PASSION MICROCARS

Bubble Cars e Microvetture



BMW Isetta, Revell, 1/18

Difficile trovare un appassionato d’auto che non guardi con simpatia a tutta una serie di microvetture degli anni ’50 che venivano anche chiamate Bubble Cars (auto a bolla) per la loro forma, ovvero per la forma a uovo della più famosa di tutte: l’italiana Isetta, che ebbe più fortuna quando venne prodotta in Germania, su licenza, dalla BMW.

Brumm Bedelia

Bedelia 1910, Brumm, 1:43

Le microcar affondano la loro stirpe addirittura agli anni attorno al 1910, quando si cominciarono a progettare vetturette economiche e leggere, con meccaniche di provenienza motociclistica, rivestite di una carrozzeria essenziale e con tre o quattro ruote: erano le cyclecars, ibridi fra motociclette e utilitarie. Una delle più famose fu la francese Bedelia, che aveva due posti in tandem con il pilota seduto posteriormente, ma tutte ebbero vita effimera, se si eccettua la Morgan a tre ruote (di cui due sterzanti anteriori e una motrice posteriore), che arrivò ad essere prodotta fino agli anni ’50, grazie anche alla sua buona telaistica.

Brumm Morgan

Morgan 3 ruote 1927, Brumm, 1:43

La tedesca Hanomag 2/10 Kommissbrot (“pagnotta del soldato”), ebbe un certo successo tanto che fu costruita tra il 1925 e il 1928 in 15.775 esemplari, ma l’epoca dei Cyclecar si chiuse definitivamente  con l’arrivo, nel 1927, dell’Austin Seven, una vera e propria utilitaria studiata in considerazione della tipica famiglia inglese di due persone/due bambini e adatta anche al pubblico femminile, ma di dimensioni davvero piccole: con 2,86 metri era 14 centimetri più corta di una Mini. Fu costruita su licenza in Francia dalla Rosengart e dalla tedesca Dixi (poi BMW).

Schuco Hanomag

Hanomag 3/25 PS Kommisbrot “ADAC”, Schuco, 1:43

Pubblicità Dixi

IXO Austin 7 Air Mail 1928

Austin Seven van “Royal Mail”, IXO, 1:43

DG Austin Seven

 

Austin Seven tourer, DG Models, white metal, 1:43

Espewe Dixi

BMW Dixi, Espewe, 1:50

Austin 7 Ricko

Austin Seven/BMW Dixi, Ricko, 1:87

BMW Dixi

BMW Dixi furgoncino, Premium Classixx, 1:43

Anche la Fiat si cimentò, nel 1936, con una vetturetta di piccole dimensioni: la 500, popolarmente conosciuta come “Topolino”. Con una potenza di appena 13 cv e velocità massima di 82-85 Km/h poteva trasportare due persone e 50 kg di bagaglio. Piacque anche all’estero e fu prodotta su licenza dalla Polski-Fiat e dalla Simca.

Simca 5

Simca 5, giocattolo francese in lamiera, Richard & Cie, scala 1:20 circa

In Francia la Citroën aveva in mente di motorizzare il mondo rurale francese e voleva produrre una vetturetta per percorrere strade accidentate con un carico di 50 Kg. di patate o una damigiana di vino o delle ceste di uova… senza che si rompessero. Il concetto di vettura con quattro posti sotto un ombrello era tracciato. La Citroën “TPV” (Tout Petite Voiture) non venne prodotta a causa della guerra e, nel dopoguerra il progetto fu rivisto per diventare la 2 CV, una microvettura per cilindrata (il suo bicilindrico di 365cc sviluppava appena 8 cv), ma con le dimensioni (quasi 4 metri di lunghezza), la portata e il confort di un’auto normale.

