Lancia Aurelia PF200 Spider 1954 – Miniminiera 1 : 18

La Lancia Aurelia PF200 é forse il più famoso esempio italiano di stile “aeronautico” applicato ad un’automobile. Presentata al Salone di Torino del 1953, la PF200 era stata creata utilizzando l’autotelaio Lancia B52, prodotto in soli 98 esemplari, con guida a destra, appositamente per la fornitura ai carrozzieri. Il motore era un 2000 a 6 cilindri, con circa 90 cv di potenza. Il problema era il passo, decisamente lungo più adatto ad una comoda berlina che ad una spider. Ciò nonostante, Pinin Farina riuscí ad ottenere una linea comunque filante ed elegante, attingendo a piene mani agli stilemi della “jet age” tanto in voga negli Stati Uniti in quegli anni, dove vetture come la Cadillac Cyclone o la Chrisler Turbine prefiguravano le vetture del futuro, chiaramente ispirate alle linee dei jet da caccia. Pinin Farina fu probabilmente tanto soddisfatto dalla vettura da metterle nel nome le sue iniziali, PF appunto. Non si conosce il numero preciso di esemplari costruiti; alcune fonti parlano di sei, altre di otto vetture, delle quali tre allestite come coupé; ogni esemplare aveva comunque caratteristiche distinte. Anche un telaio Cadillac fu allestito con le specifiche PF200 per un cliente americano.

The Aurelia PF200 Lancia is perhaps the most famous Italian example of “aeronautical” style applied to a car. Presented at the Salon of Turin in 1953, the PF200 was created using the Lancia B52 chassis, manufactured in just 98 specimens, with a right-hand drive, specially for the coachbuilders. The engine was a 2000 to 6 cylinder, with about 90 hp power. The problem was the wheelbase, more suited to a comfortable sedan than to a spider. Nonetheless, Pinin Farina was able to get a sleek line, taking full control of the “jet age” style that was popular in the United States in those years where cars such as the Cadillac Cyclone or the Chrisler Turbine prefigured the cars of the future, clearly inspired by hunting jet lines. Pinin Farina was probably so pleased by the car to put her in the name of her initials, PF precisely. We do not know the exact number of cars built; some sources speak of six, others of eight cars, of which three are set up as a coupe; each specimen had distinct features. Even a Cadillac chassis was set up with the PF200 specifications for an American customer.

La Miniminiera si é di recente cimentata nella riproduzione di questa incredibile vettura, scegliendo di “copiare” quella appartenuta all’attore Renato Rascel (telaio B52-1004), ancora in circolazione ed attualmente di proprietà di un collezionista italiano. La vettura é stata anche l’auto immagine dell’edizione 2016 dell’Automotoretrò di Torino. Il modello é realizzato in resina, senza aperture.

La parte più caratterizzante di questa Aurelia é senza dubbio il muso, dominato da una calandra a “bocca” circolare, molto simile a quella del contemporaneo jet da caccia Sabre F86.
I paraurti sono assenti, rimpiazzati da due mezzelune in acciaio cromato poste sotto i fari; la fiancata é liscia e ricorda, in effetti, la fusoliera di un aereo. Una finta presa d’aria dietro le porte aiuta un poco a dissimulare la lunghezza del passo. La coda ha due marcate pinne, mentre il baule ha una forma rastremata; i 6 tubi di scarico, che sporgono da due sottili feritoie sopra il paraurti, ricordano da vicino i cannoncini alari di un aereo.

Il modello copia perfettamente tutte queste caratteristiche, con una cura ed una precisione ammirevole. A partire dalla verniciatura, brillante ed assolutamente perfetta, si ha subito la certezza di avere per le mani un ottimo modello. Le parti cromate sono abbondanti, ma pur essendo “a specchio” non hanno mai una brillantezza eccessiva. Le fotoincisioni abbondano e la riproduzione in scala é scrupolosamente rispettata: basta osservare l’estrema sottigliezza della cornice della calandra per accorgersene.

Osservando il modello di fianco, si nota subito la lunghezza smisurata della coda rispetto alla parte anteriore, accentuata anche dall’abitacolo molto avanzato e dalla mancanza del mantice della capote, nascosto sotto un apposito cofano. Non mancano peró i minuscoli ganci di fissaggio del telo. Le prese d’aria laterali sfoggiano listelli cromati sottilissimi, realizzati in fotoincisione; Le ruote, di dimensione corretta, hanno cerchioni cromatissimi che montano gomme terribilmente strette, come si usava all’epoca; corretta la riproduzione del battistrada, noi avremmo gradito anche le stampigliature sul lato degli pneumatici.

La vista frontale mette in evidenza quanto la vettura fosse stretta, rispetto alla sua esagerata lunghezza. Molto bella la fanaleria e di classe lo scudetto Lancia dorato posto al centro della calandra, realizzato in fotoincisione. Molto ben riprodotte le luci di posizione a goccia, bicolori, poste sul bordo superiore dei parafanghi.
La coda, invece, evidenzia i giá citati scarichi a “cannoncino” e la bella cromatura dei complicati paraurti, formati da una lama centrale e da due rostri che occupano tutta l’altezza delle pinne. Notevole la minuscola coppia di bandierine che decora la punta del baule. Notiamo anche che le targhe, sia quella posteriore che quella anteriore sono di dimensioni corrette e che il carattere utilizzato é coerente con quello dell’epoca.

 

Gli interni sono ben riprodotti, in particolare il cruscotto, con la strumentazione resa con accuratissime decals (perfettamente leggibili), i pomelli degli interruttori applicati, e la sigla PF 200 fotoincisa applicata sul lato sinistro. Il volante ha le razze cromate ed é ben riprodotto.
Ben fatti anche i sedili ed i pannelli della porta, dipinti in un colore opaco che rende bene l’effetto pelle. Nel maneggiare il modello, raccomandiamo massima attenzione al parabrezza ed ai finestrini laterali: sempre nel massimo rispetto della scala, sono stati ottenuti con un acetato trasparentissimo e molto sottile.Il pavimento é verniciato; trattandosi di una vettura aperta avremmo visto volentieri una floccatura ad imitazione della moquette.

In conclusione, questa Aurelia é un bellissimo modello ed apprezziamo il fatto che un’azienda italiana come Miniminiera abbia voluto finalmente dare spazio anche ad una vettura tanto prestigiosa quanto rara, proseguendo il filone dedicato alle vetture nate dalla creatività dei designer italiani. Complimenti, Miniminiera!

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