Mattel Hot Wheels Elite – Pontiac K.I.T.T. Knight Rider scala 1 : 18

Prendete un ex-poliziotto integerrimo, sfigurato durante un’azione e dato per morto; ricostruitegli il volto (ovviamente nel migliore dei modi), assoldatelo in un’organizzazione segreta fondata da un miliardario filantropo; dotatelo di un’automobile supercomputerizzata, armatissima, indistruttibile, dotata di intelligenza artificiale e addirittura in grado di parlare; miscelate il tutto, spedite il risultato a combattere il crimine ed otterrete una delle serie televisive “cult” degli anni ’80: “Supercar”  (negli usa “Knight Rider”).

Foto di Andrea Torchio

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La serie fu trasmessa su “Italia Uno” a partire dal 1984; in ogni episodio si potevano seguere le mirabolanti (ed improbabili…) avventure di Michael Knight, intrerpretato da David Hasselhoff nella sua lotta contro il crimine, agli ordini di una società segreta fondata dal miliardario Wilton Knight , patron delle Knight Industries. Per aiutare Michael nelle sue imprese, gli venne fornita un’automobile ad alta tecnologia, denominata K.I.T.T. (Knight Industries Two Thousand) costruita con una speciale copertura molecolare che la rendeva invulnerabile, dotata di intelligenza artificiale ed, appunto, in grado di parlare con il suo pilota  e di  prendere decisioni autonome. Sul suo muso oscillava una luce rossa, cioè lo “scanner” che le consentiva di “vedere” il paesaggio circostante.

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La serie ebbe un buon successo, tanto che ai tempi era facile vedere, nelle periferie delle grandi città, la stessa luce rossa oscillare, montata sul muso di qualche “Uno” o “Panda” guidata da un ragazzotto…. La serie venne riproposta negli anni 2000, con una più nobile Ford Mustang Shelby GT500 come protagonista, ma i tempi erano cambiati ed il successo fu scarso.
La K.I.T.T. originale, invece, era stata ottenuta modificando nel muso, nella coda e negli interni una Pontiac Firebird Trans Am model year 1982, coupé dalla linea filante ed aggressiva. Nella finzione aveva prestazioni mirabolanti: nella realtà, si trattava di un “barcone” lungo quasi 5 metri, pesante una tonnellata e mezza, mosso da un motorone V8 di 5000 cm3 dotato di soli 177 cv (poco più di 35 cv /litro…). Le prestazioni erano inferiori a quelle di una Uno Turbo: la velocità massima era di circa 190 km/h, con un’accelerazione 0/100 di 9”. In compenso, non riusciva a percorrere più di 8,5 km con un litro di carburante.

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Una vista di profilo della Pontiac Firebird Trans Am 1982  dall’archivio General Motors

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Ora, per la gioia degli amanti del genere “cinematografico”, Mattel ci offre, nella  linea Hot Wheel Elite, una bella riproduzione di K.I.T.T. in scala 1:18. Il modello si presenta bene come al solito: la confezione è un elegante astuccio in cartoncino, contenente due gusci in polistirolo nei quali il modello è fissato. Attenzione, nel liberare il modello, ai soliti fili di ferro rivestiti che fissano il cofano anteriore ed il portellone: quest’ultimo è piuttosto delicato, e può riportare danni durante l’operazione.

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La linea della vettura è molto ben riprodotta, la veniciatura nera è uniforme e lucidissima,le proporzioni sono rispettate. Solo le dimensioni sono un pelo eccessive: la scala è in realtà più vicina all’1/17. Il modello é dotato di fari sollevabili, (mediante un surdimensionato bottone posto sotto la vettura) porte  e cofani apribili, tettuccio sollevabile ed asportabile, ruote sterzanti: i gap tra le varie parti sono ridottissimi e l’assemblaggio é molto curato.

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kitt_fari2Inoltre, premendo un secondo bottoncino posto sotto al modello, la famosa luce rossa sul muso si accende e si muove come nella vettura reale! Per spegnerla, si deve nuovamente premere il bottone oppure attendere circa un minuto per lo spegnimento automatico. Una vera chicca. Alcuni potranno obiettare che, sotto al paraurti, manca la batteria di sei luci presente sulla vettura reale: in realtà le auto usate nel telefilm furono molte, e nelle foto di scena trovate in rete non tutte le avevano.
Sotto al lunghissimo cofano possiamo osservare la futuristica riproduzione del propulsore, che ovviamente nulla ha a che fare con il motore vero: in ogni caso l’effetto è buono. Le targhette portano il marchio “Knight Industries”.

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Gli interni sono identici a quelli della vettura di serie: i sedili sono realizzati con una verniciatura “effetto velluto”, il pavimento ha la ormai consueta verniciatura “ruvida effetto moquette”, bella a vedersi ma sgradevole al tatto. Trattandosi di un’auto americana, la classica floccatura sarebbe stata più indicata. I sedili sono reclinabili e lo schienale della panchetta posteriore è abbattibile. Accanto ai sedili, il primo divertente gadget: premendo un bottoncino, il sedile scatta verso l’alto per catapultare fuori il cattivo di turno!

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Il cruscotto è un fantascientifico susseguirsi di spie, luci, schermi, bottoni, resi molto bene sia con decals che nello stampo della plastica. Il volante è, come nella realtà, una sorta di cloche aereonautica. La pedaliera tradisce però le origini della vettura, dotata, da brava vettura americana, di cambio automatico. Molto belli i due tettucci sollevabili ed asportabili, realizzati in plastica trasparente fumé.

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É ben realizzato anche il portellone “tutto vetro”, anche se come già detto, a causa della sua conformazione, è un po’ delicato. La coda del modello è caratterizzata dalla completa mancanza di fanaleria, occultata come sulla vettura vera da uno spesso schermo scuro. Ma sotto il paraurti, ecco il secondo simpatico gadget: la targa può ruotare e cambiare!

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La fiancata, molto tesa e liscia, non presenta caratteristiche degne di particolare nota, anche a causa della sua conformazione: a parte la piccola griglia che chiude lo sfiato dell’aria sul lato e gli specchietti retrovisori  dotati di superficie riflettente, nulla da segnalare. Le ruote sono ben fatte mentre i pneumatici dal fianco alto sono leggermente grandi per il diametro del cerchione.

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La Pontiac Firebird Trans Am 1982 in movimento in una foto ufficiale

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Capovolgendo il modello, possiamo osservare la meccanica: anche qui, poco resta dell’auto reale, mentre abbondano la parti “di scena” come i missili propellenti sull’asse posteriore (che consentivano a K.I.T.T. di spiccare salti incredibili), gli scarichi della turbina,  eccetera.

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Si tratta di un modello ben fatto, accurato e divertente: a giudicare dalla quantità di repliche in scala 1:1 di Supercar che si possono scovare in rete, farà sicuramente la gioia di un gran numero di appassionati dei telefilm anni ’80.
E adesso via, verso nuove avventure !

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Un’altra foto della Pontiac Firebird Trans AM 1982 dall’archivio General Motors

 

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