Talbot Lago T150C-SS Figoni & Falaschi 1937 – CMC 1 : 18

Siamo lieti e nello stesso tempo emozionati di poter presentare sulla nostra rivista il nuovo capolavoro di CMC: la Talbot Lago T150 C-SS carrozzeria Figoni & Falaschi, meglio nota con il soprannome di “Goutte d’Eau”. Nata nel 1937 dalla matita di Giuseppe Falaschi, la “Goutte d’Eau” può essere considerata come il risutato dell’Art Decó applicata ad un’automobile: le sue linee curve e raccordate, ispirate proprio dalla forma di una goccia d’acqua, esprimono il concetto di movimento e velocità, e nello stesso tempo eleganza ed armonia. Le numerose decorazioni cromate danno invece un tocco di opulenza e di lusso a tutto l’insieme, rendendo la vettura un vero gioiello su ruote. Ma attenzione, questa Talbot non era solo apparenza: il suo telaio sportivo a passo corto (2,65 m), con sospensioni indipendenti, il suo poderoso motore sei cilindri in linea da 4 litri e soprattutto un impianto frenante molto performante la rendevano una vettura sportiva d’eccellenza: una “Goutte d’Eau” si è classificata in terza posizione nella 24 ore di LeMans del 1938; stesso risultato nella Coupe de Paris a Montlhèry dello stesso anno. Bene ha fatto quindi CMC a dedicare i suoi sforzi ad una vettura tanto famosa quanto bella.

We are delighted and thrilled at the same time to present on our magazine the new CMC masterpiece: the Talbot Lago T150 C-SS Figoni & Falaschi, better known with the nickname “Goutte d’Eau” (Teardrop). Born in 1937 by Giuseppe Falaschi’s pencil, the “Goutte d’Eau” can be considered as the Art deco applied to a car body: its curved and threaded lines, inspired by the shape of a drop of water, express the concept of movement and speed, and at the same time elegance and harmony. The numerous chrome decorations give a touch of opulence and luxury to the whole, making the car a real jewel on wheels. But this Talbot was not just an appearance: its short-wheelbase (2.65 m), with independent suspensions, its powerful six-cylinder 4 litres engine and above all a very high performance braking system made it a sport car of excellence: a “Goutte d’Eau” ranked third in the 24-hour of LeMans in1938; same result in the Coupe de Paris at Montlhèry, the same year. CMC has done well to dedicate its efforts to a car so famous and beautiful.

Passiamo quindi ad esaminare il modello, già consapevoli di trovarci per le mani un vero e proprio pezzo di alto modellismo, come del resto tutte le creazioni di CMC. Nell’era dei modelli in resina o dei pressofusi con carrozzeria sigillata, é un vero piacere poter ammirare un modello che, ancora una volta, fa dell’abbondanza di parti apribili e mobili la sua caratteristica principale.

Inutile dire che la linea é riprodotta benissimo, che le proporzioni sono ottime, e che la verniciatura è perfetta: é tutto normale, trattandosi di una CMC. Le fessure tra le parti mobili sono minime e tutte le chiusure sono assai precise, aiutate spesso da molle o gancetti di tenuta.

La vista frontale mette in evidenza la finezza della calandra, attraverso la quale si può intravedere il doppio clacson cromato: notevole anche la fanaleria, coperta da due finissime griglie trattenute da minuscole viti. Praticamente, tutti i particolari sono in metallo, dal paraurti ai fregi visibili sui lati del cofano. Notevole la cornice cromata del parabrezza, dotata di guarnizione in gomma. Unico particolare “stonato” sono le enormi spazzole del tergicristalli, decisamente fuori scala. Come già detto in altre occasioni, é un peccato che CMC realizzi i tergicristalli in questo modo: sarebbe meglio un particolare fotoinciso o accuratamente stampato in plastica, forse meno pregiato ma più proporzionato.
Ed ecco la prima chicca: il tetto del modello é apribile. Basta premerlo leggermente ma decisamente nella parte posteriore e farlo scorrere nella sua sede. Un sistema già visto su alcuni Dinky Toys degli anni ’60 (ricordate la Peugeot 404 taxi?) ma qui realizzato con estrema precisione. Facendo scorrere di nuovo in avanti il pezzo, la chiusura é praticamente perfetta. Inutile dire che le alette parasole, montate su sottili braccetti, sono orientabili in tutte le direzioni.

