ROLLS ROYCE Parte Prima

LE DOPPIE ‘R’ CHE TUTTI POSSONO COLLEZIONARE – 1ª parte

Non è facile avere abbastanza denaro da potersi permettere di andare in giro su quel salotto viaggiante che tutti sanno essere una Rolls-Royce, ma è certo che tutti noi possiamo comodamente rivivere la storia della celebre marca col due R sul radiatore, standosene comodamente seduti nel proprio salotto a osservare i modellini che si possono collezionare a un prezzo alla portata di tutti.

Vi proponiamo una serie di immagini di modelli, certamente non esaustiva ma caratterizzata dalla scelta di alcuni pezzi di pregio, nonché di alcuni kit montati, certamente non facili da vedere nelle collezioni.

La storia della Rolls-Royce è molto ben documentata da centinaia, forse migliaia di riproduzioni in tutte le scale e in tutti i materiali, con modelli industriali e artigianali, di pregio o approssimativi.

Forse quando Charles Rolls ed Henry Royce si incontrarono al Salone di Manchester nel 1904 non sapevano ancora che la loro avventura sarebbe durata fino ai giorni nostri. Certo sapevano che avrebbero voluto produrre la migliore auto del mondo e, dopo un inizio modesto con una vetturetta a due cilindri, ci sarebbero riusciti.

L’accoppiata era buona: Rolls aveva uno spiccato senso commerciale e Royce era un tecnico di prim’ordine. Misero insieme tre tipi diversi di motore, a due, a tre e a quattro cilindri. Quello a tre è il meno conosciuto e pare si fosse limitato a sei soli esemplari. Ma il modello a 4 cilindri di 4.118cc da 20 CV sembrava il più azzeccato. Infatti corse perfino al «Tourist Trophy» disputato sull’isola di Man nel 1905 e arrivò secondo, vincendo il primo posto l’anno successivo. Una Rolls-Royce da corsa sembrerebbe impensabile, ma si trattò di un espediente a cui la neonata azienda dovette sottostare per farsi conoscere e far conoscere l’affidabilità delle sue auto. Già nel 1906 dovette essere inaugurato uno stabilimento più grande.

02 Gakken

La migliore vettura del mondo, così fu chiamata, arrivò quindi al Salone di Londra del 1906: era uno chassis con motore sei cilindri di 7 litri, il modello denominato 40/50 CV.

Era costruito con quanto di più raffinato metteva a disposizione la tecnica di allora e per questo si guadagnò quello slogan presso la stampa specializzata. Insieme alla vettura nasceva uno dei primi servizio di assistenza post-vendita del mondo.

Sulla tredicesima vettura di questo tipo fu montata una carrozzeria Barker di tipo torpedo, denominata “Roi des Belges”. La vettura era di colore argento e placcati in argento erano numerosi accessori: questo abbinamento a una meccanica molto silenziosa fu all’origine del nome «Silver Ghost», che per estensione andò a identificare tutte le Rolls-Royce successive fino al 1925, quando l’ultima lasciò la catena di montaggio. Nel 1911 lo scultore Charles Sykes realizzò la statuetta che avrebbe da quel momento in avanti adornato il radiatore di ogni Rolls-Royce: la «Spirit of Ecstasy», chiamata anche più semplicemente “Silver Lady”.

04 Brimtoy

03 Brimtoy

05 TCO

06 Wells 1

07 Wells berlina 2

La Silver Ghost si guadagnò una reputazione impeccabile, particolarmente negli Stati Uniti, dov’era in concorrenza con altri mostri sacri del lusso: Peerless, Packard, Pierce-Arrow. Tanto da spingere la casa madre inglese ad aprire una piccola officina di montaggio a Springfield (Massachusetts) dove, fra il 1926 e il 1931 ne furono prodotte più di mille, buona parte con guida a sinistra, cosa che comportò una diversa e costosa messa a punto del cambio. Le Rolls-Royce americane si distinguevano per dei caratteristici fari di forma cilindrica e per la calandra a elementi orizzontali anziché verticali.

