La Mini Miniera annuncia i nuovi modelli di Auto Cult

La prima serie di modelli in scala 1:43 prodotti da Auto Cult e distribuiti in Italia da la Mini Miniera é stato un grande successo. In anteprima vi presentiamo le interessanti novità di questo nuovo produttore. Le riproduzioni in scala 1:43 sono quattro: per la serie  “Prototipi” il modello della Ruhr Penguin del 1955; Per la serie “Marchi del passato” la Aero Minor II Sedan del 1949; per la serie “Special Edition” l’Intermeccanica IMP del 1961 e per la serie “Racing” la Petermax Record Car del 1949. Tutti i modelli saranno prodotti in resina in una serie limitata di 333 pcs .

The first set of models in 1:43 scale produced by Auto Cultand distributed in Italy by the Mini Miniera was a great success. We present the interesting new models in scale of this new producer. The new reproductions in 1:43 scale  are four: for the series “Prototype” the Ruhr Penguin 1955; for the series “Marks of the pastthe Aero Minor II Sedan 1949; for the series “Special Edition” the Intermeccanica IMP 1961 and for the series “Racing” the Petermax Record Car of 1949. All models will be produced in a limited series of 333 pcs.
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 Aero Minor II Limousine 1949

Subito dopo la fine della guerra, la Java Minor II venne rinominata ed offerta come Aero Minor. Il nome “AERO” non aveva nulla a che vedere con le auto Aero del periodo prebellico. Il nome, infatti, deriva dal risultato della ristrutturazione post guerra nell’industria Cecoslovacca, dove si passò dal difficile mercato durante il conflitto, ad un’economia di pace, in cui era necessario integrarsi con le novità introdotte dal piano economico socialista.
La fabbrica di auto e moto Jawa riuscì a sopravvivere ed iniziò subito con la produzione dei vecchi modelli ante-guerra. Nel dicembre del 1945 il marchio Aero venne statalizzato, la produzione del veicolo interrotta e la produzione JAWA dovette fermarsi per concentrarsi invece su quella di auto di maggiore qualità. Ma questa non fu la fine della Java Minor!!!

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I nuovi gestori, che erano comunisti, capirono subito che si trattava di un veicolo concept moderno dai costi ridotti. A partire dal 1946 la Java Minor II venne rinominata Aero Minor, la produzione spostata a “Flugzeugwerke Walter” di Praga e “Flugzeugwerk Letov” perché queste fabbriche avevano una grande capacità di produzione disponibile. L’Aero Minor II era una berlina 2 porte a  4 posti, il motore era a 2 tempi, 2 cilindri sviluppante una potenza di 20 cavalli con una cilindrata di 616cc e la trazione era anteriore. La produzione durò fino al 1951 per un totale di 14.187 esemplari costruiti. Venne poi interrotta quando l’industria aeronautica iniziò a crescere e quindi gli spazi per la produzione vennero destinati alla costruzione di aerei.

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Intermeccanica IMP 1961

Intermeccanica-Puch (IMP) è una fabbrica di auto fondata dall’Ingegner canadese Frank Reisner con la sua azienda Intermeccanica e dall’austriaco Johann Puch. I primi prodotti che la IMP consegnò erano delle componenti per il tuning. La prima auto fu realizzata nel 1960. Nel 1961 entrambi i fondatori iniziarono con la costruzione di una piccola coupé nella città di Torino. Frank Reisner utilizzò il motore 4 tempi, 2 cilindri (raffreddato ad aria), con una cilindrata di 645 ccm, del costruttore austriaco Steyr- Puch.

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La vettura era una coupé 2 porte a 2 posti costruita dall’azienda italiana Coma di Torino. Era molto simile alla Abarth-Zagato e la velocità massima dichiarata era di 150 km/h. In totale, durante il 1962, ne vennero realizzati 10 semplari. Nel 1962 Intermeccanica spostò la sua attenzione verso la produzione di grandi auto da strada con motori americani. All’inizio i veicoli furono consegnati sotto diversi nomi, in parte prodotti con la stretta collaborazione di Bitter e Opel. Gli ultimi modelli Intermeccanica erano invece i prpredecessori della Bitter CD. La produzione delle macchine sportive durò fino al 1974. A causa di ragioni economiche, nel 1975 la fabbrica venne spostata a San Bernardino, dove furono realizzate fatte numerose repliche. Oggi Intermeccanica è famosa per le repliche di alta qualità delle più famose macchine sportive del passato come la Porsche 550 Spyder.

