Kamm aveva ragione! Alfa Romeo SZ e TZ2 Tecnomodel Mythos 1 : 18

Parafrasando Don Abbondio, potremmo dire: “Kamm, chi era costui”? Winubald Kamm (1893 – 1966) era un ingegnere tedesco, che contribuì in modo significativo al progresso dell’ingegneria applicata ai motori a combustione, studiò a fondo la fisica collegata agli pneumatici, ma che in particolare fu pioniere dell’aerodinamica applicata alle automobili. Basandosi sul fatto che, secondo la dinamica dei fluidi, la forma a goccia è quella con la minor resistenza aerodinamica, fu lui a scoprire che tagliando la coda della “goccia” in un punto intermedio e contemporaneamente abbassandola verso il suolo si ottenevano comunque gran parte dei benefici della “goccia completa“. Creò così la cosiddetta “Coda Tronca” o “K-tail”, o “Kammback”, o “Coda di Kamm”, in grado di dare alla carrozzeria un’ottima penetrazione aerodinamica senza problemi di ingombo eccessivo e peso.

Paraphrasing Don Abbondio, could we say: “Kamm, who was he”? Winubald Kamm (1893 – 1966) was a German engineer, who contributed significantly to the progress of engineering applied to combustion engines, studied the physics related to tires, but in particular was a pioneer of aerodynamics applied to cars. Based on the fact that, according to the dynamics of fluids, the drop shape is the one with the least aerodynamic resistance, he discovered that cutting the tail of the “drop” at an intermediate point and at the same time lowering it towards the ground, however, a large part of the benefits of the “complete drop” were obtained. Thus created the so-called “Trunk Tail” or “K-tail”, or “Kammback”, or “Kamm Tail”, able to give the body an excellent aerodynamic penetration without problems of excessive bulk and weight.

Manco a dirlo, la “coda Tronca” trovò immediatamente il suo impiego nelle competizioni; e proprio di due splendide vetture da competizione ci occupiamo oggi, riprodotte in resina da Tecnomodel, in scala  1:18. Si tratta dell’Alfa Romeo Giulietta SZ “Coda Tronca” 1961 e la successiva Alfa Romeo Giulia TZ2 1965, che di fatto rappresenta l’estremizzazione dei concetti espressi dalla Giulietta SZ.

La storia della Giulietta SZ (Sprint Zagato) iniziò da un incidente. Difatti, alla fine degli anni ’50 l’Alfa Romeo dominava nella categoria GT fino a 1300 cc con la sua Giulietta Sprint Veloce, carrozzata da Bertone. Ma il gentleman driver milanese Massimo Leto di Priolo danneggiò pesantemente la sua Sprint Veloce durante una gara: invece di farla riparare in Alfa, la affidò a Zagato. Il carrozziere milanese la ricostruì utilizzando un telaio tubolare, rivestito da una profilata carrozzeria in alluminio, riuscendo ad ottenere, oltre ad una migliore penetrazione aerodinamica, un risparmio di peso di ben 130 kg. La vettura, detta Giulietta Sprint Veloce Zagato, riportata in pista vinse al debutto la prestigiosa Coppa Intereuropa di Monza, battendo le Giulietta Sprint Veloce ufficiali… e ottenne un enorme successo presso gli altri piloti, che si affrettarono a portare le loro Giulietta alla Zagato per farsele modificare nella stessa maniera.

L’Alfa Romeo corse quindi ai ripari affidando proprio a Zagato una piccola serie di vetture da corsa basate sulla meccanica della Sprint Veloce. Nel 1960 nacque perciò la Giulietta SZ prima serie, immediatamente competitiva in gara. Ma ecco che la storia si ripeté: un nuovo incidente in gara coinvolse una Giulietta Veloce già ricarrozzata da Zagato (e preparata da Conrero per il pilota Francesco de Leonibus), che successivamente venne ricostruita da Michelotti. Questi le diede una forma più allungata e simile ad una goccia. La vettura così modificata ottenne, a Monza, la velocità record (per una “milletrè”!) di 222,22 km/h, superiore a quella delle SZ in gara. Ciò dimostrò che, contrariamente alle apparenze, la Giulietta SZ “di serie”, con la sua forma tondeggiante e raccolta, non era sufficientemente aerodinamica. Zagato affidò il restyling (diremmo oggi) della vettura ad Ercole Spada, che allungò il muso e la coda troncandola secondo le tesi di Kamm, migliorandone istantaneamente le prestazioni velocistiche. Nasceva così, nel 1961, la Giulietta SZ Coda Tronca.

