STORIA DELLA HORCH

Nella seconda metà degli anni ’30 la lotta nel settore delle vetture di lusso, fra la Horch, che faceva parte del gruppo Auto Union, e la Mercedes Benz, vedeva quest’ultima soccombere con una percentuale di 1 a 4 a favore della Horch specie fra i modelli sui 4 litri di cilindrata. Eppure tutti noi conosciamo la Mercedes, mentre della marca che prendeva il nome da August Horch, ormai scomparsa da tempo, conosciamo a malapena alcuni modellini apparsi negli ultimi anni.

Chi era Horch? Nacque nel 1868 a Winnigen, e dopo aver lavorato in diverse aziende meccaniche, riprese gli studi alla scuola di ingegneria. Nel 1896 riuscì a farsi assumere dalla Benz e già nel 1899, trovati i finanziamenti, si mise a costruire la sua prima vettura, fondando la “A.Horch & Cie. Motorenwagen” con sede a Zwickau, in Sassonia.

Nel 1909 entrò in contrasto col proprio consiglio d’amministrazione e fu costretto ad abbandonare la sua stessa azienda, ma solo un mese dopo aveva già fondato una nuova casa automobilistica. Non potendo però usare nuovamente il proprio cognome dovette ricorrere a un nuovo marchio: si racconta che fu uno studente a suggerirgli di tradurlo in latino. E poiché Horch era l’imperativo del verbo hören (ascoltare), tradotto risultò Audi.

Le attività della Horch e dell’Audi si svolsero in parallelo fino al 1932 quando si unirono per dare origine allo storico marchio dei 4 anelli, insieme alla «Zschopauer Motorenwerke J.S.Rasmussen AG», più comunemente nota come DKW e alla «Wanderer-Werke» di Chemnitz dando origine all’Auto Union.

 

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Horch 25 PS 1914 “Lipperland”, HEG, die-cast, 1/87 circa

Il marchio Horch aveva raggiunto notorietà nel 1904, quando due vetture leggere si aggiudicarono il Trofeo Herkomer davanti a una Benz da 40hp e una Mercedes da 70hp, derivandone un notevole successo commerciale. Di questi primi anni non abbiamo riproduzioni fedeli: forse qualche giocattolo d’epoca poteva anche essersi ispirato a una Horch, ma in quegli anni non si avevano, se non raramente, pretese di fedeltà al vero. Il primo vero modello di una delle prime Horch è una torpedo del 1911, una 8/24 PS a quattro cilindri, riprodotta dalla Espewe/Plasticart in scala 1/40 circa. Durante la prima guerra mondiale la marca tedesca dovette produrre autocarri per l’esercito, molto apprezzati per la loro robustezza.Di questo periodo abbiamo testimonianza grazie a un modello pressofuso in scala 1/87 realizzato dalla Heg come promozionale per una marca tedesca di birra. Nel dopoguerra la direzione tecnica fu assunta niente meno che da Paul Daimler, figlio di quel Gottlieb che brevettava un’automobile tre soli giorni dopo Benz. Sotto la guida di Daimler la Horch si orientò verso soluzioni meccaniche raffinate, diventando una marca di lusso.

Nel 1926 i modelli 305, 306 e 375 vennero equipaggiati con un 8 cilindri in linea a doppio albero a camme in testa di 3230cc, seguito da versioni di cilindrata maggiore (la «450» di 4517cc e la «850» di 4946cc), mentre nel 1932 debuttava sul mercato una prestigiosa 12 cilindri a V denominata «670», la quale ebbe diffusione alquanto limitata essendo apparsa proprio nel periodo della Grande Depressione e della quale esiste un modello speciale prodotto in Russia da Alte Automobil Miniature.

foto 03 Alte Automobil Miniature-Russia Horch 640 12v

Horch 670 V12 1931, Alte Automobil Miniature, resina, 1/43

foto 04 Wiking Horch

Horch 830 1935, Wiking, die-cast, 1/200

foto 05 Horch 830

Horch 830 1935, Wiking, plastica, 1/87

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Horch 850 1934, Ricko, plastica, 1/87

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Horch 850 1934, Ricko, die-cast, 1/18

In questo periodo era anche la «730» miniaturizzata dalla svizzera Marks nella minuscola scala N (1/160).