Minichamps Citroen 2CV (1)

Citroën 2 CV, Minichamps, 1:18

Rapide Bond

Bond Minicar 1949, Rapide, 1:43

Nel dopoguerra le microvetture si imposero soprattutto nelle due nazioni più provate dal conflitto: l’Inghilterra e Germania. Agli inglesi servivano piccole vetture economiche come quelle prodotte da Bond e Reliant, che in genere avevano 3 ruote per motivi fiscali (pagavano il bollo di una motocicletta). La Bond nata nel 1947, mise in produzione nel 1949 una vetturetta a tre ruote col nome Minicar Mk.I, che ebbe un successo immediato e fu prodotta fino al 1958 in varie serie. La Reliant Engineering che già nel 1935 produceva motofurgoni, lanciò, nel 1953, la Regal, con telaio e motore derivati dal motocarro e una carrozzeria sufficientemente spaziosa per due adulti e due ragazzi. Dal 1955 fu realizzata in vetroresina, e nel 1962 un nuovo stampo in doppia conchiglia della 3/25 Mk.VII eliminava le ultime costose ossature in legno. Il nuovo modello era ispirato alla Ford Anglia ed era disponibile anche come giardinetta e furgoncino, molto usato dall’Automobil Club britannico (“AA”) per il soccorso stradale.

Reliant

Reliant Regal (a sin: berlina, Rapide, 1:43, a des: furgoncino, Corgi, 1:43)

La Bond, in difficoltà, fu poi rilevata dalla Reliant che lanciò nel 1969 la «Bug», un’avveniristica vetturetta dalla caratteristica forma triangolare destinata ai giovani, che ebbe però un successo molto limitato e fu l’ultima a portare il marchio Bond. Sempre inglese fu la piccola cabriolet della Meadows, disegnata da Giovanni Michelotti. Il prototipo fu costruito da Vignale e la versione definitiva, realizzata in vetroresina con l’aiuto del fabbricante d’autocarri Guy fu presentata al Salone di Ginevra del 1957: con due soli posti e poco spazio per i bagagli era adatta soprattutto ai giovani.

Bond Corgi

Bond Bug, Corgi Toys, 1/43

Spot-On Frisky

Meadowns Frisky Sport, Spot-On, 1:42

In Germania, nel 1949 venne prodotta la vetturetta F125 di Paul Kleinschnittger, costruita inizialmente coi materiali di recupero degli immensi campi di rottami di alluminio aeronautico che a quel tempo rappresentavano l’unico panorama che la Germania offriva. Pesava solo 110 chili ed era mossa da un motore motociclistico DKW RT 100 da 100cc e 3 cv. Non aveva retromarcia perché per manovrare bastava scendere dalla vettura, alzarla e girarla.

Budig Kleinschnittger

Kleinschnittger F125, Budig, 1/43

Budig Maico Champion

Champion 250, Budig, 1/43

Nello stesso periodo Hermann Holbein presentò una piccola roadster con ruote esterne coperte da parafanghi di tipo motociclistico. Fu chiamata Champion ma cominciò a trovare compratori solo quando la carrozzeria venne migliorata. Fu studiata per contenere al minimo l’uso di presse, tanto che le portiere erano identiche sui due lati, con un particolare taglio a semicerchio del finestrino che conferiva alla vettura una certa eleganza.

Maico Budig

Champion 400 Station Wagon, Budig, 1:43

Nel 1954 fu offerta una versione kombi, una giardinetta a 4 posti con carrozzeria parzialmente in legno. La Maico rilevò poi la produzione della Champion, costruendone ancora circa 8000 fino all’ottobre 1957.

Bandai Messerschmitt

Messerschmitt KR 200, Bandai, circa 1/18

Messerschmitt Gunze

Messerschmitt KR200, Gunze Sangyo, kit 1:24

Anche i costruttori aeronautici Messerschmitt e Heinkel, non potendo riprendere la loro normale produzione si dedicarono agli scooter e alle microvetture. La vetturetta a tre ruote di Messerschmitt aveva, come in un aereo, l’accesso al posto di guida ribaltando parte della cabina. Il suo motore di 175cc aveva 9 cv con quattro marce avanti senza retromarcia. Per ottenerla il motorino d’avviamento invertiva il senso di rotazione dell’albero motore (cosa possibile coi motori a due tempi) ottenendo ben quattro retromarce. Al Salone di Francoforte del 1957, venne presentata la nuova Tg500 che aveva 4 ruote, per sfruttare meglio le potenzialità del bicilindrico Sachs di 500cc con 20 cv di potenza, col quale superava i 130 Km/h.