Dopo la Prima Guerra Mondiale le modificazioni della società spinsero anche la Rolls-Royce a mettere in vendita un modello più piccolo, sempre a 6 cilindri, ma con 3 litri di cilindrata e 53 CV. Secondo il sistema fiscale inglese fu chiamata 20 CV, o semplicemente “Twenty”. Apparve nel 1922 e si distingueva dalle altre Rolls-Royce per la calandra a barre orizzontali come i modelli americani. Nel 1925 fu la prima a ricevere i freni sulle quattro ruote, con servofreno meccanico e nel 1929 la sua produzione fu terminata, con poco meno di 3000 esemplari prodotti.

10 William Crawford Phantom 2

08 JeP 09 JeP dettaglio

11 Minic 3

Nel 1926 uscì la nuova Phantom I raccoglieva l’eredità della Silver Ghost: si trattava di una vettura molto raffinata con un cambio un po’ inadeguato ma con una “souplesse” di guida tale che il suo uso non era quasi necessario: poteva tranquillamente muoversi in terza fra i 15 e i 120 Km/h senza bisogno di scalare. Non ebbe una vita lunga, perché già nel 1929 veniva sostituita dalla Phantom II, che aveva lo stesso motore ma con un rapporto di compressione maggiore, una accelerazione migliorata (da 0 a 100 Km/h in 19 secondi) e una velocità massima di oltre 140 Km/h. La Phantom II fu la prima Rolls-Royce che usciva dagli stabilimenti inglesi con la guida a sinistra.

Nel 1933 moriva Henry Royce: in segno di lutto le due R rosse che adornavano il radiatore vennero verniciate di nero. In quegli anni anche il modello più ‘piccolo’ venne ulteriormente migliorato, diventando la nuova 20/25 CV. Fino alla fine degli anni ‘60 la Rolls Royce ebbe dunque un modello di gran lusso estremamente costoso e un modello meno caro. Il motore era un 3,7 litri che permetteva di arrivare ai 120 Km/h. Come la Phantom disponeva di raffinatezze come l’ingrassaggio del telaio centralizzato, e come la Phantom i suoi telai erano allestiti da prestigiosi carrozzieri. Quando arrivò il modello 25/30 CV del 1936, col motore portato a 4,2 litri, cominciò anche una stretta collaborazione coi carrozzieri Hooper, Mulliner, Park Ward e Freestone&Webb, tutti nomi che troveremo nella storia Rolls-Royce almeno fino agli anni Sessanta.

16 Franklin 1908

13 Nacoral Ghost

14 Nacoral plastica 12 Mandarin

15 CCC RR Lenin 20 Franklin 1-43 aperta

18 Franklin Ghost 1921

17 Franklin Ghost 1914

19 Franklin Ghost 1926

Passata la grande crisi degli anni ‘30, la Rolls-Royce presentò, nel 1936, una nuova Phantom, che si differenziava dalle altre per un poderoso motore a 12 cilindri a V, di poco più di 7,3 litri di cilindrata. Nella sua progettazione non era estranea l’esperienza della marca nel campo dei motori aeronautici, il cui settore, nato durante la Iª Guerra Mondiale, si era mantenuto e sviluppato. L’unico difetto poteva essere un consumo medio di 30 litri ogni 100 km, ma chiaramente quello del consumo era l’ultima cosa a impensierire il proprietario di una simile vettura.

Non è facile tracciare un elenco dei modelli esistenti della Rolls-Royce, in quanto sono moltissimi, anche se alcune vetture sono piuttosto trascurate. Per esempio non vi sono molte riproduzioni delle primissime Rolls-Royce e uno dei pochi modelli esistenti era un semplice kit dell’Airfix in scala 1:32, venduto nei caratteristici economici sacchetti della Casa inglese.

Nel secolo scorso, nel periodo fra le due guerre, furono prodotti moltissimi giocattoli in latta che avevano preso ispirazione dalle Rolls-Royce del tempo., ma molti non erano effettivamente catalogati come tali. Uno dei primi effettivamente reclamizzato come Rolls-Royce fu una strana torpedo brevettata dalla Brimtoy nel 1926. Aveva il motore a frizione azionato dalla manovella anteriore e poteva essere venduta con o senza una scatola garage.

