La Mini Miniera presenta le novita’ di Autocult

La Mini Miniera  presenta le belle e molto originali novità in scala 1:43 prodotte dalla già apprezzatissima Autocult. Sono, come consuetudine di questo produttore, delle riproduzioni di soggetti mai banali e prodotti in serie molto limitata.

The Mini Miniera presents the beautiful and very original new 1:43 scale produced by the already highly acclaimed Autocult. They are, as usual for this producer, reproductions ofnever dull  subjects and they are products in very limited numbers.

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La Buckle Dart 1957 in scala 1:43 fa parte della serie “Small cars”

La Dart fu sviluppata a Sidney nel 1957 sulla base della micro car „Goggomobil“ venduta dalla concessionaria australiana “Buckle Motors Pty Ltd“. Dopo il sorprendente successo della Goggomobi l in Australia, Bill Buckle, Presidente della Buckle Motors, voleva proporre sul suo mercato una versione sportiva e più veloce di questa auto. Per raggiungere il suo obiettivo, Bill viaggiò fino a Dingolfing e, con la sua idea, convinse Hans Glas, il direttore più anziano, ottenendo le licenze per produrre sia la Goggomobile che la Dart. La Dart era costruita attraverso un montaggio di serie con componenti meccaniche per l’unità della guida e del cambio. Tutto era mportato dalla Germania in Australia. La Dart, senza portiere, aveva un parabrezza in vetro acrilico, luci incassate, soft top e le codine posteriori. Era inoltre equipa ggiata di un roll bar e di un piccolo bagagliao. Questa piccola roadster aveva un motore posteriore a due tempi, 2 cilindri, disponibile sia nella variante 300cc 15 cavalli che 400cc 20 cavalli. Grazie alla sua carrozzeria in fibra di carbonio, pesava solo 345 Kg e le sue performance di guida superavano di gran lunga quelle della Goggomobil. Grazie alla sua accelerazione poteva raggiungere una velocità massima di 100 km all’ora. La produzione durò fino al 1971 e ve vennero realizzati circa 700 esemplari.

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Vista laterale della Buckle Dart

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La Buckle Dart vista da dietro

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La Glasspar  G2 Roadster del 1952 in scala 1:43 fa parte della serie Small Series

L’inventore della Glasspar G2 Roadster fu Bill Tritt. Durante la Seconda Guerra Mondiale lavorava come progettista per la Douglas Aircraft. Dopo il 1945 iniziò a studiare
architettura e, in particolare, la progettazione di barche. Il 1947 fu un anno molto impegnativo per lui. Si concentrò principalmente sullo sviluppo di un’imbarcazione da competizione lunga circa 20 metri. Costruì 4 barche usando un nuovo materiale chiamato FRP (plastica rinforzata con fibra di vetro). Questa nuova formula portò grande successo a Bill e alla sua azienda, la Glasspar, che venne spostata a Santa Ana, in California. All’inizio degli anni ’50, la Glasspar produsse dal 15 al 20% delle barche in fibra di vetro vendute negli Stati Uniti. L’auto Glasspar G2 nacque nel 1949 come primo prodotto di un’auto sportiva in fibra di vetro. L’idea venne a Bill Tritt mentre stava aiutando un amico a disegnare un veicolo sportivo. La hotrod (macchina sportiva) consisteva nello chassis di una Jepp Willys con un motore V8 modificato. Era chiamata “Brooks Boxer” ed era una Roadster in fibra di vetro, esposta per la prima volta al Motorama di Los Angeles nel 1951. Lo stampo della Boxer venne poi modificato ed usato per produrre la bellissima auto sportiva Glasspar G2 l’anno successivo. In quel periodo, però, a causa della Guerra di Corea, risultava sempre più difficile per Bill Tritt reperire il materiale in poli-resina necessario per la fibra di vetro. Inoltre capì che aveva bisogno di investitori per rendere realizzabile la produzione della sua vettura. Decise quindi di statalizzare la Glasspar Company, vendendo lo stock per far crescere il capitale. Alla fine, vennero completati solo pochi esemplare della Glasspar G2. Molti furono venduti come carrozzeria ed assemblati su chassis diversi. Questa esperienza comunque permise a Bill di capire che l’essenza del suo business era la costruzione di barche di alta qualità. Oggi esistono ancora alcuni esemplari della Glasspar G2, considerati come la prova della meravigliosa innovazione storica della Glasspar.