Nel 1934 era la volta di un 8 cilindri in linea di 5 litri con valvole in testa, denominato «830», che dava origine a una fortunata serie di limousine eleganti. La «830» fu oggetto, forse, della prima riproduzione ufficiale di una Horch: si trattava di un micromodello pressofuso in scala 1/200, realizzato dalla Wiking in un’unica fusione, che inglobava le ruote, fisse.La stessa Wiking nel dopoguerra ripropose la «830» chiamandola semplicemente “Limousine” e realizzandola questa volta in plastica, con assi e ruote girevoli, in scala un po’ più grande: 1/100. Quando negli anni Settanta Wiking mise in catalogo una serie di auto d’epoca, uno dei primi modelli fu nuovamente la «830», finalmente nella universale scala 1/87, con dettagli molto fini. Nel 2002 la marca cinese Ricko uscì con una grossa Horch «850» in scala 1/18, interamente apribile, ma ancora con qualche ingenuità nelle finiture che non erano all’altezza dei modelli della concorrenza.Una berlina Horch del 1937 circa fu realizzata in pressofusione dalla Märklin, nell’anteguerra.

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Horch, Märklin, die-cast, 1/43

Nel 1937 usciva la cabriolet «853A», una vettura in concorrenza con la Mercedes-Benz 540K: forse meno sportiva ma sicuramente altrettanto elegante. E’ sicuramente la Horch più conosciuta perché oggetto di molte riproduzioni: la prima fu un modello speciale di Idea3, negli anni Settanta,in scala 1/45 circa, realizzato con la tipica tecnica di quegli anni e assai distante dalla precisione della maggior parte degli speciali di oggi. All’inizio degli anni ‘80 la Praliné, che oggi si chiama Busch, aveva realizzato una buona riproduzione del tipo 853A cabriolet in scala 1/87, offrendone alcune versioni.

Negli anni Novanta apparve il favoloso modello di Horch 853A cabriolet in scala 1/24 della CMC: un piccolo capolavoro con capote in vera tela effettivamente ripiegabile. Invero si trattava di un insieme estremamente fragile, tanto che poi ne furono realizzate versioni aperte o chiuse, ancora con capote in tela, ma fissa. Per la sua bellezza, ebbe un successo notevole, tanto da essere tuttora in catalogo. Nel 2005 la stessa CMC ne presentò una versione in scala 1/12, costruita in lamierino di rame sagomato, parti pressofuse, sedili in pelle e capote apribile, assemblato rigorosamente a mano e posto in vendita a un prezzo che supera i 1500 euro circa.

foto 09 Idea3+Busch

Horch 853A cabriolet 1936, Idea3, white metal, 1/43 e Busch, plastica, 1/87

foto 10 Busch

Horch 853A cabriolet 1936, Busch, plastica, 1/87

foto 11 Minichamps

Horch 853A cabriolet 1936, Minichamps, die-cast, 1/43

foto 12 Minichamps

foto 13 CMC 1-24

Horch 853A cabriolet 1936, CMC, die-cast, 1/24

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Horch 853A cabriolet 1936, CMC, die-cast, 1/24 – cofano motore

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Horch 853A cabriolet 1936, CMC, die-cast, 1/12

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Horch 853A cabriolet 1936, CMC, die-cast, 1/12 – dettaglio degli interni

Una versione più sportiva, la «855» carrozzata roadster da Erdmann&Rossi in pochi esemplari, venne scelta da Sunstar per un prestigioso modello in scala 1/18 offerto in vari colori, compresa la versione bicolore d’origine in argento e blu. La 855 è stata oggetto di un kit in white metal in scala H0 realizzato da Metal 87, e da un modellino in 1/43 della Minichamps che ha messo in commercio anche la 853A cabriolet.

Una nuova versione con 8 cilindri a V di 3,8 litri da 82cv, poi 92, fu presentata nel 1937: era la «930V».Di questa vettura abbiamo due riproduzioni del modello cabriolet 1937-1939, entrambe della Ricko. Oltre al piccolo modello in scala 1/87, la Ricko ne ha proposto uno in scala 1/18, con qualità notevolmente migliorata rispetto ai modelli usciti in precedenza, e dotato perfino di alzacristalli veramente funzionanti a manovella.

foto 18 855 Sunstar

Horch 855 Erdmann&Rossi 1935, Sunstar, die-cast, 1/18

foto 19 855 Sunstar

Horch 855 Erdmann&Rossi 1935, Sunstar, die-cast, 1/18 – dettaglio cruscotto

foto 20 cruscotto 855 Sunstar foto 17 855 Minichamps

Horch 855 Erdmann&Rossi 1935, Minichamps, die-cast, 1/43

foto 21 Ricko 930S 1-87

Horch 930V 1937, Ricko, plastica, 1/87

foto 22 930 Ricko 1-18

Horch 930V 1937, Ricko, die-cast, 1/18

Durante il conflitto la Horch produsse vari tipi di camionette militari, oltre ad armamenti di vario genere e semicingolati, compresi cannoni per i caccia.

Nei cataloghi dei produttori di scatole di montaggio militari troviamo diverse camionette Horch, come ad esempio il fuoristrada Kfz.15 della Italeri in scala 1/35 o il veicolo da ricognizione e trasporto truppe Horch 108, di Tamiya in 1/35 o della ceca MAC in 1/72.

