Lamborghini Diablo GT 1999 – GT Spirit / Kyosho 1 : 18

Sono purtroppo passati i bei tempi in cui Kyosho eccelleva per le sue riproduzioni die-cast, arricchite da numerose parti apribili, sospensioni e quant’altro: ormai anche il produttore giapponese si è convertito alla resina o alle riproduzioni in metallo sigillate, spesso riproponendo modelli un tempo già prodotti in die-cast (vedi Ferrari F40, Lamborghini Countach LP400 e altre). Per fortuna la collaborazione di Kyosho con GT Spirit ha permesso ai collezionisti di avere modelli esclusivi, ben fatti e ben curati come di solito sono i prodotti dell’azienda francese, che continuano ad avere un vantaggioso rapporto qualità-prezzo. Quindi, ecco un altro frutto di questa proficua joint-venture: la bella Lamborghini Diablo GT in Titanium Gray. Non si tratta precisamente di un modello inedito, ma il livello è più che buono. Il modello è ovviamente in resina, senza parti apribili, e disdetta, anche con ruote fisse.

Unfortunately, the good times in which Kyosho excelled for its die-cast reproductions, enriched by many opening parts, suspensions and so onhave passed: now also the Japanese manufacturer has converted to resin or sealed metal reproductions, often proposing models formerly produced in die-cast (see Ferrari F40, Lamborghini Countach LP400 and others). Fortunately, the collaboration of Kyosho with GT Spirit has allowed collectors to have exclusive, well-made and well-groomed models as usually are the products of the French company, which continue to have an advantageous quality-price ratio. So here’s another fruit of this fruitful joint-venture: the beautiful Lamborghini Diablo GT in Titanium Gray. This is not exactly a new model, but the level is more than good. The model is obviously made of resin, without parts that can be opened, and bad luck, even with fixed wheels.

Il modello è in tutto e per tutto un GT Spirit: il logo Kyosho si trova soltanto sul lato dell’astuccio in cartone, che tra l’altro ha abbandonato la consueta colorazione rossa per un nero “marmorizzato” o meglio, graffiato e sporco di olio… molto grintoso.

Per il resto, all’interno troviamo il solito ed efficace guscio in polistirolo espanso, dentro il quale il modello è fissato con tre viti, di grosse dimensioni e facili da svitare (grazie GT Spirit). 

La linea della vettura è ben catturata, e la verniciatura è di ottimo livello. Rispetto alla Diablo “normale”, la GT è caratterizzata dalla presa d’aria sul tetto, dall’airscope sul cofano anteriore, dal diverso profilo del muso, dall’estrattore aerodinamico posteriore, dallo scarico doppio centrale e… dal peggioramento (se mai fosse possibile) della visibilità posteriore, per via del cofano motore modificato per far posto al V12 da 6 litri, con 575 cv. La trazione era solo posteriore, la velocità era prossima ai 340 km/h e lo scatto da 0/100 era possibile in soli 3″7.

La Diablo GT derivava direttamente dal prototipo GT1, nato per le corse ma mai portato in gara. Nel nostro modello tutte le numerose griglie sono in fotoincisione, passanti. Belle le ruote “scomponibili” nere con canale cromato, che calzano pneumatici di larghezza differenziata.
La fanaleria è di ottimo livello, sia all’anteriore che al posteriore: notare la finezza della “lampadina” arancione all’interno delle luci di posizione. Le griglie posteriori, sotto i fanali, lasciano intravedere le elettroventole. Tutto bene quindi, ma… visto che nella vettura reale la carrozzeria era in gran parte in fibra di carbonio, numerosi particolari erano stati lasciati con la fibra “a vista”. E invece, nel modello sono state semplicemente verniciate in nero. Lucidissimo, ben delineato, ma avremmo preferito la tramatura carbonio: anche perché stranamente questa non è stata omessa per il bordo dei fari anteriori.

Tanto più che negli interni i particolari in carbonio sono presenti eccome. Belli i sedili, bicolori, con cinture di sicurezza a quattro punti in tessuto e logo del toro in carica sullo schienale; di buon livello tutto l’insieme. Notare la chicca della targhetta numerata dietro il finestrino posteriore, che riporta il numero di serie della vettura (la GT venne prodotta in soli 80 esemplari).

La vista dall’alto mette in risalto la linea filante della Diablo, qui ulteriormente “vitaminizzata” con l’allargamento delle carreggiate. I riflessi della luce sulla vernice, lucidissima, sono veramente una bellezza. D’altra parte, la perfezione della vernice è sempre stato uno dei punti di forza di GT Spirit.

La vista “bassa” tre quarti posteriore esalta la grinta di questa stupenda vettura. Che belle le sportive italiane, lasciatecelo dire. E che bel lavoro ha fatto GT Spirit (e Kyosho) con questo modello. E visto che anche il prezzo non è esorbitante come da tradizione GT Spirit, se amate le supercar e in particolare le Lamborghini, non fatevelo scappare!

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