Sotto l’obiettivo

 

 

Datsun Fairlady 2000 1/18, di AutoArt

Nei lontani anni ’60 e ’70 la Nissan portava ancora il nome Datsun, che in Oriente pensavano più adatto ai mercati occidentali. L’America era l’obiettivo del primo spider, una vetturetta onesta a metà strada tra le spider inglesi e quelle italiane, e mossa inizialmente da un anemico motore di 1000cc poi portato a 1200. Pur avendo quest’ultimo 60 cv a 5000 giri, le sue prestazioni non erano molto migliori di quelle del Maggiolino Volkswagen, che di cavalli ne contava appena 34. Con una velocità massima di 115 Km/h non era lo spider di cui gli americani potessero innamorarsi. Ma costava poco e questa vettura rappresentò la testa di ponte della Datsun su mercato USA, e la fece conoscere nel mondo.

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Profondamente rivista nel 1963 nella meccanica (portata a 1500cc) e nella carrozzeria, più moderna e personale benché ispirata alle MGB del tempo, la Fairlady ebbe un nuovo motore 1600 nel 1965 per arrivare al 2000 nel 1967, offerto in due versioni: 135cv e – nel modello chiamato “Competizione” – 150.

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La vettura fu bene accolta e la sua produzione continuò fino al 1970.

AutoArt rende omaggio alla Fairlady 2000 con un modello di grande prestigio in scala 1/18, che non mancherà di piacere anche a chi ancora “diffida” dal collezionare modelli d’auto giapponesi. Uno spider come questo non può mancare in nessuna collezione, sia per la storicità della vettura che riproduce, ma ancor più per la bellezza della linea e dei dettagli realizzati da AutoArt: sono da rimarcare le scritte in fotoincisione applicate che sono di un realismo incredibile.

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Una volta svitata dalla confezione appare in tutto e per tutto la bellezza della riproduzione. Sopra come sotto al pianale. Sono gli interni a sorprendere: le moquettes con la scritta Datsun, il volante fine e con le razze metalliche, la strumentazione perfettamente riprodotta, leggibile e completa di vetri copri strumenti, una finezza incredibile per un modello il cui prezzo è comunque alla portata di tutti.

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Non meno fini sono le cinture di sicurezza, di cui il modello è dotato e riproducenti il tipo “aeronautico” allora in uso su molte vetture, non essendo ancora unificato il tipo a tre punti d’attacco oggi diffuso.

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Aprendo i cofani nuove sorprese. Sul coperchio di quello posteriore è dipinto un filo nero che riproduce efficacemente la guarnizione di gomma. Dentro al cofano sono visibili il crick sollevatore, la ruota di scorta e il tubo che collega il bocchettone esterno col serbatoio del carburante, con tanto di fascetta metallica (dipinta) per il suo serraggio.

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Davanti il cofano appare troppo libero, non essendovi molle per tenerlo aperto. Ma una ragione c’è: infatti si è voluto privilegiare la fedeltà all’originale, fornendolo di apposita astina ferma cofano da bloccare in posizione per tenerlo aperto. Il motore con albero a camme in testa è perfettamente riprodotto, con tutti i cavi e i tubi di rito.

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Il modello è fornito con due tettucci in plastica morbida da applicare a parte. Sia quello aperto che quello chiuso si accoppiano perfettamente con la carrozzeria ma il copri capote della versione aperta è solo appoggiato e si sfila facilmente, al contrario della capote alzata che gode di due piccoli ancoraggi in più vicino alla cornice del parabrezza per tenerlo fermo.

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Le conclusioni non possono che essere positive: i modelli AutoArt appartengono a una categoria di prezzo superiore, ma pur sempre alla portata di ogni portafoglio e – soprattutto – il loro rapporto qualità prezzo resta veramente imbattibile. La Datsun Fairlady 2000 è un modello che nobilita una collezione di spider in scala 1/18, specialmente se posta accanto alla MGB e alla Giulietta spider dello stesso produttore.

FERRARI 250 LM MATTEL ELITE 1/18

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Un nuovo modello della serie Elite, nato da un modello già prodotto dalla Mattel , ma aggiornato per aumentarne la qualità complessiva. Il modello riproduce probabilmente la vettura telaio 5975 conservata a Mulhouse nella collezione Schlumpf. La linea panciuta di questa famosa auto da corsa è stata catturata bene da Mattel (anche se il muso è un po’ troppo piatto nella parte inferiore) e la vernice è brillante e molto uniforme, garantendo, anche grazie ai bei cerchi con raggi in fotoincisione, un insieme d’effetto.

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Osservando il modello si nota subito che tutte le griglie sono state sostituite con grigliette metalliche in fotoincisione, così come il tergicristallo e i ganci di chiusura dei cofani, finissimi e forati. Comprendiamo che l’uso delle parti foto incise incida sui costi, ma sarebbe stato bello avere in metallo foto inciso anche la riproduzione delle maniglie delle portiere. Il frontale della vettura è molto grintoso, con i fari e i fendinebbia carenati (molto belli), le prese d’aria dei freni anteriori, la bella calandra con il cavallino al centro. Migliorabili i due indicatori di direzione laterali, riprodotti con una piccola piastrina in fotoicisione.