La fabbrica Horch di Zwickau fu bombardata, ma non completamente rasa al suolo: se ne salvarono alcuni capannoni, tuttavia le prospettive del dopoguerra erano ben poco allettanti: gli americani, dopo pochi mesi da loro arrivo lasciarono la città nella zona d’occupazione sovietica, in base agli accordi di Yalta e i Russi spogliarono i principali macchinari della Horch come della attigua Audi quale acconto per le riparazioni dei danni di guerra. Così il programma di produzione del dopoguerra si ridusse a comprendere stampi per torte, posacenere, stufe, schiacciapatate e perfino automobili a pedali per bambini (con la loro brava decalcomania sul cofano che riproduceva il celebre stemma Horch a forma di H coronata).

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Horch 108 4×4 1942, Tamiya, plastic kit, 1/35

foto 24 Horch a pedali

Automobilina a pedali Horch, prodotta dalla Horch stessa nel primo dopoguerra.

Nel frattempo le maestranze riuscirono a mettere insieme tre vetture 930S con pezzi ritrovati in magazzino: due andarono all’Armata Rossa e una a un Ministero. Non si poteva certo parlare di produzione. Anzi. Poiché nel 1946 in Germania mancava di tutto, specialmente di autocarri per contribuire alla ricostruzione venne richiesto alla Horch di sviluppare un autocarro medio-leggero da 3 tonnellate di portata. Prese il nome di H 3 (Horch 3 ton). Questi autocarri furono riprodotti dalla MSB, che aveva ripreso a fabbricare giocattoli di latta negli ex-stabilimenti Lehmann di Brandemburgo. Tra il 1955 e il 1965 la MSB fabbricò dei camioncini in scala 1/55 denominati GNOM, con la cabina dell’autocarro H3.In seguito la stessa MSB produsse una versione più grande, in scala 1/25 circa con costruzione mista: la cabina era in plastica con telaio e diversi tipi di allestimento in lamiera: cassoni ribaltabili, autobotti, autoscale dei pompieri, trasporti truppe, ecc.Altri modelli dell’autocarro furono realizzati in Germania Est dalla Espewe/Plasticart, e ricevettero la denominazione IFA S4000 quando la fabbricazione dell’H3 fu trasferita negli stabilimenti di Werdau.

foto 25 MSB autocarro H3

Horch H3 Feuerwehr, MSB, tinplate, 1/66 circa

foto 26 H3 MSB

Horch H3A cisterna, MSB, plastica e tinplate, 1/25 circa

Nel settembre 1953, alla direzione Horch fu proposto lo studio di un’auto di classe media: una berlina con motore a 6 cilindri di 240cc che sviluppava 64 cv a 4500 giri, per una velocità massima di 125 Km/h, chiamata Horch P240 Sachsenring (Anello dei Sassoni). Il prototipo era pronto già nel 1954, in appena 9 mesi. Il Governo della Germania Est ne pianificò la costruzione, ma la mancanza di lamierati specifici per carrozzerie di cui il Paese era carente, causò ritardi e problemi di approvvigionamento: 1.382 P240 in tutto uscirono col contagocce fra il 1956 e il 1959.

Inoltre, nel febbraio 1957, si era conclusa una causa che si trascinava da anni con la proibizione di utilizzare ancora marchi di proprietà dell’Auto Union occidentale. La P240 dovette utilizzare il nome Sachsenring, col simbolo di una S obliqua dentro un cerchio messo sul cofano al posto della H coronata.

foto 27 P240 Grell

Horch P24r0 kombi e berlina, Grell, die-cast, 1/66foto 28 P240 cabrio Grell

Horch P240 cabriolet, Grell, die-cast, 1/66

Inoltre, nel febbraio 1957, si era conclusa una causa che si trascinava da anni con la proibizione di utilizzare ancora marchi di proprietà dell’Auto Union occidentale. La P240 dovette utilizzare il nome Sachsenring, col simbolo di una S obliqua dentro un cerchio messo sul cofano al posto della H coronata.

Dell’ultima Horch abbiamo un piccolo kit in white metal della ceca V&V, in scala 1/87, e alcuni modelli pressofusi tutti realizzati negli ultimi anni. il più recente è in scala 1/43, opera della IST, la divisione della IXO che si occupa di modelli del blocco orientale. La Grell Modell ha invece realizzato tre modellini in scala 1/66, come oggetti promozionali abbinati a un marchio di birra. La serie si compone, oltre che della berlina, anche della P240 cabriolet 4 posti usata nelle parate e della Station Wagon, di cui furono allestiti al vero solo alcuni prototipi.

foto 29 IST Horch P240
Horch/Sachsenring P240, IST, die-cast, 1/43
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