Vitesse Messerschmitt (4)

Messerschmitt Tg500 cabriolimousine e KR200, Vitesse, 1/43

Heinkel 2

Heinkel Kabine, Corgi Toys, 1:43

Heinkel progettò una vetturetta ispirata all’Isetta, con un ampio portello anteriore di accesso. La «Kabine» era un po’ più lunga dell’Isetta, così dietro al sedile anteriore c’era spazio per i bagagli o per sistemare due bambini. Dopo averne costruite 6436 in due anni circa, la produzione continuò in Gran Bretagna da parte della Trojan.

Fra le bubble car tedesche la Fuldamobil fu quella ad avere la vita più lunga, ma in quasi vent’anni (dal 1951 al 1969) fu costruita in meno di 3000 unità, trovando più estimatori all’estero: la Fuldamobil fu costruita in Olanda dalla Hostaco e dalla Alweco, dalla svedese FKF (Fram-King-Fulda), dall’inglese Nobel e in Argentina col nome Bambi, per finire in Grecia dove fu prodotta dal 1964 al 1968 col nome Attica e poi, fino alla fine del 1977, col nome Alta.

Budig Fulda

Fuldamobil, Budig, 1:43

Ma, ovviamente, la più nota di tutte le cosiddette “auto a bolla” è stata l’Isetta, icona di tutte le microvetture, che molti credono sia tedesca perché costruita in oltre 100.000 esemplari dalla BMW, mentre in realtà è italiana, essendo nata alla Iso di Bresso (Milano), un produttore di frigoriferi dai quali l’Isetta ereditò – per così dire – il concetto del grande sportello frontale. Così, passando per la produzione di motorini e scooter, la Iso arrivò alle automobili col progetto del professor Preti del Politecnico di Milano.

Isetta Batmodels

Iso Isetta, Batmodels, resina, 1:43

Egli mise al centro del suo progetto prima le persone, che viaggiavano su un comodo divanetto al coperto, e poi gli organi meccanici. Adottò un’unica porta frontale, convenientemente inclinata in modo da permettere al guidatore di alzarsi in piedi senza lasciare il pavimento della vettura, rischiando l’equilibrio: aprendosi, la porta trascinava con sé il volante ad essa collegato creando un accesso molto facile. L’Isetta del 1953 non ebbe successo perché la dimensione industriale della Iso non consentiva di produrla a un prezzo conveniente.

Isetta Pinder

ISO Isetta ‘Circus Pinder’, IXO, 1:43

Kintoy

BMW Isetta 300, Kintoy con retrocarica, 1:36

Radar BMW

BMW Isetta, Radar, 1:43

Bandai Isetta 11

BMW Isetta, Bandai, 1:18 circa

P2051014 Isetta Hongwell

BMW Isetta, Hongwell/Cararama, 1:72 e 1:43

La BMW si interessò al progetto e acquistò la licenza per produrla in Germania, utilizzando i propri motori motociclistici a 4 tempi al posto del motore a due tempi originale. Nel 1958 nacque un modello a 4 posti, più adatto alle famiglie, mosso da un motore a 2 cilindri contrapposti di 600cc di cilindrata, che conservava la porta anteriore di accesso. Ebbe un successo limitato e fu presto sostituita dalla 700, che era una vera e propria utilitaria. L’Isetta fu prodotta su licenza dalla Velam, in Francia.