Le viste laterali mettono in evidenza la bellezza della linea (e la precisione della riproduzione). Ovviamente il copriruota del parafango posteriore é amovibile; utilizzando il cacciavite fornito nella confezione, é possibile asportare le piccolissime viti che fissano le staffe di tenuta. Attenzione, peró: il copriruota é un foglio di lamierino molto sottile e un urto o una caduta possono ammaccarlo. Per quanto riguarda le viti, invece, niente paura in caso di smarrimento: nella scatola é presente una bustina di viti di riserva. Le ruote, come tradizione, sono smontabili allentando il gallettone centrale.

Ed ecco il modello completamente aperto: d’obbligo la vista da entrambe i lati. Notare il cofano anteriore con la fitta alettatura passante, la cinghia di vero cuoio che trattiene la ruota di scorta (intercambiabile con le altre), le sottili astine di sostegno (pieghevoli) del cofano posteriore.

Il motore è una meraviglia: notare i cavi delle candele ritorti, le molle di tenuta delle candele, i cablaggi della batteria, la guarnizione della testa e soprattutto l’estrema sottigliezza del cofano motore, irrobustito da opportune centine metalliche. Si possono vedere, il alto sul bordo del cofano, le due molle che trattengono il cofano stesso in posizione di chiusura.

Dal lato sinistro sono presenti i tre carburatori; questo particolare era tipico delle versioni più potenti della 150 C-SS. In questa configurazione il motore raggiungeva i 165 cv a 4100 giri/min., per una velocità massima di  oltre 180 km/h. Notare l’asta di sostegno del cofano, incernierata sul supporto del parafiamma. Ovviamente é presente anche la molla che la trattiene a riposo. Una lente di ingrandimento é vivamente consigliata per scoprire i mille particolari presenti…

E passiamo agli interni: innanzitutto, per aprire la porta occorre premere la maniglietta, estrarla (vedere foto) ed afferrarla delicatamente con l’unghia (o con la pinzetta in dotazione) e tirarla. Potremo quindi deliziarci ad osservare il sedile ed i pannelli porta rivestiti in pelle rossa, la moquette rossa sul pavimento (notare nella prima foto i cadenini in tinta) e quella beige sui lati dell’abitacolo; bellissime le cornici in “radica” dei finestrini e della plancia e come sempre perfetta la strumentazione. Molto bello il volante, con razze fotoincise e bellissima la leva del cambio Wilson a volante, con le marcature del preselettore chiaramente leggibili e tutti i leveraggi a vista.

Per finire, il sedile a panchetta ha lo schienale reclinabile, il che consente di osservare il vano portabagagli posteriore (ovviamente rivestito accuratamente di moquette rossa). Sul retro dello schienale sono applicate due tasche portaoggetti.

Capovolgendo la vettura, si ha un’ottima visione del telaio e di tutta la meccanica. Notevoli le sospensioni a balestra, realizzate con autentiche foglie metalliche: bello anche il serbatoio in acciaio, con tanto di tubo in rame per il carburante. E ancora: il tubo di scarico completamente in metallo, i leveraggi dello sterzo, i cavi dei freni, i cablaggi delle luci posteriori… tutto perfettamente riprodotto. Anche qui, però, un particolare è un po’ fuori posto: il legno è un po’ troppo “finto”,  si nota la stampa della trama, e l’aspetto è piuttosto povero. Sicuramente si poteva fare di meglio, ma possiamo comunque accontentarci.

Infine, una carrellata di particolari: il bellissimo fregio sul cofano posteriore, accompagnato dalla serratura del cofano stesso dotata di sportellino apribile (una per lato!) e dal terminale di scarico a “coda di pesce”; la maniglia portiera lato guida, dotata di serratura; la targhetta con il logo della carrozzeria, posta sulla battuta delle porte; le bellissime ruote con raggi in filo d’acciaio e pneumatici stampigliati sul fianco.

Insomma, un modello di alta classe, come purtroppo è sempre più raro vedere. Ovviamente il prezzo non è alla portata di tutte le tasche, ma è pienamente giustificato dalla qualitá e dalla ricchezza di particolari, oltre che dalla tiratura limitata.

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