Minichamps – Bentley Continental GT 2011 – 1:18

Con l’avvento dell’era Volkswagen la gamma Bentley è stata profondamente rinnovata, pur mantenendo dei tratti somatici caratteristici della marca. Una delle vetture più affascinanti di questo nuovo corso è la Bentley Continental GT, un possente coupé 2+2 basato sullo stesso pianale che equipaggia l’Audi A8 e la Volkswagen Phaeton, la cui linea si ispira alla S2 Continental Coupé carrozzata da Mulliner negli anni ’60.

Foto di Andrea Torchio

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Sotto la linea classica e un po’ massiccia, si nasconde una vera granturismo coi fiocchi: già la versione “base”, equipaggiata con un motore 3993 cc V8 biturbo ha ben 507 cv, che salgono a 575 per la versione con motore 5998 cc W12 anch’esso biturbo. La velocità massima supera i 300 km/h per la V8 ed arriva a circa 320 per la W12, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 5 secondi. E questo nonostante un peso superiore alle due tonnellate. Trazione integrale permanente, cambio automatico Quickshift completano il pacchetto.bentley-trq-muso

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Il modello che Minichamps ci propone è la riproduzione della più ricca versione W12, riconoscibile per la calandra a griglia cromata.  Non si tratta di un inedito per la Casa di Aachen, in quanto un modello di questa vettura, in questa scala, era già stato proposto qualche anno fa. Qui però lo stampo è stato completamente modificato ed aggiornato, seguendo il restyling della vettura reale: la calandra è più verticale, il cofano anteriore ha un diverso taglio e una diversa apertura, sono scomparsi gli sportellini dei tergifaro, e, fortunatamente, sono stati aggiunti i finestrini alle portiere, che nel vecchio modello erano stati omessi.

La bella confezione è un elegante cofanetto in cartone pesante plastificato e la base è foderata di tessuto di raso nero, con un notevole effetto scenografico. Il modello colpisce per il suo notevole peso: quasi un kg. La veniciatura è veramente ben fatta, il colore grigio scuro metallizzato è ben uniforme, lucidissimo, e la grana metallizzata è molto fine.

Il modello dispone di quattro aperture, ruote sterzanti e sospensioni funzionanti (anche se il movimento dei bracci non è corretto). La linea è riprodotta accuratamente e con le giuste proporzioni: gli spazi lasciati tra le parti mobili sono molto esigui, tanto che per aprire il cofano anteriore è necessario premere un piccolo bottone posto sotto il muso della macchina.

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Molte particolari sono degni di nota, come i dettagliati loghi alati Bentley applicati sul frontale e sulla coda, la bella e realistica fanaleria anteriore, le enormi ruote con canale cromato che coprono altrettanto enormi dischi freno carboceramici e le relative pinze marchiate Bentley, le cornici dei vetri, la splendida calandra cromata.

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Il massimo del dettaglio, però, è stato riservato ai sontuosi interni: il colore della pelle, in due tonalità, è reso in maniera perfetta, così come la radica lucida del cruscotto e degli inserti. Le parti cromate sono di un colore realistico e non mancano le bocchette di aerazione, giustamente “profonde”, i diffusori dell’impianto stereo, i tasti di regolazione del sedile, l’impianto hi-fi e tutto cio’ che fa di questa vettura un’icona del lusso. Il pavimento, ovviamente, è ricoperto da una morbida moquette. Notevoli anche i gruppi ottici posteriori e la bella riproduzione della terza luce di stop, integrata nella cornice del lunotto.

 

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Aprendo il cofano anteriore si resta un poco delusi: seppur molto ben riprodotto, del possente W12 si vede ben poco, giusto un coperchio nero ed argento. Nessun cablaggio, niente di niente… esattamente come nella realtà. Il cofano resta perfettamente aperto, ma i cardini sono un po’ troppo spessi. Stesso discorso per il piccolo portabagagli, che non ha molto da offrire salvo un accurato rivestimento in moquette. Anche in questo caso i cardini sono un poco massicci.

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Quello che ci ha sorpreso sono le prese d’aria sottostanti la calandra, riprodotte con un semplice pezzo di plastica stampata anziché con una griglia passante fotoincisa, come ci si sarebbe potuti aspettare soprattutto in rapporto alla qualità, alla classe (ed al prezzo) del modello.

Altra nota stonata sono i tergicristalli, che sono stati riprodotti in modo non soddisfacente, sagomando due barrette di plastica solo nella parte superiore. Decisamente si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio.

Il fondo della vettura è abbastanza curato, pur avendo gli organi meccanici come sempre coperti da una carenatura, non sono stati dimenticati il differenziale, l’albero di trasmissione, i leveraggi delle sospensioni e l’impianto di scarico.

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In conclusione, Minichamps ci offre un ottimo modello che, con un pizzico di cura in più, avrebbe potuto essere perfetto; ma ogni caso è un gran bel “pezzo” che farà sicuramente un figurone nelle nostre vetrine.

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