La supercar del Sol Levante – Honda NSX-R 1992 – OttoMobile 1 : 18

Nel 1983 la Honda era entrata nel Campionato Mondiale di F1 come fornitrice di motori, dapprima alla Spirit e poi, a partire dal 1988, alla Lotus. Negli anni successivi, la fornitura dei motori alla McLaren proiettarono la Casa giapponese nell’olimpo dell’automobilismo sportivo: i motori Honda vinsero ben sei titoli mondiali con Alain Prost e, in particolare, con Ayrton Senna, che con la McLaren-Honda vinse ben tre titoli mondiali (1988, 1990 e 1991). La Honda, però, nonostante i suoi successi sportivi non aveva in listino una vettura sportiva degna di questo nome: nacque quindi la NS-X, prototipo di vettura ad alte prestazioni (New Sportcar eXperimental), che aveva il compito di trasferire in una vettura di serie tutte le esperienze e le capacità acquisite da Honda nella massima formula.

In 1983 Honda entered the F1 World Championship as a supplier of engines, first to Spirit, and then, starting in 1988, to Lotus. In the following years, the supply of engines to the McLaren projected the Japanese Factory in the Olympus of motor racing: the Honda engines won six world titles with Alain Prost and, in particular, with Ayrton Senna, who won with the McLaren-Honda three world titles (1988, 1990 and 1991). However, despite its sporting successes, Honda didn’t have a sports car worthy of the name: so, the NS-X was born, a high-performance car prototype (New Sportcar eXperimental), which had the task of transferring into a production car all the experiences and skills acquired by Honda in the maximum formula.

La nuova supersportiva giapponese presentata al salone di Chicago nel 1989, aveva infatti un telaio interamente in alluminio, un motore centrale V6 da 3 litri con tecnologia VTEC accoppiato ad un cambio manuale a cinque rapporti, differenziale autobloccante a slittamento limitato e sospensioni indipendenti. Il motore aveva la testata e il monoblocco in alluminio, con bielle in titanio. La potenza era di 273 cv a 7500 giri per 270 km/h di velocità massima. In più grazie alla preziosa consulenza di Ayrton Senna, le modifiche al telaio, reso più rigido seguendo i suggerimenti del grande pilota, avevano reso la NSX (come venne denominata a partire dal 1990) una vettura dal comportamento stradale eccezionale, a livello (se non meglio) delle più blasonate supercar italiane e tedesche. La linea della NSX era molto personale: molto bassa e slanciata, aveva un abitacolo “a bolla” che consentiva ottima visibilità. A nostro avviso, il designer Ken Okuyama si era ispirato al prototipo Ferrari 408 4RM (la Ferrari a quattro ruote motrici mai entrata in produzione), presentato nel 1987; in ogni caso, la nuova Honda era molto elegante e ben riuscita, assai confortevole e con un abitacolo di gran classe. Nel 1992 Honda presentò la prima variante della NSX; la Type R, che rispetto alla versione “base” era più leggera di 120 kg. L’impianto di insonorizzazione, il sistema audio e l’intero sistema di condizionamento d’aria furono eliminati; i sedili in pelle vennero sostituiti da sedili con struttura in fibra di carbonio realizzati da Recaro, vennero montate ruote in alluminio forgiato, riducendo così le masse non sospese della vettura. Furono modificate le sospensioni posteriori e venne modificato anche il rapporto di trasmissione finale; il confort ne risentì un poco, ma prestazioni e dinamica migliorarono notevolmente. Ed è proprio alla NSX-R che OttoMobile ha rivolto le sua attenzioni, presentando un bel modello in scala 1:18, realizzato in resina con carrozzeria chiusa.

Anche questa volta la linea è molto ben riprodotta: le proporzioni sono perfette e la verniciatura, bicolore, é di altissimo livello. Nell’abitacolo spiccano i sedili rossi caratteristici della versione R. Molto accurato il posizionamento dei vetri, in particolare il lunotto dalla particolare curvatura. Non sono presenti fotoincisioni, come su quasi tutti i modelli OttoMobile, ma non se ne sente la mancanza.

La vista laterale evidenzia lo slancio della linea, veramente ben riuscita. I cerchioni bianchi, dalla forma specifica, riportano su una delle razze il logo “Type R”, che si ritrova anche alla base del montante del tetto. Molto bene. Dietro i cerchioni si intravedono i dischi freno con relativa pinza, stampati in un unico pezzo; un particolare un po’ economico, ma accettabile. Gli pneumatici sono ben fatti, ma stranamente hanno un aspetto un po’ troppo lucido.

La complessa fanaleria posteriore, estesa per tutta la superficie di coda della vettura, é molto ben riprodotta e realistica; anteriormente i fari sono a scomparsa, ma le luci di posizione sono altrettanto ben riprodotte. Bello il marchio Honda in rosso sul muso. Dall’ampio parabrezza si possono osservare abbastanza agevolmente gli interni: notiamo che sugli schienali dei sedili non è stato dimenticato il logo Recaro.

Ed eccoli, gli interni: la guida é a destra, come sulle vetture destinate al mercato giapponese. I particolari dell’abitacolo sono curati, anche per l’uso dei colori, un nero opaco ed un grigio più chiaro per alcune parti. Bello il volante, marchiato Momo sulla razza inferiore. Il pomello del cambio é dipinto in color alluminio, mentre i sedili sono verniciati in un bel rosso opaco che rende bene il tessuto ignifugo racing: una decal riproduce la fibra di carbonio della struttura. Purtroppo sono state completamente omesse le cinture di sicurezza.

Nel complesso OttoMobile conferma di essere un ottimo produttore, che riesce a coniugare buona qualità a prezzi più che ragionevoli, senza dover ricorrere a fastidiose economie, oltre ad avere la capacità di scegliere sempre soggetti interessanti. Complimenti!

La Honda NSX-R in una foto ufficiale.

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