Quiralu Velam

Velam Isetta, Quiralu, 1:36

Gama BMW 600 (1)

BMW 600, Gama, 1:43

Autoart BMW 600

BMW 600, AutoArt, 1:18

Nel 1950 in Germania nacque anche la piccola Lloyd LP300, con carrozzeria in legno rivestita in similpelle, e mossa da un bicilindrico con trazione anteriore raffreddato ad aria. Nel 1953 fu lanciata la LP400 con carrozzeria in acciaio e nel 1956 la Lloyd ebbe un moderno motore a quattro cilindri a quattro tempi con valvole in testa.

Lloyd2

Catalogo originale Lloyd

Tekno Lloyd

Lloyd 400 berlina e kombi, Tekno, 1:43

Lloyd Revell

Lloyd Alexander TS, Revell, 1:18

Lloyd Budig

Lloyd Alexander coupé Frua, Budig, 1:43

La famiglia Glas, che produceva macchinari agricoli, nel dopoguerra cominciò a produrre scooter e presto intraprese lo studio per una piccola vettura, chiamata Goggomobil, sorprendentemente agile e veloce nelle gare in salita. Poteva avere cilindrata di 247cc e 13,6 cv o di 296cc con 14,8 cv, e sarà affiancata nel 1957 anche da una versione di 395cc e 20 cv. Fu la più venduta di tutte le microcar: 280.739 esemplari in 14 anni di produzione, di cui un quarto coupé. Nel 1957, Glas aveva infatti messo in produzione un grazioso coupé a due posti con, con un caratteristico lunotto panoramico. Un piccolo cabriolet era stato previsto ma ne furono prodotti appena una ventina di prototipi.

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Goggomobil 250 berlina, Revell, 1:18

Siku Goggomobil

Goggomobil 300 coupé e 250 berlina, Siku, 1/66

Goggo berlina Goggo coupé

Cataloghi originali Goggomobil (berlina e coupé)

Goggo TL250 MilHof

Goggomobil TL250 furgone, Premium Classixx, 1/43

Pure la NSU, fino ad allora produttrice di motociclette, decise di passare alle quattro ruote con la vetturetta Prinz del 1957. Non era bella, ma simpatica e costruita funzionalmente per quattro posti con un bagagliaio sorprendente per una vettura così piccola col motore posteriore, un bicilindrico trasversale di 583cc e una potenza di 20 cv (poi elevati a 23 nella Prinz III).

Prinz Norev

NSU Prinz III, Norev, 1/43

Ancora un costruttore tedesco di motociclette, Zündapp, passò alle 4 ruote mettendo in commercio la Janus nel 1956. La vetturetta, quasi simmetrica, aveva il motore al centro della vettura e quattro posti rivolti verso l’avanti e verso l’indietro a cui si accedeva da entrambe le estremità del veicolo. Era lunga 2 metri e 86 con un passo appena più corto di un’auto normale (1,825 m) e, non fosse stato per il motore in cabina, avrebbe avuto un ottimo confort. Ritardi nella messa in produzione e prezzo elevato fecero sì che la produzione venisse interrotta dopo appena due anni per evitare il fallimento.

Zundapp

Catalogo originale Zündapp

P2037116

Goggomobil coupé e Zündapp Janus, Premium Classixx, 1:43

In Germania Est presso l’AWZ (Automobil Werke Zwickau che era la nuova denominazione dell’ex-stabilimento Audi) nacque nel 1958 una nuova piccola vettura: la P50 (ancora non denominata Trabant. La P50 con motore di 500cc da 18cv, presentava una novità sostanziale: era la prima vettura della DDR ad avere la scocca portante e fra le prime al mondo con carrozzeria costituita da pannelli plastici in Duroplast montati su una gabbia metallica costituita da lamiere.