Molti giocattoli tedeschi ebbero le Rolls-Royce come ispirazione, come ad esempio la Tippco, ma furono soprattutto le inglesi Wells, Mettoy e la William Crawford a etichettare come Rolls-Royce alcuni loro prodotti. La Wells produsse una Coupé de Ville (con dei parafanghi anteriori che ricordavano un po’ la Lancia Lambda del tempo) e Mettoy una grande berlina con luci funzionanti e tanto di Spirit of Ecstasy sul radiatore. La William Crawford era niente meno che una scatola di dolciumi, però riprendeva abbastanza bene la linea di una Phantom. Forse il giocattolo Rolls-Royce più bello della sua epoca fu la grande (oltre 40 cm) Phantom I realizzata in Francia dalla Jep. Giocattolo superbo non solo per dimensioni, ma anche per dettagli: dal radiatore alle sospensioni a balestra, riportate, allo “chauffeur” in gesso dipinto a mano, al parabrezza apribile. Un modello che ai suoi tempi era piuttosto costoso e riservato a una categoria di abbienti famiglie, ed oggi ovviamente molto raro. Poco prima della guerra, quando la latta andava ancora per la maggiore, la Tri-Ang produsse alcune Rolls-Royce nella propria serie Minic, che era in una scala oscillante fra l’1:30 e l’1:40.

22 Phantom II FYP Revell Phantom I 1927

23 Revell 18

21 Italeri kit

24 GUNZE SANGYO

Delle varie Phantom abbiamo alcune prestigiose scatole di montaggio, fra le quali le italiane Italeri e Pocher hanno scelto la stessa Phantom II del 1932 appartenuta a un Maraja, riproducendola rispettivamente in scala 1:24 e 1:8 (ovviamente quest’ultimo è un kit composto da migliaia di pezzi, destinato a modellisti esperti). Revell e Gunze Sangyo hanno anch’esse messo in commercio kit di Phantom II e III, piuttosto ben fatti, mentre una eccezionale Phantom II carrozzata Gurney Nutting è stata realizzata in resina dalla FYP in scala 1:43. FYP è un artigiano specializzato in Rolls-Royce eccezionalmente dettagliate pur in considerazione della scala alquanto ridotta e presentano un livello di finitura elevato che ne giustifica un prezzo tale da mettere talvolta in imbarazzo un acquirente poco avvezzo a trattare i modelli cosiddetti speciali.

Rolls Royce Silver Cloud 1956 (foto da catalogo originale)

foto da catalogo in b/n

 

Rolls Royce Silver Wright, Robin Hood, die-cast, 1/43 circa

Rolls-Royce Silver Wright, Robin Hood, die-cast, scala 1:43 circa

Mettoy

 

3 diverse Rolls Royce Silver Wright della Mettoy in plastica, scala 1/18 e 1/32 circa, e die-cast scala 1/40 circa

Lincoln Hong Kong

 

Rolls-Royce Silver Wright II, Lincoln, plastica, 1:28 circa

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Rolls-Royce Silver Wright Hooper 1954, FYP, resina, 1:43

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Rolls-Royce Silver Cloud, CH made in Hong Kong, plastica, 1:80

Nell’aprile 1955 arrivò la Silver Cloud, una delle più eleganti Rolls-Royce di tutti i tempi, che sostituì la Silver Dawn e fu disponibile in versioni a passo corto e lungo.

Questa bella vettura venne costruita anche con eleganti carrozzerie coupé e cabriolet da Young, Hooper, Park Ward e Mulliner. La Silver Wright fu invece costruita fino al 1959, quando il suo posto venne preso da una nuova Phantom, la V serie, che era più “democratica” della precedente in quanto acquistabile anche da parte di ricchi facoltosi, come ad esempio i ‘Beatles’. Questa versione conservava il telaio della serie precedente, ma aveva un nuovo motore a 8 cilindri a V di 6,2 litri, che venne unificato e adottato anche dalla Silver Cloud II, e dalla successiva IIIª serie, che aveva adottato di serie i doppi fari anteriori, che avevano destato grave scandalo fra i puristi. Non era però la prima volta: infatti già alcune carrozzerie speciali avevano avuto questo trattamento della fanaleria.

