Quella con la pinna – Jaguar D-type Le Mans 1956 – CMR 1 : 18

Jaguar D-type: alzi la mano chi non conosce questa vettura. Sì, è proprio lei, quella con la pinna sulla coda, sulla gobba alle spalle del pilota. Sicuramente, una delle più famose e riconoscibili vetture da corsa di tutti i tempi. Bassa, sinuosa, con quella famosa presa d’aria ovale sul muso ed i fari carenati, è stata prodotta dal 1954 al 1957 in una settantina di esemplari, di cui 18 destinati alla Squadra Corse Jaguar, gli altri per clienti e scuderie private. La D-type, motorizzata da un 6 cilindri in linea da 3442 cc, capace di 285 cv a 5.750 giri al minuto, venne prodotta in due versioni di carrozzeria, una a muso corto ed una, dall’aerodinamica più evoluta (e con qualche modifica meccanica) caratterizzata dal cofano più lungo e liscio, oltre che da una pinna più affilata: la cosiddetta “Long Nose”. Inutile dire che i modellini della D-type abbondano, ma nella scala oggi più in voga, la 1:18, si trovano facilmente la “Long Nose” vincitrice a LeMans nel 1955 di AutoArt Signature (per la nostra recensione cliccate qui), la OVC501, cioè la prima D-type prodotta, sempre di AutoArt ma ormai fuori catalogo da tempo e la serie di D-type “Short Nose” prodotte da Exoto. Ovviamente i prezzi non sono propriamente alla portata di tutte le tasche, in particolare per quanto riguarda le spettacolari ma carissime Exoto. Ma ora, grazie a CMR (Classic Model Replicars) le cose sono cambiate!

Jaguar D-type: raise your hand if you don’t know this car. Yes, it’s her, the one with the fin on the tail, on the hump behind the pilot. Definitely one of the most famous and recognizable racing cars of all time. Low, sinuous, with that famous oval air intake on the muzzle and the faired headlights, it was produced from 1954 to 1957 in about seventy specimens, of which 18 intended for the Jaguar Racing Team, the others for customers and private stables. The D-type, powered by a 3442 cc 6-cylinder in-line engine, capable of 285 hp at 5,750 rpm, was produced in two body versions, one with a short nose and one with a more advanced aerodynamics (and with some mechanical modification) characterized by a longer and smoother bonnet, as well as by a sharper fin: the so-called “Long Nose”. Needless to say, the D-type models abound, but in the scale most popular today, the 1/18, you can easily find the “Long Nose” winner at LeMans in 1955 of AutoArt Signature (for our review click here), the OVC501, that is the first D-type produced, always by AutoArt but now out of catalog for some time, and the D-type “Short Nose” series produced by Exoto. Obviously the prices are not exactly within the reach of all budgets, especially as regards the spectacular but dear Exoto. But now, thanks to CMR (Classic Model Replicars) things have changed!

Già, perché recentemente il marchio tedesco ha presentato una bella riproduzione in scala 1:18 della D-type, in quattro versioni: Ecurie Ecosse e  Equipe Nationale Belge che corsero a Le Mans nel 1956, Equipe Los Amigos e ancora Equipe Nationale Belge a Le Mans nel 1957. Tutte e quattro in versione short nose, in pressofuso, senza parti apribili ma con ruote sterzanti (poco, in verità) e sospensioni funzionanti, con un prezzo appena inferiore ai 60 euro!

Noi abbiamo scelto la versione nei colori dell’Ecurie Ecosse (telaio XKD 501), vincitrice della gara nel 1956, condotta da Ninian Sanderson e Ron Flockart, che nella foto sopra vediamo in vettura subito dopo la fine della competizione (Flockart è alla guida).

La D-type dell’Ecurie Ecosse era caratterizzata, come tutte le vetture della scuderia, da un bel colore blu scuro metallizzato. Sui fianchi del cofano spiccava lo stemma della squadra, una croce di Sant’Andrea in campo azzurro (la bandiera della Scozia). Sul muso, una o più bande bianche identificavano l’equipaggio. In questo CMR ha fatto un buon lavoro, perché la linea è ben riprodotta e la vernice è molto lucida e ben stesa.

Le proporzioni sono ottime, la scala è rispettata molto bene e le decals sono posate con cura. Anche affiancato alla versione prodotta da AutoArt, la nuova CMR non sfigura affatto. Da notare che la Jaguar “Long Nose” ha il posto singolo con parabrezza avvolgente, mentre l’altra ha il parabrezza integrale, imposto dal nuovo regolamento del 1956. Avrete notato che la CMR ha alla guida il figurino del pilota: si tratta di un set in vendita sul sito del negozio tedesco CK-Modelcars. Un’idea decisamente simpatica.

Il figurino è prodotto da FigurenManufaktur, é in resina ed é dipinto a mano. In verità la fattura non è eccezionale, ma è comunque un discreto prodotto. È disponibile anche singolarmente, sia nella versione qui sopra fotografata che  in versione con maglione nero e casco bianco, per circa 30 euro.