IST Trabant P50

Trabant P50, IST, 1:43

Mili Trabant P50 (1)

Trabant P50, Mili Models, resina, 1/43

Revell Trabant 601

Trabant 601, Revell, kit 1:24

La Trabant P50 era minuscola ma ospitava 4 persone e il relativo bagaglio e poteva raggiungere, con un po’ di pazienza, i 90 Km/h. Nel 1964 fu sostituita dalla Trabant 601 che – senza modifiche alla parte meccanica – adottava quella carrozzeria dai caratteristici volumi a trapezio che l’avrebbero resa celebre e che non si sarebbe più modificata (salvo dettagli) fino al termine della produzione, nel 1991.

CIJ Rovin

Rovin D-1 “Waterman”, Norev serie CIJ, 1/50

CCC Rovin

Roven D-4, CCC, 1:43

In Francia si progettarono molte piccole vetture ma poche ebbero un minimo di successo: i francesi preferivano vetture un po’ più grandi e con almeno quattro porte. Nel 1946 i fratelli Rovin presentarono al Salone di Parigi il prototipo D-1, mosso da un monocilindrico a 4 tempi di 260cc che sviluppava 6,6 cv. Solo 300 furono prodotte durante il 1947, e solo nel 1948 arrivò la D-3, con una carrozzeria tipo “pontoon” particolarmente studiata in modo da ridurre al minimo le parti di cui era composta, che ebbe una certa diffusione. La Rovin non poteva però competere con la Citroën 2CV che costava poco di più. Lo stesso dicasi per la Vespa 400 del 1957, una piccola vettura due posti, due porte e con motore a due tempi, progettata in Italia dalla Piaggio ma prodotta nella filiale ACMA della Piaggio francese. La Vespa 400 andava a miscela come un ciclomotore e aveva un cambio a tre sole marce. Il suo prezzo era vicino a quello delle 2 CV, ma con 2 posti e 2 porte si rifaceva piuttosto al concetto della Simca «5» d’anteguerra. Piacque però al pubblico femminile e trovò apprezzamento nelle grandi città, grazie alla sua lunghezza di appena 265cm.

Dinky Vespa 400

ACMA Vespa 400, Dinky Toys F, 1/43

Parlare di microvetture negli Stati Uniti sembra un non-senso, eppure la American Bantam tentò, sull’onda della Grande Depressione, di vendere la piccola Austin Seven con carrozzerie prodotte in America, ma con scarso successo. Meglio andò alla Crosley, il più grande produttore di radio che pensò che gli americani anelassero a una piccola vettura economica. La sua era una 4 cilindri di appena 750cc che poteva trasportare 4 persone e veniva venduta in molte varianti di carrozzeria: berlina, cabrio-limousine, station wagon, furgone e pick-up. La fortuna le arrise tra il 1948 e il 1952, perché in quegli anni in cui la domanda era superiore all’offerta, gli americani compravano letteralmente tutto quanto si muovesse su 4 ruote. Passato il momento magico le piccole Crosley, che costavano quanto una grossa Chevrolet usata di un paio d’anni, tornarono nel dimenticatoio.

Crosley

catalogo originale Crosley 1951

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Crosley De Luxe Station Wagon 1951, US Model Mint, 1:43

Crosley van

Crosley van, US Model Mint, 1:43

L’unica delle microvetture spagnole prodotte in quantità, la Voisin, venne progettata in Francia dal famoso pioniere dell’aeronautica Gabriel Voisin e presentata al Salone di Parigi del 1950. Lunga appena 2 metri e mezzo non aveva portiere e disponeva di un sedile a panchetta per due posti e, con un peso di appena 175 kg, poteva raggiungere i 65 Km/h. Troppo spartana per i francesi trovò casa presso l’Autonacional SA di Barcellona, a partire dal 1954, col nome Biscuter. La produzione ebbe termine all’inizio del 1960.

biscuter a pedali

Biscuter a pedali (cartolina d’epoca)

biscuter

Biscuter. A sinistra Altaya, 1/43, a destra Anguplas, 1/86

P4060083 Biscuter

Biscuter, giocattolo di marca non nota, scala 1:18 circa

In Italia nel 1955 la Fiat mise in vendita la 600, più evoluta della Topolino, avendo 4 veri posti e buone prestazioni. Quando la “600” non era ancora scesa dal nastro trasportatore delle linee di montaggio, già in Fiat si stava progettando qualcosa di più piccolo: una vera e propria ‘microvettura’.