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Rolls-Royce Silver Cloud, Nomura, tinplate, 1:20 circa

Rolls Royce Silver Cloud, Triang, 1/16 circa

Rolls Royce Silver Cloud, Triang, 1/16 circa

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Rolls-Royce Silver Cloud cabriolet (con 4 porte!!!), Bandai, tinplate, 1:18 circa

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Rolls-Royce Silver Cloud II, made in Hong Kong, plastica, 1:24 circa

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Rolls-Royce Phantom V, Dinky Toys, die-cast, 1:43

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Rolls-Royce Phantom V cabriolet, Fujimi, plastic-kit, 1:30

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2 Rolls-Royce Silver Cloud III della marca Jimson di Hong Kong, plastica, 1:26 e 1:35

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Rolls-Royce Phantom della Casa Reale inglese, Spot-On, die-cast, 1:42

Nel 1965 la nuova Silver Shadow andò a sostituire la Silver Cloud, e costituì una rivoluzione per la Casa britannica: era la prima Rolls-Royce pensata per il gentleman-driver, cioé per il proprietario che guidava direttamente la propria vettura senza chauffeur. Fu una delle Rolls-Royce più longeve: infatti venne prodotta in due serie fino al 1980, per un totale che superava i 29.000 esemplari. Nel corso del 1967 la Silver Shadow fu proposta come coupé e cabriolet a due porte, una coppia di vetture prestigiose, che nel 1971 ricevettero la denominazione Corniche. Il successo della Cabriolet fu tale da mantenerla in listino fino al 1996, mentre la produzione della coupé aveva avuto termine già nel 1982.

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Rolls-Royce Silver Shadow coupé, Mebetoys, die-cast, 1:43

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Rolls-Royce Silver Shadow, made in Hong Kong, plastica, 1:40 circa

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Rolls-Royce Camargue, Playart, die-cast, 1:30

Nel frattempo, al Salone di Parigi del 1975, fu presentata la Camargue: un prestigioso coupé disegnato da Pininfarina e realizzato a Londra nell’atelier Mulliner-Park Ward, ed equipaggiata con un motore potenziato di cilindrata portata a 6,7 litri. Per qualche tempo la Camargue fu una delle vetture più costose disponibili sul mercato. Sicuramente per questo motivo, ma anche per lo stile italiano, non troppo coerente con la tipica immagine della Rolls-Royce, ne furono prodotte appena 525 in 9 anni.

Per la clientela abituata all’autista, venne messa in produzione una versione particolare della Silver Shadow II a passo lungo, che prese il nome di Silver Wright II e rimase in produzione appena tre anni.

Nel 1980 arrivò la sostituta della Silver Shadow, che era tuttavia basata sullo stesso pianale, con parte meccanica e sospensioni migliorate. Era la Silver Spirit, una vettura controversa nata in un momento difficile dell’economia mondiale dopo la crisi energetica. La nuova scocca era disegnata per proteggere più efficacemente gli occupanti in caso d’urto, con molti dispositivi di sicurezza e la meccanica era stata migliorata per ridurre l’inquinamento: a partire dal 1986 venne adottata l’iniezione elettronica. Alla Silver Spirit non sono mancate particolari attenzioni alla protezione della carrozzeria, sopra e sotto, con diverse mani di vernice anche al telaio. Ciò al fine di aumentarne la durata, visto che le Rolls-Royce godono di un’ottima reputazione da questo punto di vista e tre quarti di quelle prodotte sono tuttora circolanti.

