MINICHAMPS BORTZ Collection – La Salle II concept 1955, 1:18

La General Motors, dopo aver bloccato la produzione dei modelli La Salle nel 1941, si baloccò più volte con l’idea di riproporre il marchio, dedicandogli due concept cars presentate ai Motorama e ai vari saloni degli anni Cinquanta. La Salle era un marchio nato nel 1927 per affiancare alle prestigiose Cadillac una vettura più economica ma al tempo stesso ben rifinita e con uno stile che avrebbe fatto scuola, specialmente fra le Chevrolet. Il marchio ebbe il suo periodo d’oro verso la metà degli anni Trenta, ma – dopo – iniziò il declino: i modelli La Salle somigliavano sempre di più alle Cadillac da cui derivavano, esteticamente e meccanicamente (i motori erano praticamente gli stessi con qualche pollice cubo in meno e la potenza conseguentemente un po’ ridotta rispetto alle auto dell’altra Division). Così, mentre si stavano approntando i modelli 1941, venne improvvisa la decisione di chiudere bottega e di impegnare tutte le energie per la nuova “piccola” Cadillac Sixty, che aveva riscosso grande successo.

 Minichamp Bortz Collection La Salle II

Per il Motorama 1955 la General Motors mise in cantiere un roadster chiamato La Salle II, che non era solo innovativo esteticamente, ma sfoggiava anche un motore a 6 cilindri a V, una grossa novità per gli americani e unico al mondo assieme al 6 cilindri a V della Lancia Aurelia.

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Esteticamente il motivo dominante della vettura erano i parafanghi che sembravano ali e la mascherina a elementi verticali che in qualche modo richiamavano l’elemento verticale alto e stretto delle ultime La Salle di serie.

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Per questione di costi e col dubbio sull’accettazione del motore 6V in luogo dell’8,V il prototipo non ebbe seguito e sarebbe forse finito distrutto, se non l’avesse acquistato Joe Bortz, un facoltoso proprietario di Night Club con il pallino delle concept cars, che nel 1990 riuscì a comprarla e a restaurarla al punto da riportarla allo splendore primitivo.

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Proprio a Bortz è dedicata una serie di modelli speciali in resina, prodotti dalla Minichaps in scala 1:18 e fra i primi apparsi sul mercato c’é proprio la sua La Salle II roadster.

Come d’uso con la Minichamps, l’attenzione al dettaglio è quasi maniacale e l’assenza di parti apribili, che caratterizza le grosse Minichamps in pressofusione, qui è meno avvertita, anzi, si apprezza l’aspetto solido e compatto della riproduzione in scala.

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La verniciatura degli interni è spettacolare e ogni scritta è riportata con delle fotoincisioni adesive molto ben fatte.

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Non manca nemmeno il caratteristico filetto bianco che caratterizzava il battistrada della vettura, visto anche su altre concept cars dell’epoca, aggiunto al solito fianco bianco degli pneumatici che anticipava quello sottile che si sarebbe visto sulle auto di serie circa 10 anni dopo.

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Le riproduzione del fondo non é particolarmente dettagliata,  il telaio non è nemmeno accennato ed il motore è poco più di un rilievo.

Ma in fin dei conti il modello deve fare la sua figura nelle nostre vetrine stando sulle sue ruote e non certo in posizione capovolta !!!

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La Salle II roadster

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