Spot On 500

Fiat 500, Spot-On, 1:42

Starline Fiat 500L

Fiat 500L, Starline, 1:43

Poiché gli italiani però preferivano riservare i 2 tempi alle motociclette, la nuova vettura avrebbe avuto un 2 cilindri a 4 tempi raffreddato ad aria. Il lancio ufficiale della “Nuova 500” (così chiamata per non confonderla con la 500 Topolino) avvenne il 4 luglio 1957 a Torino. Accanto alla piccola Fiat venne presentato il primo modello della rinata Autobianchi: la Bianchina, che avrebbe giocato il ruolo di utilitaria di lusso con la stessa meccanica della “Nuova 500”.

Mercury Autobianchi

Autobianchi Bianchina Panoramica e trasformabile, Mercury, 1/48

All’inizio la 500 non ebbe successo, forse perché un po’ troppo semplificata, ma presto le vendite decollarono fino ai 3.405.000 esemplari prodotti nel 1975. In Austria la 500 venne prodotta dalla Steyr-Daimler-Puch su licenza, inizialmente coi motori provenienti da Torino e in seguito con un propulsore di 650cc bicilindrico boxer di progettazione austriaca. Questa versione 650 ebbe una certa notorietà grazie alle sue prestazioni brillanti, e partecipò persino al Rally di Montecarlo.

Brumm Puch 650 OAMTC

Steyr-Puch 650 “OAMTC”, Brumm, 1:43

Nel campo delle microvetture ricordiamo la piccola Daf 600 olandese, nata nel 1958 e disponibile solo col cambio automatico di serie: il primo in questa categoria di vetture. Quest’auto era stata concepita tenendo conto del numero di persone anziane e invalidi di guerra che avrebbero incontrato difficoltà a guidare un auto convenzionale.

Daf 600

Daf 600 Variomatic, Lion Car, 1:43

Viene citata per ultima fra le piccole vetture ma è importantissima nella storia dell’auto è la Mini Minor, dovuta al genio di Issigonis. Al contrario della 2CV Citroën, la Mini aveva un motore piuttosto grosso per poter essere considerata una vera microvettura (848cc e 37,5 CV), ma era lunga appena 3 metri. L’intuizione del progettista fu di mettere il motore davanti di traverso e utilizzare le ruote anteriori per la trazione. In questo modo il tutto aveva un aspetto compatto e lo spazio per i passeggeri era l’80% della lunghezza della vettura.

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Mini Cooper Mk.II, Minichamps, 1:43

La Mini divenne una pietra miliare e tutte le utilitarie che seguirono finirono per adottare la sua formula tecnica.

MODELLINI DI MICROCARS

Essendo la microcar per eccellenza, l’Isetta è anche quella che vanta il maggior numero di riproduzioni: dall’1/12 della Premium Classixx all’1/160 della I.M.U., passando per quasi tutte le scale conosciute: l’1/18 di Revell, l’1/20 di un giocattolo Bandai, l’1/24 della miniatura in plastica di Osul e di un kit della Gunze Sangyo. Dall’1/32 della spagnola CH (che ha fatto anche l’Isocarro), all’1/43 di molti produttori come Schuco, Cararama, Bat Models, Ixo, Quiralu, Spot-On (quest’ultima in 1/42) e ancora molti altri, fino all’1/66 della Siku, all’1/72 di Cararama, all’1/87 di Wiking, I.M.U. e Bub, e l’1/160 di I.M.U. tanto per dire i principali produttori.

