Porsche 550 RS coupe’ Carrera Panamericana 1953 – Tecnomodel Mythos 1 : 18

Ecco un’altra recente realizzazione di Tecnomodel: la bella Porsche 550 RS coupé della Carrera Panamericana 1953, n. di gara 154 (telaio 550-1) che va ad aggiungersi alle “sorella” n. 152 (telaio 550-2) nella serie Mythos. Il modello, diciotto volte più piccolo della vettura vera, é in resina, senza aperture; come al solito é confezionato in una bella scatola in cartone nero, molto elegante, presentato fissato su una base argentata con un rivestimento in velluto. Anche questo è un modello in tiratura limitata: soltanto 100 i pezzi prodotti.

Here is another recent achievement of Tecnomodel: the beautiful Porsche 550 RS Coupé of Carrera Panamericana 1953, race no. 154 (frame 550-1) that goes beyond his “sister” n. 152 (frame 550-2) in the Mythos series. The model, eighteen times smaller than the true car, is resin-made, without opening parts; as usual is packed in a beautiful black cardboard box, very elegant, presented on a silver base with a velvet lining. This is also a limited edition model: only 100 pieces produced.

Ma prima di procedere all’esame, qualche notizia “storica” sull’auto vera: la 550-1 fu la prima 550 spyder prodotta e fu subito vittoriosa, sotto la pioggia, sul circuito del Nürburgring nel 1953, in configurazione aperta e con alimentazione a metanolo. La vettura era trasformabile in coupé mediante un hard-top removibile che inglobava anche il cofano posteriore. Così allestita partecipò alla 24 ore di Le Mans (vittoria di classe) e, dopo essere stata venduta (insieme alla 550-2) a Jaroslav Juhan, un gentleman driver guatemalteco di origine ceca, partecipó (vincendo) prima alla 1000 km di Buenos Aires e poi alla massacrante Carrera Panamericana del 1953 con lo stesso Juhan al volante; dovette peró ritirarsi per guasto meccanico, facendo comunque registrare il miglior tempo in quattro delle otto prove della gara (vinse la 550-2). Rimasta in Messico ed utilizzata per numerose competizioni locali fino al 1957, la vettura ricomparve alla fine degli anni 90, pesantemente modificata e con una carrozzeria in vetroresina. Completamente restaurata, fa attualmente parte della famosa collezione di Miles Collier.

La linea è molto ben riprodotta e la verniciatura, in un brillante argento metallizzato, é veramente di ottimo livello: ben stesa, molto lucida, non eccessivamente spessa e priva di difetti. L’assemblaggio é molto curato e l’aspetto generale é arricchito, oltre che dalle numerose e ben posizionate decals, da un sapiente uso delle fotoincisioni, evidenti in particolare nella parte posteriore, dove tutte gli sfiati aria sono realizzati in metallo fotoinciso.

Notevole il fatto che, al di sotto della griglia più grande, si possa intravedere il motore, ben riconoscibile anche se non molto dettagliato; in ogni caso, l’insieme é molto bello. Altri particolari fotoincisi sono il tergicristallo, le cornici delle porte e i due cinghietti fermacofano, anche se per questi ultimi avremmo preferito dei cinghietti in vero cuoio o almeno una fusione in plastica, più “tridimensionale” e maggiormente realistica.

La fanaleria è di buon livello ed i fari sono coperti da una decal che imita (bene) il nastro bianco utilizzato in gara. I fanali posteriori sono resi con piccole gemme rosse dotate di cornice cromata. Visto che siamo dalla parte della coda, non dimentichiamo di notare i tubi di scarico che sporgono dal basso, verniciati in un bel colore acciaio brunito.

La fiancate del modello sono caratterizzate dalle enormi ruote che montano pneumatici estremamente stretti: peccato che il fianco della gomma non sia stampigliato, perché i cerchioni sono bellissimi; sarebbe stato un tocco di classe in più. Belle anche le feritoie di sfiato presenti dietro le porte e sui montanti del tetto, non passanti ma accuratamente annerite. I “vetri” del modello sono ben posizionati e perfettamente trasparenti: il parabrezza possiede una bella cornice in nero opaco, ma sono soprattutto quelli laterali ad attirare l’attenzione, con la loro strana feritoria centrale.

Purtroppo gli interni non sono fotografabili proprio a causa delle finestrature estremamente ridotte, ma possiamo garantire che la cura del dettaglio é molto elevata: la forma dei sedili verniciati in rosso dei pannelli della porta  é corretta, il piccolo cruscotto é ben dettagliato e reso con una bella decal, il volante ha le sottili razze “a tre fili” rese in fotoincisione e la corona nera, come nella realtà. Anche la pedaliera é realizzata in fotoincisione. Sulla plancia é presente il piccolo specchietto retrovisore. Osservando l’insieme, possiamo dire che Tecnomodel ha fatto un ottimo lavoro, ma nel contempo ci chiediamo come potesse un pilota di statura normale restare per ore in un abitacolo cosí ristretto senza farsi venire un attacco di claustrofobia!

Il fondo del modello è completamente liscio, ma presenta il giá citato impianto di scarico applicato a parte.

Concludiamo questa breve recensione facendo meritati complimenti allo staff Tecnomodel, sia per la scelta del soggetto che per la sua realizzazione: il modello è decisamente bello e ben fatto, e non mancherà di entusiasmare gli appassionati del marchio di Stoccarda. Avanti così!

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