LAMBORGHINI COUNTACH LP400 – AUTOART 1 : 18

Ci ha sempre divertito sentire i vari giornalisti televisivi, commentatori o “esperti” che pronunciavano il nome “Countach” tentando di dargli una improbabile sonorità anglofona… già, perché la nostra redazione, che é composta in prevalenza da torinesi, sa perfettamente che “countach” (che si pronuncia “cuntàch”) è un’ esclamazione dialettale piemontese, intraducibile in italiano, che esprime grande stupore; cosa che rende questa magnifica vettura una delle poche Lamborghini a non avere il nome derivante da una razza di tori da corrida, ma tant’è. Sembra che “countach!” sia stato esclamato da Nuccio Bertone in persona nel vedere il prototipo finito, ma altre fonti (Wikipedia per prima) raccontano che l’esclamazione fu pronunciata da un anonimo sorvegliante della Bertone che a notte fonda accompagnò il progettista, l’ing. Stanzani, a visionare il prototipo.

Foto di Andrea Torchio

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In effetti, nell’ormai lontano 1974, quando questa specie di UFO fu lanciato sul mercato, dopo essere stata presentata in forma di prototipo due anni prima a Ginevra, l’avveniristica linea fortemente a cuneo (disegnata da Marcello Gandini), le porte che si aprivano verso l’alto, il muso squadrato e bassissimo, l’enorme parabrezza stupirono ed affascinarono tutti gli appassionati (e non solo).

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Un suggestiva immagine ufficiale della Countach LP400

In verità, la linea prendeva parecchi spunti dall’Alfa Romeo 33 Carabo, sempre opera del duo Bertone/Gandini, ma mentre la Carabo era una “dream car”, la nuova Lamborghini era una vettura di  serie, destinata a sostituire la Miura. La carriera della Countach, seppur modificata nell’estetica e aggiornata nelle prestazioni, finì nel 1990, con l’avvento della Diablo.

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Autoart ci presenta ora, in scala 1/18 e nella serie “top” Signature, la riproduzione della prima versione, la LP400. Per molti la più bella, priva delle vistose appendici aerodinamiche e dei parafanghi allargati che, nel corso della sua lunga carriera, ne appesantiranno la splendida linea. Non si tratta di un inedito, visto che da qualche anno Kyosho produce un modello analogo di buon livello: è da dire però che questo Autoart, se possibile, si presenta ancora meglio.
La linea è praticamente perfetta, senza la schiacciatura del tetto che caratterizza il modello concorrente: le parti apribili sono accoppiate con spazi assai ridotti, la verniciatura gialla è brillante e uniforme, tutte le griglie sono fotoincise, tutti gli sfiati sono passanti, il dettaglio generale è elevatissimo.

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Il modello è completamente apribile: cofano anteriore, portiere, cofano motore, vano bagagli. I doppi fari a scomparsa sono sollevabili con un piccolissimo pulsante posto sotto al muso, le ruote anteriori sono sterzanti.

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Ancora la vera Lp400 a confronto con la sua riproduzione… diciotto volte più piccola!

Le luci anteriori, come sempre punto di forza di Autoart, sono splendide: sia i doppi fari retrattili, sia le luci di posizione, sia i fari di profondità sono estremamente realistici. Degne di nota sono anche le complesse luci posteriori, dotate di parte rifrangente che in pratica funziona davvero. Belle anche le scritte identificative della vettura, nere ed in leggero rilievo come in realtà.

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L’angusto cofano anteriore è quasi interamente occupato dalla ruota di scorta, ma non mancano decine di altri particolari, dalla batteria alle trombe del clacson al piccolo pantografo che sorregge il cofano. Il piccolo vano portabagagli, invece, è interamente rivestito in moquette. Anche in questo caso il coperchio è sostenuto da un piccolo pantografo.

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Per aprire le portiere è necessario spingere la maniglia di apertura, operazione un po’ difficoltosa ma impossibile senza l’ausilio del piccolo strumento fornito nella confezione; la fatica viene però ripagata da un interno riprodotto molto accuratamente, con colori corretti e con un “effetto pelle” dei sedili e dei pannelli delle porte molto elevato. Belli i due sottili steli che sostengono aperte le porte. Da notare la minuscola tampografia sul pomello del cambio, che indica la posizione delle marce.

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Gli interni della vettura vera

Il motore è un vero capolavoro: completamente cablato, dipinto con colori corretti e realistici, sfoggia numerose parti in fotoincisione; sono visibili anche i due radiatori laterali, dotati di ventole di raffreddamento e di tutti i condotti per il passaggio dell’aria.

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Belle le ruote e ben dimensionati i pneumatici: peccato che, chissà perché, Autoart continui ad ignorare la riproduzione delle valvole di gonfiaggio. I pneumatici, dal canto loro, non presentano alcuna stampigliatura sul fianco, ma questa purtroppo è una consuetudine comune alla maggior parte dei modelli in scala.

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Il fondo presenta una bella riproduzione degli organi meccanici e della trasmissione: sono presenti anche i tubi dei freni posteriori. Sul fondo è anche applicata la consueta targhetta, scritta a mano, recante il numero di serie del modello.

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Difetti? A parte la già citata mancanza delle valvole di gonfiaggio dei pneumatici, abbiamo notato che il cardine del cofano motore copre completamente il piccolo lunotto, rendendolo cieco e che forse l’assetto del muso dovrebbe essere più basso di un paio di millimetri; ma, credeteci, si tratta di pura pignoleria.

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La Countach LP400 di Autoart è disponibile anche in colore arancione, e presto saranno presentate anche due versioni della Countach sviluppata da Dallara per Walter Wolf; a seguire è prevista la Countach LP5000 QV (in versione aggiornata e rinnovata) e per finire anche la Countach Anniversary…. c’è ne sarà abbastanza per esclamare, osservando la vetrina:  “countach!”

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La vista posteriore della Lamborghini Countach LP400 in scala 1:1

Il modello in scala,come tutti le altre riproduzioni prodotte dalla AutoArt, é disponibile presso la MINI MINIERA.  Contatti tel 0171344420 oppure info@miniminiera.com – sito web  www.miniminiera.com

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