Osul Isetta

BMW Isetta, Osul, 1:24

 

CH Isocarro

Iso Isocarro 500, CH, 1:24 circa

In buona compagnia anche la Messerschmitt, anche qui in varie scale a cominciare da un grosso giocattolo Bandai, per passare all’1/18 di Revell, all’1/24 del kit Gunze Sangyo, all’1/36 di Quiralu, all’1/43 di Schuco, Gama e Vitesse (che ha prodotto anche la versione Tg500 a 4 ruote), per arrivare all’1/66 di Siku e all’1/87 Wiking, Busch e I.M.U. (versione Tg500) per finire all’1/160 della svizzera MZZ.

Messerschmitt Quiralu

Messerschmitt KR200, Quiralu, 1:36

Lincoln Messerschmitt

Messerschmitt KR175, Lincoln, 1:24 circa

La già citata Siku, che riproduceva fedelmente le vetture più diffuse nel traffico tedesco, aveva messo in catalogo un gran numero di microcars nella seconda metà degli anni ’50, comprese la Lloyd 400 e la Zündapp Janus, a lungo ignorate da altri costruttori. L’italiana Mercury si preoccupò di farci avere la Fiat 500 e la Bianchina Autobianchi, mentre dalla Dinky Toys francese ci giungeva un bel modello della Vespa 400, poi replicata anche dalla Norev in plastica e dalla Quiralu che ne fece un modello di dimensioni molto grandi, adottando una scala vicina all’1/36. La Spot-On, oltre a proporci un modello della Fiat 500, lo affiancò alla BMW Isetta, alla Frisky Sport e alla Goggomobil coupé, tutte realizzate nella tipica scala 1/42 di questo costruttore.

Spot-On Goggo rear

Goggomobil coupé, Spot-On, 1:42

La Gama mise in catalogo alla fine degli anni ’50 il modello della BMW 600 in scala 1/43, una vettura quasi ignorata da altri costruttori, fino al modello della Schuco di qualche anno fa e alla bella versione in scala 1/18 di AutoArt.

Anche la piccola berlina Goggomobil, dopo un modesto modellino della Siku, rimase a lungo nel dimenticatoio, finché Schuco non la propose in scala 1/43 e Revell in 1/24. Completarono l’offerta la I.M.U. e Brekina che la riprodussero in scala 1/87. Il furgoncino Goggomobil fu invece opera di Premium Classixx e Norev in scala 1/43 e nuovamente di Brekina in scala 1/87.

Brekina Goggomobil

Goggomobil 250 berlina, Brekina, 1:87

La Premium Classixx ha anche offerto una spettacolare coupé nella serie di resina, affiancandola con la cabriolet, di cui, ricordiamo, al vero non furono prodotti altro che prototipi e vetture sperimentali.

Goggo cabrio

Goggomobil 400 cabriolet, Premium Classixx, 1:43

Dalla francese CIJ ci venne la riproduzione della Rovin, poi ripresa anche dalla CCC che ne presentò ben tre diverse versioni, tutte in resina (vendute in kit) in scala 1/43. Una Rovin prima serie pubblicitaria “Waterman” è stata posta in vendita da Norev insieme a un autofurgone Ford nella nuova serie CIJ. Norev è anche autrice della NSU Prinz III, di cui finora esisteva solo un piccolo modello in scala 1/66 della Siku risalente a più di 50 anni fa.

Siku Zundapp et al. (1)

Zündapp Janus, Messerschmitt KR175 e Lloyd P400, Siku, 1:66

HSA Microcars

Da sinistra: Fuldamobil, Zündapp Janus e Victoria Spatz, HSA Models, resina, 1:87

Victoria

Catalogo originale Victoria Spatz

Ricordiamo infine l’artigiano tedesco Budig, che ha messo in commercio molte microvetture in scala 1/43, fra le quali diverse Champion e Maico, la Fuldamobil, la Zündapp Janus, la Gutbrod e altre ancora, fra cui la speciale coupé Lloyd 600 Alexander carrozzata da Frua e prodotta in piccola serie.

Gutbrod Budig

Gutbrod Superior, Budig, 1:43

Gutbrod

Catalogo originale Gutbrod

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