Tecnomodel sempre in pista! Nuovi modelli in scala 1/18

Una bella serie di nuovi modelli è arrivata da Tecnomodel. Come sempre, i modelli sono in resina, di buona fattura e ben verniciati e con quella punta di artigianalità che da sempre contraddistingue la produzione della casa di Opera: e come al solito, la scelta dei soggetti da riprodurre è decisamente originale. Con un’attenzione particolare alle vetture da competizione, che in questo caso sono tre su quattro.  Per la quarta abbiamo voluto incuriosirvi con la foto qui sotto, ma non ne troverete traccia in questo articolo: per lei, unica vettura stradale del lotto, è pronta una recensione accurata.

A nice series of new models came from Tecnomodel. As always, the models are in resin, well made and well painted and with that tip of craftsmanship that has always distinguished the production of the house of Opera: and as usual, the choice of the subjects to be reproduced is decidedly original. With particular attention to competition cars, which in this case are three out of four. For the fourth we wanted to intrigue you with the photo below, but you will not find any trace in this article: for her, the only street car of the lot, an accurate review is ready.

Iniziamo con una bella barchetta che ai più sarà sconosciuta, anche se sicuramente tutti coloro che “masticano” qualcosa di automobilismo sportivo conosceranno la marca: Bizzarrini. Per la precisione la bella P538S, prima vettura da competizione prodotta dall’eclettico ingegnere toscano. 

La P538 è una vettura spider, con carrozzeria in fibra di vetro (nel cui disegno c’è lo zampino di Giugiaro) e telaio tubolare: il motore (almeno per i primi modelli) era un motore V8 Chevrolet da 5,3 litri, da cui la sigla (P sta per Posteriore, 53 per la cilindrata, 8 per il numero di cilindri e S per Sport). In seguito la vettura montò anche un motore V12 Lamborghini e forse anche altri motori, ma i dati non sono chiari.

Addirittura, non si sa nemmeno con precisione quanti esemplari siano stati costruiti: si parla di almeno tre spider (di cui una andò distrutta nei collaudi) e una coupè detta “Duca D’Aosta” ma non è chiaro se questa sia stata allestita sul telaio della spider incidentata o su uno nuovo. A parte tutto questo, il modello riproduce la vettura iscritta alla 24 Ore di LeMans del 1966, che dovette ritirarsi per un guasto dopo appena 7 giri.


Una riproduzione decisamente affascinante ed inusuale, praticamente inedita nella scala 1:18; l’abbondanza di particolari e la linea ben riuscita la rendono molto interessante per chi ama le vetture italiane o segue la tematica LeMans.


Ed ecco l’auto vera: come si può notare, la fedeltà è notevole.  Per chi fosse interessato alle vetture che si sono cimentate sul Circuit de La Sarthe e non fosse soddisfatto della Bizzarrini, ecco un’altra proposta altrettanto appetibile: la Ligier JS2 che ha corso nel 1974.

Guy Ligier era un pilota, grande amico di Jo Schlesser: insieme avevano avuto l’idea di progettare e costruire una vettura da corsa che non presentasse i difetti visti sulle auto che i due avevano guidato fino ad allora. Con la morte di Schlesser, Ligier si ritirò dalle corse ed iniziò la sua avventura di costruttore, prima con la JS1, vettura a motore centrale con carrozzeria disegnata da Frua e poi con la JS2, costruita in 500 esemplari per poter gareggiare nella categoria GT. Per chi non l’avesse capito, la sigla JS era un omaggio a Jo Schlesser.

Il motore della JS2 avrebbe dovuto essere un Ford V6 da 2.6 litri: ma proprio quel motore era stato scelto dalla Ford per la sua GT70, quindi Ligier dovette ripiegare sul V6 di 2675 cc di produzione Maserati, che equipaggiava la Citroën SM. In seguito si passò al motore di 2965cc della Maserati Merak, che sviluppava 190cv. Nel 1975 alcune Ligier da corsa furono equipaggiate anche con il V8 Cosworth, ma questa è un’altra storia.

Per quanto riguarda il nostro modello, la vettura riprodotta è quella che ha gareggiato a LeMans nel 1974, condotta da Guy Chasseul e Michel Leclére, ritiratasi per problemi alla distribuzione. La vettura gemella, la n. 15 pilotata da Jaques Lafitte e Alain Serpaggi terminò all’ottavo posto. Il modello si distingue per la bella verniciatura metallizzata, per la cura nella posa delle numerose decals e per avere il finestrino lato guida in posizione semiabbassata, cosa che consente una visione più agevole degli interni.

Questi ultimi offrono una buona cura dei particolari e sono dotati di cinture di sicurezza in vero tessuto, con fibbie in fotoincisione. Ben fatto.

Qui sopra la Ligier JS2 in azione in una foto d’epoca, che mette in evidenza la fedeltà della riproduzione. Ed ora, per chi ancora non fosse soddisfatto e cercasse qualcosa di diverso dalle “solite” auto sportive, di seguito ecco una vettura da corsa piuttosto improbabile, soprattutto con il metro di giudizio odierno: la Volvo PV544!

In effetti, considerare una vettura sportiva una simile paciosa berlinona, caratterizzata da una linea che era già antiquata per l’epoca e che di sportivo non aveva proprio nulla è molto difficile. Però, nonostante tutto, la Volvo PV544 si fece onore nel massacrante East African Safari del 1965; delle 98 vetture alla partenza, solo 21 arrivarono al traguardo, e la prima fu proprio questa Volvo.

L’equipaggio era formato dai due fratelli Joginder e Jaswant Singh, kenyoti di etnia Sikh: nelle foto d’epoca è singolare vederli gareggiare con in testa il turbante, anziché il casco… La loro Volvo era quella che era stata utilizzata l’anno precedente dal pilota ufficiale Volvo Tom Trana: non aveva terminato la corsa e la vettura incidentata era stata lasciata in Kenya presso l’importatore Amazon Motors. Joginder Singh la rilevò con un contratto di noleggio con riscatto, la riparò, la modificò adattandola alle condizioni delle piste africane e si lanciò in gara.

Una delle modifiche apportate da Singh alla vettura fu l’applicazione di due maniglie sul tetto dell’auto: utilissime per uscire dai pantani e dal fango grazie ad una tecnica messa a punto dai due fratelli. Mentre Joginder rimaneva al volante, Jaswant scendeva dalla vettura, saliva in piedi sul paraurti posteriore e faceva oscillare da una parte all’altra l’auto per aumentare la trazione sulle ruote motrici, come si può vedere in questo video d’epoca. Ingegnoso!

I Singh vinsero la gara con un vantaggio impressionante: il secondo classificato arrivò con ben un’ora e quaranta minuti di ritardo! Dopo la gara, il contratto di noleggio con riscatto venne annullato da Amazon Motor e la vettura fu donata a Joginder Singh. L’auto appartiene ancora oggi alla famiglia Singh, ed attualmente è esposta al Museo Volvo di Goteborg, in Svezia, completamente restaurata.

In questa foto, sono visibili  i fratelli Singh, con il loro inseparabile turbante e la loro robustissima Volvo PV544. Motorismo d’altri tempi…
In conclusione, grazie a Tecnomodel per aver scelto di riprodurre questi interessanti soggetti, ma non è finita: presto torneremo con la recensione completa di una delle Alfa più belle mai prodotte… A presto!

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