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Rolls-Royce Silver Spirit, Rico, plastica, 1:30

Quasi gemella della Spirit fu la Silver Spur, che era più lunga di 11 centimetri per dare ancora più lusso e maggiore confort agli occupanti del sedile posteriore, oltre alla possibilità di avere un divisorio centrale.

La Silver Spur è stata oggetto anche della realizzazione di limousine allungate, dopo la sospensione della produzione della Phantom VI: la più importante è stata la “Touring limousine” di Mulliner-Park Ward.

Nel 1998 la Rolls-Royce fu al centro di una disputa tra BMW e Volkswagen per il possesso del marchio, che vide la BMW aggiudicarselo e presentare al Salone di Ginevra la Silver Seraph, che poteva montare il classico 8V derivato dalla Silver Spur o un 12 cilindri a V di derivazione BMW, cosa che fece gridare allo scandalo e che non fu mai molto amata dalla clientela.

Eppure la nuova vettura possedeva una linea così armoniosa che la versione “Park Ward” a passo lungo, non dava assolutamente l’impressione di avere la portiera posteriore allungata di ben 25 centimetri. Per ravvivare le vendite BMW mise in cantiere una nuova versione del cabriolet Corniche che manteneva il motore a 8 cilindri, con turbocompressore.

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Rolls-Royce Corniche II, FYP, resina, 1:43

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Rolls-Royce Corniche II, Franklin Mint, die-cast, 1:24

La Silver Seraph ebbe comunque una vita piuttosto breve: già al Salone di Ginevra del 2003 veniva presentata la nuova Phantom, una nuova berlina dall’aspetto piuttosto massiccio, destinata a sostituirla. La Phantom era equipaggiata col solo 12 cilindri a V e, costando una cifra spropositata, ridusse la produzione della Rolls-Royce a circa 800 unità all’anno contro le quasi 3000 vetture costruite annualmente all’epoca della Silver Shadow.

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Rolls-Royce Silver Spirit, Matchbox, die-cast, 1:66

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Rolls-Royce Silver Seraph, made in China, resina, 1:43

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Rolls-Royce X100 cabriolet, T.R.L., resina, 1:18

In occasione dei 100 anni venne presentato un prototipo di cabriolet con finiture in legno riprese dai motoscafi degli anni Cinquanta. Questa vettura, più piccola della Phantom ha dato origine allo studio di una nuova “piccola” berlina, il cui frutto si è visto a Ginevra nel 2009.

Come nel caso della prima puntata, lo spazio ci impone una scelta di modelli fra la miriade di quelli prodotti, in tutti questi anni. Occorre notare che la Casa Britannica ebbe molte attenzioni da parte dei riproduttori fino verso l’inizio degli anni Ottanta, dopodiché i modellini di Rolls Royce sono andati rarefacendosi. Probabilmente si è trattato di un problema legato all’assurdo mercato delle licenze per la riproduzione del marchio. A questo mercato si sono sottratti alcuni produttori artigianali e, ultimamente, alcuni produttori cinesi che, per aggirare eventuali pretese da parte della Rolls Royce, preferiscono commerciare i propri modelli in forma totalmente anonima e senza nessun marchio identificativo. Ora, per fortuna, si assiste a un ritorno dei modellini con la statuetta alata sul cofano. Cominciò qualche anno fa la Franklin Mint con una bella Corniche II che appare e riappare sul catalogo con colorazioni differenti, e oggi la Minichamps, prevede in catalogo alcuni modelli in scala 1/43 e in 1/18 che andranno a colmare storiche lacune nelle nostre collezioni.

Negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta essere riprodotti in miniatura era invece visto dai costruttori d’auto come un vanto e non un mezzo per spremere soldi, e perciò possiamo contare un discreto numero di riproduzioni di piccole Rolls Royce in tutti i formati, dall’1/87 circa all’1/16 circa.

