleganti del 1961. Lontana dagli eccessi e dalle pinne del 1959, la Impala costituiva il top della gamma Chevrolet ed era offerta con il motore 8V di base. Si distingueva dalle altre Chevrolet di quell’anno per i tre fanali rotondi che caratterizzavano la coda, percorsa da una tegolatura piuttosto ben riuscita. Nel 1961 la Impala poteva essere acquistata anche nella versione SS con motore di 409 pollici cubi da 360 cavalli.

Sopra: alcune viste del modello Goldvarg, che è molto dettagliato e riporta una buona riproduzione degli organi meccanici sul fondino, come si può vedere nella foto sotto.

Goldvarg propone anche il seducente modello della Ford Sedan Delivery del 1952. Questa vettura presentava la carrozzeria completamente rinnovata, il parabrezza con vetro unico e per la prima volta era offerta con un 6 cilindri di circa 3200cc con 101 cavalli, quasi la stessa potenza del motore 8V di base. Il modello Goldvarg però mostra che la vettura doveva proprio essere equipaggiata con un 8V e con l’opzione dei doppi scarichi, che regalava qualche cavallo in più.

Il modello esiste nella livrea “Pan Am”, la conosciutissima Panamerican Airlines, e con la meno nota Braniff che, tuttavia, ricoprì ai suoi tempi un ruolo non indifferente fra le maggiori compagnie aeree statunitensi, in attività fra il 1930 e il 1982. Sul modello in esame, per una svista, la decalcomania sul portello posteriore è stata incollata al contrario.

La Ford Falcon era il modello più piccolo e meno costoso della gamma Ford. Però la Casa americana non aveva rinunciato a proporre optional di ogni genere per arricchirla e per la clientela più giovanile era proposta anche in versione coupé hardtop. I tempi della “Mustang” non erano ancora pronti (sarebbe arrivata circa un anno e mezzo dopo), e allora ecco la “Sprint”, nome che in Italia dominava su vetture ben più agili. Non peraltro la Sprint fu introdotta a Montecarlo in occasione del rally, a cui partecipò una squadra Ford molto agguerrita. A tal fine sulla Sprint poteva essere montato l’8V di 4,3 litri della Fairlane, da 164 cavalli. Per la cronaca una Falcon Sprint arrivò prima al rally monegasco nel 1964, ma la vittoria andò alla piccola Mini Cooper per il particolare sistema ad handycap che sfavorì la grossa Ford. 

Dobbiamo rimarcare che i modelli della Goldvarg Collection, oltre alla buona finitura generale, sono estremamente accurati anche negli interni, con colori appropriati e finiture eccezionali data la scala. Un peccato doverli osservare dalla bassa fessura offerta dai finestrini laterali.

L’ultimo modello in esame è la Mercury Monterey Park Lane coupé hardtop del 1965, la classica americana di grosso formato della sua epoca.

Questa vettura era giunta alla 6ª serie nel 1965, con una nuova carrozzeria molto squadrata. Se il modello può sembrare avere un frontale un po’ troppo piatto e una fiancata un po’ sottile, occorre osservare l’auto reale che, a dire il vero, non sembra un vero mostro di bellezza. Il frontale piatto e le linee tese sulle fiancate sono tipiche della sua epoca e il modello risulta invece piuttosto ben fatto. Se proprio vogliamo rimproverargli qualcosa c’é da rimarcare che i tergicristalli sono posizionati quasi in mezzo al parabrezza, troppo in alto. Al limite era preferibile che non ci fossero.

  

Anche in questo caso osservando il modello da sotto, si intuisce la presenza di un 8 cilindri a V con l’opzione degli scarichi sdoppiati, che in genere erano sempre disponibili, ma si pagavano come extra. La Mercury Monterey era il modello più costoso e la Park Lane l’opzione più accessoriata. Poteva avere motori 8V da 6,4 litri oppure, con un supplemento, da 6,7 o 7 litri, con potenze che partivano da 250 cavalli nella versione base.

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