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Il piccolo cofano ha le due prese d’aria a cupoletta trasparente con al centro la già citata maniglia di chiusura, molto fine. Al suo interno sono riprodotti i convogliatori d’aria e la struttura in un bel colore alluminio. Il grande parabrezza con cornice cromata, sormontato dal tergicristallo singolo in fotoincisione, caratterizza lo stretto abitacolo.

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I finestrini laterali, con una cornice leggermente spessa, hanno i vetrini scorrevoli tipici delle auto da corsa, riprodotti con due sottilissimi foglietti di acetato. L’enorme cofano posteriore, dalle caratteristiche prese d’aria sui larghi fianchi bombati, si solleva completamente e viene mantenuto aperto da una sottilissima astina, rivelando il telaio tubolare e il motore, ben riprodotto con cavi, cablaggi e colorazioni realistiche. Belle le sospensioni posteriori, con molla metallica vera, anche se non funzionanti e i freni a disco sul differenziale.

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Nella parte interna del cofano si vedono i convogliatori d’aria per il raffreddamento dei freni. Chiudendo il cofano si notano le griglie per l’evacuazione dell’aria calda in fotoincisione, i fanali identici a quelli della meno blasonata Fiat 850, e i quattro tubi di scarico di un efficace colore brunito.

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Esaminando gli interni, si notano i pannelli portiera con la cordicella per l’apertura, i sedili con parte centrale simil-tessuto, il volante e i leveraggi del cambio. Questi ultimi sono leggermente spessi e il volante è un po’ vicino al cruscotto, ma l’aspetto generale è comunque soddisfacente. Dal lato destro si possono vedere gli strumenti supplementari e il freno a mano, anche in questo caso un po’ spesso. Il sottoscocca è abbastanza dettagliato, con il telaio e il motore in vista. Le ruote sono caratterizzate da bellissimi cerchioni con raggi finemente fotoincisi, ma i pneumatici posteriori hanno un diametro eccessivo e la loro sezione è identica a quella degli anteriori: nella vettura reale le ruote posteriori erano nettamente più larghe di quelle anteriori, mantenendo però un diametro di poco superiore.

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In conclusione, come già altre volte Mattel, ci fornisce un modello interessante, ben dettagliato e mostra di avere a cuore un continuo miglioramento per accontentare gli appassionati collezionisti.

MATTEL ELITE FERRARI MONDIAL 8 3.2, 1/18

Il nuovo modello Elite riproduce una vettura tra le meno apprezzate dai fans del Cavallino, ma sicuramente affascinante e soprattutto inedita in questa scala. Questo modello è una creazione ad hoc per la serie Elite, non essendo mai comparso nella serie “economica” Hot Wheels.

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Già a colpo d’occhio si nota una maggiore cura nella riproduzione: il modello è ben proporzionato, ben verniciato e dotato delle ormai consuete e abbondanti parti in fotoincisione. Si presenta con 5 aperture, cofano del portabagagli incluso, con un notevole effetto scenografico. Il frontale è caratterizzato dall’ampia griglia della calandra e dai grossi fari di profondità, ben riprodotti e senza i fastidiosi perni di fissaggio delle lenti di plastica: la calandra è resa in fotoincisione, quasi un “eccesso di zelo”, dato che risulta fin troppo fine in considerazione che nella vettura reale era in plastica piuttosto spessa.

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Ovviamente è fotoinciso anche il cavallino al suo centro. Le aperture per l’aria sullo spoiler avrebbero dovuto avere una maggiore profondità. Il cofano anteriore ha la grigliatura finemente stampata e passante, sotto la quale si intravede il contenuto sottostante: aprendolo si vedono la ruota di scorta, i radiatori, e tutti gli accessori. Peccato che la vaschetta del liquido freni e altre parti siano solo stampate nella plastica nera e non applicate, e che i fari siano fissi: renderli apribili sarebbe stato un “tocco di classe” in più. Il parabrezza ha i tergicristalli in fotoincisione, è di una trasparenza perfetta e non deformante, e ha la fascia superiore antiriflesso. Le fiancate, con le loro grandi prese d’aria per il raffreddamento del motore, sono accuratamente definite da varie parti in nero opaco, tampografate con buona precisione; la parte finale del tetto è in plastica nera riportata, così come i ben proporzionati specchietti e le maniglie delle portiere. Aprendo queste ultime si nota subito la finissima cornice del finestrino, un vero capolavoro, che sostiene il sottilissimo “vetro” in posizione semiaperta. Gli interni, neri con elegante moquette rossa, sono ben riprodotti: anche i sedili simulano bene la pelle. Gli schienali dei sedili anteriori sono fissi, ma sono inclinati correttamente. Sono presenti persino le manigliette di appiglio per i passeggeri, fissate sul padiglione. La strumentazione è molto ben riprodotta, così come la dettagliata console centrale, i pannelli porta e il cruscotto. Solo il volante è di dimensioni un po’ eccessive ed è troppo basso.

