Tecnomodel sempre piu’ 1 : 18

Tecnomodel, la dinamica factory di Opera (Mi) continua ad ampliare la serie Mythos con modelli sempre interessanti e originali, in serie limitatissime, con una predilezione per le vetture da competizione italiane ma senza dimenticare le straniere. Sono un perfetto esempio di questa filosofia la serie di vetture che andremo a presentare qui di seguito! I modelli sono come sempre ottimamente verniciati, ben assemblati, con quel pizzico di “artigianalità” che le rendono estremamente gradevoli.

Tecnomodel, the dynamic factory of Opera (Mi) continues to expand the Mythos series with always interesting and original models, in very limited series, with a preference for Italian racing cars but without forgetting foreign ones. The series of cars we are going to present below is a perfect example of this philosophy! The models are always well painted, well assembled, with a touch of “craftsmanship” that make them extremely pleasant.

Iniziamo con una vettura poco conosciuta, ma sicuramente interessante per i fan del Cavallino Rampante: la Ferrari 225 S Spider Vignale del 1952. Ma non la “solita” barchetta, ma la telaio n. 0176ED, uscita di fabbrica nell’aprile del 1952, che sfoggia una particolare e personalissima linea, nata dalla matita di Michelotti. La 225 aveva un motore V12 da 2715cc e 210 CV a 7200 giri.

I particolari parafanghi esterni, la ruota di scorta sul bagagliaio, la fanno sembrare un incrocio tra un’auto degli anni 40 e una moderna dune buggy, Mancano solo i fari esterni per renderla la perfetta ispiratrice della Lotus Seven… 

Il modello riproduce la vettura utilizzata dal milanese Antonio Stagnoli, pilota della Scuderia Guastalla. Con questa vettura Stagnoli conquistò il terzo posto al GP di Monaco del 1952 in coppia con Clemente Biondetti e poi, con il n. 26 sfoggiato dal nostro modello, il terzo posto al GP del Portogallo. 

Molto belle le ruote, e ben dettagliati gli interni, anche se ci piacerebbe molto trovare, sui modelli scoperti, le razze del volante in fotoincisione. Questo modello è disponibile in soli 90 esemplari numerati.
Passiamo ora al secondo modello della serie: la Porsche 914/6 vincitrice della Marathon de la route 1970, con l’equipaggio Larrousse/Haldi/Marko. 

La Porsche 914 era un progetto comune di Porsche e Volkswagen e costituiva il  modello “base” della Porsche. Dotata di motore centrale, era motorizzata con un motore 1.7 a quattro cilindri di produzione Volkswagen (80cv) e, nella versione 914/6, con il motore 2.0 Porsche a 6 cilindri della 911T, da 110cv. Dotata di tetto asportabile e fari retrattili, non incontrò mai più di tanto il gradimento del pubblico, che non la considerava una vera Porsche: complice fu anche la linea non riuscitissima, dal passo esageratamente lungo.

Nei modelli a sei cilindri, prodotti presso la sede di Zuffenhausen,  la chiave di accensione era a sinistra del volante, come tradizione per le Porsche, i cerchi ruota erano fissati con 5 dadi.

Le vetture utilizzate nelle gare sfoggiavano, come nel nostro modello, parafanghi allargati per ospitare pneumatici di sezione maggiore, avevano il tetto rivettato per una maggiore resistenza alla torsione e il motore era stato potenziato fino a 210 cv. La vettura si rivelò competitiva, con un buon piazzamento alla 24 ore di Le Mans del 1970 (6º posto assoluto) e la partecipazione a diverse competizioni molto importanti dell’epoca (Targa Florio, Rally di Monte Carlo, Daytona International Speedway…).


Anche in questo modello troviamo un buon livello di dettaglio ed un assemblaggio molto curato, in particolare nel posizionamento delle decals. Gli interni sono caratterizzati dalla presenza delle cinture di sicurezza in tessuto sul sedile del pilota. La 914/6 è disponibile in soli 70 esemplari numerati.

Altro interessante modello di questa rassegna è l’Alfa Romeo 33/3, vincitrice della Targa Florio del 1971, con Nino Vaccarella (il “preside volante”) e Toine Hezemans, prodotto in 100 esemplari numerati. La 33/3 fu l’ ultima Alfa prototipo con motore V8, e debuttò nel 1969 alla 12 ore di Sebring. Aveva un motore da 2995 cm³ che erogava 425 cv; il peso era di poco inferiore ai 700 kg. Si piazzò seconda nel Campionato Marche del 1969, terza in quello del 1970, e nuovamente seconda in quello del 1971 anche grazie proprio alla vittoria alla Targa. 

Il Campionato Mondiale Marche era, in quegli anni, monopolizzato da Porsche e Ferrari; l’Alfa maturò quindi la decisione di sostituire la 33/3 con una nuova vettura a 12 cilindri, la 33/12, che avrebbe poi dominato il Mondiale a partire dal 1973… ma questa è un’altra storia.

Le caratteristiche del modello sono le medesime degli altri, quindi ottima verniciatura, buona cura dei particolari, ottima finitura: unico particolare stonato è la cintura di sicurezza fotoincisa “appoggiata” sul sedile del pilota. Avremmo preferito trovare quella in tessuto, come sulla Porsche 914/6.

E per finire… una vera chicca: la splendida Alfa Romeo 3000 6C CM carrozzeria Colli del 1953, schierata a Le Mans pilotata da Consalvo Sanesi e Piero Carini.

Per il momento, accontentatevi di questa foto… il modello in questione verrà quanto prima sottoposto ad una approfondita recensione. A presto!

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