Una delle Rolls Royce più amate dai fabbricanti di modelli fu la Silver Cloud, a cominciare dal pregevole grande modello della inglese Triang, in scala 1/16 circa, per passare attraverso la miriade di giocattoli in latta più o meno belli (fra i quali illustriamo un curioso cabriolet a 4 porte della Bandai, realizzando semplicemente togliendo il tetto della berlina, senza curarsi di rifare lo stampo della parte bassa, e mantenendo pertanto le quattro porte, che in realtà dovevano essere due), per arrivare ai modelli in pressofusione in varie scale. Ricordiamo a questo proposito che una bella Silver Cloud fu prodotta anche dalla italiana Mercury, in scala 1/48, e non dimentichiamo il grazioso modellino in scala 1/80 circa della Lesney, nella serie Matchbox. Quest’ultimo fu scelto per una copia in plastica da pochi soldi realizzata a Hong Kong dalla marca CH, che illustriamo nelle foto. Ci credereste ? Una Rolls Royce slot-car? Esiste anche quella: una piccola Silver Cloud II con doppi fari fu scelta dalla Minic-Triang per la sua pista elettrica in scala 1/66.

Dinky Toys preferì metterci a disposizione una Silver Wright, la Phantom V (che aveva i finestrini abbassabili, per prima al mondo in scala 1/43), e poi una più imponente Phantom VI tutta apribile e una Silver Shadow. Il coupé della Silver Shadow venne invece riprodotto dalla Corgi Toys (uno spettacolare modello che, nella versione iniziale, aveva le ruote staccabili perfettamente riprodotte) e dalla italiana Mebetoys.

Quando nacque la Silver Spirit cominciò il lungo “black out” di modelli della Casa inglese. La spagnola Rico ne produsse tre in tre diverse dimensioni e una ditta italiana, la Playkit, ne fece un kit economico di estetica approssimativa ma riconoscibile, ma in realtàSolo la Matchbox ne realizzò un paio in pressofusione: una piccola nella classica scala 1/66, e una grande, nella serie Super King, che era approssimativamente in 1/43 ed è oggi abbastanza rara.

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Rolls-Royce X100 cabriolet, Minichamps, 1:43

Delle ultime nate, come si è accennato prima, abbiamo sporadiche riproduzioni in edizioni limitate, per lo più in resina, di produzione cinese, senza marchio, non molto facili da reperire. Confidiamo che la recente apertura di Minichamps sia prossimamente seguita da altri produttori, in modo da colmare alcuni vuoti nelle nostre collezioni.

In occasione dei 100 anni venne presentato un prototipo di cabriolet con finiture in legno riprese dai motoscafi degli anni Cinquanta. Questa vettura, più piccola della Phantom ha dato origine allo studio di una nuova “piccola” berlina, il cui frutto si è visto a Ginevra nel 2009.

L’ultimo modello nuovo prima della 2ª Guerra Mondiale fu la “20/35 Wright”, poi più semplicemente “Silver Wright”, una berlina imponente che ereditava tutta la meccanica dal modello precedente con l’aggiunta della sospensione anteriore indipendente derivata da quella della Phantom. Nel dopoguerra la Silver Wright II ebbe due aumenti di cilindrata, nel 1951 e nel 1954, per dare maggior potenza alla vettura: la futura regina Elisabetta II ne volle una carrozzata Hooper, diventando così la Rolls-Royce, dopo anni di concorrenza con la Daimler, il fornitore ufficiale della Casa Reale. In quegli stessi anni (1949-55) fu presentata la Silver Dawn fu la prima Rolls-Royce che veniva costruita con carrozzeria interamente in acciaio fabbricata nei propri stabilimenti di Crewe. La Silver Dawn era essenzialmente destinata all’esportazione, ed aveva lo stesso telaio della Silver Wright, ma più corto di 17 centimetri: con il motore sostanzialmente identico ma un peso inferiore, aveva delle prestazioni migliori. Fu anche equipaggiata, dal 1952, con un cambio automatico di origine General Motors per soddisfare la clientela americana. Negli stessi anni venivano costruite appena 18 Phantom IV, che furono destinate unicamente a capi di Stato e case regnanti.

Rolls Royce Silver Wright, Chad Valley, die-cast, 1/43

 

Rolls Royce Silver Wright, Chad Valley, die-cast, scala 1:40 circa

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