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Aprendo il cofano motore, anche in questo caso con griglie passanti, si può ammirare una buona riproduzione del propulsore, stampato nei colori giusti, con i suoi cavi e le varie targhette di identificazione. Anche se si notano alcuni piccoli errori nel posizionamento di alcuni particolari, l’effetto d’insieme è notevole. Come già accennato prima, anche il cofano bagagli è apribile, e come tutti gli altri rimane aperto senza bisogno di sostegni. Il vano, stranamente, non è rivestito in moquette.

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Manca il logo Ferrari sul bordo del cofano, mentre sulla coda sono presenti la targhetta di identificazione del modello e il cavallino rampante in fotoincisione. I fanalini posteriori sono perfettamente riprodotti in plastica colorata trasparente, con uno spesso bordo nero ad imitazione della guarnizione: sotto il paraurti fanno capolino i tubi di scarico accoppiati, correttamente di piccolo diametro, con accanto i due retronebbia.

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Ruote e cerchioni sono intonati alla buona qualità del modello. Le ruote anteriori sono sterzanti, e dalle feritoie dei cerchi a stella si intravedono i freni a disco, con le relative pinze.

Ancora una volta, purtroppo, i pneumatici posteriori sono della stessa sezione di quelli anteriori, risultando un po’ troppo stretti.

Capovolgendo il modello, però, la delusione è in agguato: il fondo è appena abbozzato, mancano completamente gli organi meccanici e le sospensioni, si vede il fissaggio “spartano” dei dischi freno, e addirittura i tubi di scarico sono mozzati e non finiscono da nessuna parte. Persiste anche la brutta abitudine di fissare le due ruote posteriori ad un unico assale metallico passante. Il tutto è di un aspetto povero e decisamente economico, più adatto ad un giocattolo che ad un oggetto da collezione.

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Un vero peccato, vista la cura impiegata per le parti “visibili” del modelllo, che nel complesso è bello e che sicuramente non sfigura in vetrina.

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Sarebbe auspicabile che in futuro i progettisti Mattel si impegnassero un po’ di più nel particolareggiare anche il pianale dei modelli… sicuramente i collezionisti ne sarebbero lieti.

FIAT 508 Balilla CS Berlinetta Mille Miglia 1935, Starline 1/43

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Fa piacere ogni tanto vedere sul mercato dei modelli con un simile rapporto qualità/prezzo: e Starline ultimamente ci soddisfa pienamente. Questa volta esaminiamo un modello non inedito, perché già comparso nella serie “Mille Miglia” pubblicata da Hachette in edicola, ma comunque molto interessante.

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Si tratta della 508 CS Balilla Berlinetta che ha corso la Mille Miglia del 1935 con l’equipaggio Marrazza – Benedetti. La vettura, creata per le lunghe corse di durata, dove la carrozzeria chiusa poteva garantire un minimo di confort ai piloti, non fu mai in grado di eguagliare i successi della versione Spider, poiché penalizzata da un peso di 745 kg dovuto appunto alla carrozzeria chiusa. La sua linea, disegnata probabilmente da Mario Revelli di Beaumont, seguiva i dettami aerodinamici del tempo, con la coda rastremata, il parabrezza e la calandra inclinati. Il risultato era estremamente elegante, un vero piccolo capolavoro.

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Il nostro modellino riproduce bene e in maniera proporzionata quella linea, sfoggiando anche un bel colore rosso scuro tipico delle vetture da corsa dell’epoca. Le ruote a raggi sono del giusto diametro e di sezione estremamente ridotta, come nella vettura vera. Le coppe coprimozzo sono giustamente tampografate in rosso ed argento, con la tipica F centrale che però è di forma errata.

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La calandra è molto fine, con applicato al centro un faro supplementare, una minuscola decal per lo stemma Fiat e un’altra per la targa ed il logo Balilla. Belli i fari, in tinta carrozzeria con cornice cromata. Tutti i fregi della carrozzeria sono tampografati, con un ottimo registro, e sul cofano e i parafanghi sono riportati i numeri di gara. I tergicristalli, abbastanza fini anche se non fotoincisi, sono applicati. Il finestrino lato guida è semiaperto, per lasciare intravvedere gli interni, ben dettagliati anche se purtroppo poco visibili. Il cruscotto, giustamente nel colore carrozzeria, ha il grosso volante sulla sinistra e la strumentazione, riprodotta con decal, sulla destra. I sedili sono nel corretto color nocciola, così come i pannelli portiera che riportano la manovella dell’alzavetro e la tasca portacarte. Notiamo però che i sedili sono allineati, mentre nella realtà il sedile passeggero era arretrato rispetto a quello del pilota. La coda, con il lunotto sdoppiato contornato da una tampografia nera che imita la guarnizione, ha la targa incassata come nella vettura reale.

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Il fondino riporta una traccia degli organi meccanici e del tubo di scarico, il foro di fissaggio alla base della bella confezione e, stranamente, nessuna vite per il fissaggio della scocca. Nel complesso un bel modello, ad un ottimo prezzo, di una vettura particolare che arricchirà la collezione degli appassionati Fiat.

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