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La Glasspar G2 Roadster vista da dietro

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La vista laterale di tre quarti della Glasspar G2 Roadster

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La Denzel 4-seater convertible 1949 fa parte della serie Prototypes

Wolfgang Denzel nacque a Graz nel 1908. Durante il liceo insegnò ai suoi professori come costruire una bici da corsa e, durante l’università, costruì la sua prima moto, la “Denzel- Villers”. All’età di 22 anni andò a lavorare nell’azienda di suo padre nel reparto delle apparecchiature elettromedicali, ma la sua vera passione restavano le moto e le vetture sportive. Dopo numerose vittorie, in particolare per la BMW, ottenne nel 1937 la rappresentanza per l’Austria nelle gare di moto e nel 1938 un’ulteriore rappresentanza nelle gare di auto per le regioni austriache della Stiria e della Carinzia. Durante la guerra, Wolfgang Denzel gestì negozi per la riparazione di veicoli e motori. Nel 1948 iniziò con la produzione della sua prima macchina sportiva che chiamò “WDEquipment”. Nonostante le prime difficoltà, riuscì a realizzare una produzione di serie. Vennero prodotti circa 300 esemplari della Denzel-Roadster e Coupé esportati in tutto il mondo. Attualmente esistono ancora 50 esemplari, mantenuti in buone condizioni. Un esempio veramente speciale di questo veicolo può essere ammirato nella collezione del Museo dei Prototipi di Amburgo. Questa convertibile, color silver, fu la prima macchina sportiva di Denzel, con l’intera carrozzeria in acciaio. Dato che le precedenti carrozzerie costruite in plastica erano troppe delicate e diventavano friabili, questo modello è il più vecchio sopravvissuto della serie Denzel, oltre ad essere l’unico con 4 sedili. Equipaggiato di uno chassis Kübelwagen, rappresenta una delle prime macchine sportive costruite da Denzel. Successivamente iniziò a usare gli chassis Volkswagen per un totale di 6 pezzi sempre in acciaio e con 4 posti.

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  La Denzel 4-seater convertible 1949 vista di tre quarti anteriore

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La Denzel 4-seater convertible vista di fronte

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La Diamond  Doodlebug  Tanker Texaco del 193, in scala 1:43, 3 fa parte della serie Autocarri

All’inizio degli anni ’30, Howard W. Kizer, gestore della flotta per il marchio americano “Texaco”, capì come modernizzare l’immagine dei combustibili per il riscaldamento. Pensando che le autobotti fossero già dei veicoli speciali, perché non realizzarne versioni più moderne per catturare l’immaginazione della gente? La maggior parte della popolazione americana scaldava ancora le proprie abitazioni con il carbone, ma l’industria petrolifera americana stava tentando di convincere il popolo a passare al combustibile. La strategia consisteva nell’adottare una campagna pubblicitaria nuova e moderna. Nel 1933 lo studio di progettazione Bel Geddes venne incaricato di elaborare autobotti dalle forme moderne. Nel 1934 furono commissionati 6 veicoli, il cui chassis fu costruito dall’azienda Heil Co., costruttore di carrozzerie in Alabama. La Heil Company era stata fondata da Juilius P. Heil, un emigrato tedesco ed esiste tutt’oggi come fabbrica produttrice di cassoni per camion, specializzati nel design e nella produzione di veicoli per la raccolta dei rifiuti. Per rispettare le linee moderne allungate, il motore Hercules da 6 cilindri venne montato nella parte posteriore dell’autobotte. Questo però costringeva l’autista a star seduto nella parte bassa della cabina; inoltre non poteva cambiare marcia in modo corretto perché non riusciva a sentire i giri del motore. Il progettista pensò allora di installare un tachimetro, ma il cavo non era abbastanza lungo e quindi venne aggiunto un microfono nel mpartimento del motore collegato all’altoparlante nella cabina. Il veicolo era lungo 8 metri, ma alto solo 1 metro e 80. Il risultato finale rispecchiava esattamente ciò che aveva richiesta la Texaco, ossia un’immagine moderna dell’industria petrolifera americana. Altre aziende petrolifere americane dovettero adattarsi alle linee rivoluzionarie della Texaco, quindi furono progettate e costruite altre autobotti allungate durante gli anni ’30. Della Diamond T Doodlebug furono costruiti solo 6 esemplari, ma nessuno di questi esiste ancora.

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La Diamond Doodlebug Tanker Texaco vista di lato

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L’autobotte Diamond Doddlebug Tanker  é prodotta in serie molto limitata

Per informazioni sui modelli in scala della Autocult contattare la Mini Miniera. Contatti tel 0171344420 oppure info@miniminiera.com – sito web www.miniminiera.com

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