 

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Petermax Müller Weltrekordwagen 1949

Petermax Müller, figlio di armatori navali, nacque a Postdam il 21 gennaio 1912. Dopo essersi diplomato, completò il suo apprendistato come amministratore d’affari nel campo automobilistico presso la “Brennabor-Werk” di Brandeburgo. Nel 1937 iniziò a lavorare nella distribuzione dei marchi Auto-Union (DKW , WANDEREN, HORCH). Nel 1938 si unì al team Auto-Union e vinse il Rally di Monte Carlo a bordo di una DKW di 1000cc. Nel 1939 arrivò secondo; partecipò alla Liège-Rome-Liège dove arrivò terzo guidando una Wanderer.

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La sua carriera da pilota dovette presto interrompersi a causa della II Guerra Mondiale. Subito dopo riuscì a fuggire dall’occupazione sovietica e si trasferì a Velpke. Finalmente poteva concentrarsi sulla sua vera passione, le auto da corsa! Vinse circa 60 gare durante la sua carriera. Tra il 1946 ed il 1949 costruì 6 macchine da gara e le pilotò durante i campionati tedeschi del 1948 e 1949. A quel tempo, la “Weltrekordwagen” fu realizzata con l’aiuto di un carrozziere, che Müller conosceva dai tempi di Berlino. La prima auto sportiva di alluminio, dalle linee aerodinamiche, fu costruita sulla base di uno chassis Kübelwagen con le sospensioni anteriori di una Schwimmwagen. Motore 4 cilindri “Vogelsang”, velocità massima 215 km/h grazie al suo peso ridotto 550 Kg. Fu solo prodotta questa Weltrekordwagen, che è esposta al museo Prototipi di Amburgo.

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Ruhrfahrzeugbau  Pinguin II 1955

La “M.E.V. Studiengesellschaft für Kraftfahrzeugentwicklung” fu fondata nel maggio del 1953 a Herne da Romanus Müthing, un ex rappresentante di macchine agricole. Erano anche coinvolti Heinz Eschenbroich e Kurt C. Volkerath, ingegnere che sviluppò la famosa auto a razzo Opel. Volkerath, che dirigeva il progetto, stava costruendo un telaio con tubo centrale per una 3 ruote. Il suo progetto venne chiamato “Pinguin”. Nella parte posteriore dell’auto fu installato un motore a 2 tempi di 200 cc, potenza 9.5 cavalli, 1 cilindro, dell’azienda “Ilo”. Nella parte anteriore, invece, gli indicatori di direzione furono posizionati sopra i paraurti, le portiere avevano le cerniere posteriori ed i vetri erano scorrevoli. Le ruote anteriori erano semicoperte, mentre il retro era caratterizzato da un grosso portellone. Velocità massima 85 km/h; costo dell’auto 3.775,00 Marchi Tedeschi.

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La Pinguin venne esibita la prima volta alla fine del 1953 al Salone Zweirad di Francoforte. Ottenne un enorme successo di pubblico che, per scherzo, parlava della Pinguin come una “Porsche su 3 ruote”. La macchina, però, aveva due grandi difetti: peso e stabilità. L’obiettivo era quello di raggiungere il peso di 280 Kg del veicolo senza carico, ma ne pesava circa 450 Kg. Inoltre, anche se Volkerath aveva disegnato un’auto dalle linee ricercate, lo chassis aveva problemi di stabilità. Müthing aveva già investito 80.000 Marchi Tedeschi nello sviluppo dell’auto ed il rischio era che l’intero progetto della Pinguin fallisse. Per questo motivo si mise in contatto con Norbert Stevenson, un ingegnere della Fuldamobile, al quale chiese di riiniziare lo sviluppo intero del progetto dal principio. Dopo i due prototipi originali, vennero costruiti solo 10 esemplari. Il progetto fallì, l’azienda fu liquidata ed i 12 pezzi venduti.

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Per informazioni sui modelli in scala della Autocult contattare la Mini Miniera. Contatti tel 0171344420 oppure info@miniminiera.com – sito web www.miniminiera.com

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