E se pensate che l’abbigliamento non sia quello corretto per un pilota dell’epoca, guardate nella foto qui sopra com’era vestito il buon Sanderson durante la gara… altro che le tute ignifughe supertecnologiche utilizzate dai piloti moderni!

In ogni caso, con o senza pilota, il modello fa un’ottima figura sul ripiano della vetrina. Certo, qualche difettuccio ce l’ha, ma sono piccole cose. Ad esempio, manca la copertura antipioggia del posto passeggero, che in origine era di plastica trasparente, fissata con una cerniera lampo al bordo della carrozzeria e con dei bottoni a pressione sulla cornice del parabrezza. La cerniera lampo c’è, ed è anche realizzata in fotoincisione, ma della copertura, purtroppo, non c’è traccia… Il fatto curioso è che la suddetta copertura è presente sui modelli illustrati sul catalogo di CK-modelcars, ma è stata eliminata in produzione. Peccato.

Altro particolare curioso é la presenza dello specchietto retrovisore esterno: non era presente all’epoca sulla macchina in gara, ma non è presente neanche ora sulla vettura, arrivata in condizioni pressoché originali fino ai giorni nostri e venduta qualche anno fa ad un’asta di RM Sotheby’s per la bella cifra di 21.780.000 dollari. E se vi interessano tutte le foto dell’auto vera, cliccate qui e accederete alla pagina ufficiale della Casa d’Aste (in inglese). Altro errore, é la colorazione in argento della base del parabrezza, che in realtà é di gomma nera. Notare che Exoto ha fatto lo stesso errore sulla sua versione di questa vettura… ma ad un prezzo molto, molto, molto superiore.

La D-type telaio XKD 501 all’asta di RM Sotheby’s, il 21 agosto 2016

Nella vista frontale notiamo la griglia della calandra realizzata in fotoincisione. Nella realtà era nera opaca e non argento, ma in questo modo la fotoincisione si nota senz’altro di più. I fari anteriori sono ben fatti ma sono anche leggermente surdimensionati rispetto al reale. Bella anche la grigliatura sul cofano. Nulla da dire sulla vista posteriore.

La vista laterale fa risaltare la linea filante della macchina: un vero ufo, per quegli anni. La pinna è senz’altro la parte più caratterizzante della vettura, anche se non era presente su tutti gli esemplari. Bene per le cinghie di fermo del cofano, realizzate in plastica ed applicate: fortunatamente CMR ha resistito alla tentazione di realizzarle in fotoincisione. Bello anche lo scarico laterale, tipico della “short nose”. Dal parafango posteriore fa capolino l’attacco del braccio oscillante della sospensione. Tutti i particolari secondari, dalle maniglie del cofano alle luci di illuminazione dei numeri di gara, sono riportati.

Le ruote sono molto ben fatte, e sinceramente non hanno nulla da invidiare a quelle del modello AutoArt, a parte la mancanza (sinceramente inspiegabile) dei marchi Dunlop sul cerchione. Buona anche la riproduzione del pneumatico, non troppo lucido e  giustamente dimensionato sia per quanto riguarda la larghezza, sia per la spalla.  La completa mancanza delle stampigliature sul fianco della gomma  é ormai la regola per quasi tutti i produttori di automodelli, e CMR, purtroppo, non fa eccezione.

Gli interni sono di buona fattura: certo tutto é un poco semplificato, ma considerando il prezzo del modello i particolari sono abbastanza accurati e la vernice verde utilizzata per la selleria imita bene le pelle. Il cruscotto é dotato di strumenti realizzati con decals, il volante ha la corona dipinta color legno e le razze abbastanza sottili. Per queste ultime sarebbe stato appropriato l’utilizzo di una fotoincisione, ma accontentiamoci. La leva del cambio stona un po’, così cromata, ma bastano un tocco di argento e di nero per sistemarla.

La sorpresa é data dal fondo del modello: qui CMR si é impegnata a mostrare il più possibile la meccanica. Difatti tutto il gruppo di trasmissione é ben riprodotto, sono presenti gli ammortizzatori (compresi quelli anteriori, anche se nascosti), ed anche il motore, seppur “piatto”, è abbastanza accurato. Purtoppo la carreggiata anteriore é leggermente troppo larga, e questo impedisce il movimento corretto dello sterzo (difetto presente anche sulla ben più cara AutoArt, in verità…). Notevole il fatto che tutte le viti di chiusura del modello siano state nascoste, con un buon effetto d’insieme.


La carreggiata anteriore “larga” si nota subito confrontando il modello con la foto sopra, che mostra la macchina vera mentre sta per tagliare il traguardo. Nello stesso tempo, però, si può notare come CMR abbia fatto un buon lavoro con le proporzioni e l’aspetto generale del modello. Questa Jaguar è sicuramente un’ottima occasione per tutti gli appassionati che vogliono mettere in vetrina una D-type senza spendere una fortuna, ed é anche una base perfetta per chi volesse cimentarsi in qualche elaborazione. Complimenti quindi a CMR!

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