Tecnomodel ha saputo catturare bene la linea della SZ: notevole come sempre la qualità della verniciatura e dell’assemblaggio. A giudicare dalla targa, il modello riproduce  la vettura con telaio AR10126*0184 del 1962, seppure con qualche piccola inesattezza, come il bocchettone del carburante esterno e la luce di illuminazione del numero di gara, tipiche delle vetture da competizione ma assenti sulla versione stradale, che ha il tappo del serbatoio all’interno del baule. In ogni caso, il modello è molto ben fatto. Solo l’assetto è leggermente troppo basso sul posteriore, ma per il resto tutto è ok: molto bella la fanaleria, belle le ruote, ottimo l’uso delle fotoincisioni.

Anche gli interni denotano una certa cura:  spartani come si addice ad un’auto da corsa ma ben particolareggiati, in particolare volante e strumentazione. Il coperchio del cassettino portaoggetti non è in realtà presente sulla #0184.

Un’immagine ufficiale della Giulietta SZ Coda Tronca

Nel 1963 la carriera sportiva della Giulietta SZ era ormai giunta al termine: l’Alfa Romeo (con l’aiuto dell’Autodelta) aveva creato, per le gare nella categoria Sport fino a 1600 cc, la nuova Giulia TZ (Tubolare Zagato) sempre disegnata da Ercole Spada, che evolveva i concetti già espressi sulla SZ: quindi nuovamente leggero telaio in tubi, carrozzeria in alluminio altrettanto leggera e coda tronca, secondo i dettami di Kamm.
La nuova vettura si rivelò molto competititiva, tanto che nel 1965 inizò a calcare le piste la sua evoluzione, la Giulia TZ2 (praticamente la “nipote” della Giulietta SZ) che, sempre grazie alla matita di Spada ed alla competenza di Zagato, portava alla massima evoluzione la “coda tronca” nata solo cinque anni prima.

La nuova TZ2 era bassissima, larga, con un profilo decisamente più moderno (anche grazie al tetto squadrato) rispetto alle precedenti vetture: il peso era ancora più contenuto grazie alla carrozzeria in fibra di vetro. La TZ2 fu prodotta in soli 9 esemplari, e la sua brillante carriera agonistica finì prematuramente a causa del cambiamento dei regolamenti sportivi internazionali, che la relegarono nella categoria “prototipi”; l’Alfa preferì quindi interrompere lo sviluppo della TZ per dedicarsi a quello della Giulia “GTA” nella categoria Turismo e della “33” nei prototipi. Ma questa è un’altra storia…

Tecnomodel ci ha fornito una versione “corsa” e precisamente quella vincitrice tra i prototipi fino a 1600 cc alla 1000 km del Nürburgring del 1967 (15ª assoluta) con l’equipaggio belga Serge Trosch/Teddy Pillette. Sono comunque disponibili anche la versione stradale, quella di Le Mans 1965 e quella della Targa Florio dello stesso anno.

Anche in questo caso, Tecnomodel ha fatto un ottimo lavoro. Le proporzioni sono rispettate molto bene, la verniciatura è (manco a dirlo) perfetta, le decorazioni sono accuratamente posizionate e l’assemblaggio è curatissimo. L’uso sapiente delle fotoincisioni dà un tocco di classe. Decisamente un bel modello.

Ottimi anche gli interni, caratterizzati dalla strumentazione “sdoppiata”. Bello il volante con razze fotoincise, corretta la forma dei sedili. Dal lunotto è visibile la ruota di scorta.

La “nostra” TZ2 in azione. 

Entrambi i modelli sono prodotti in tiratura estremamente limitata e sono come di consueto confezionati in un’elegante scatola di spesso cartone nero, avvitati su una base rivestita in tessuto con la targhetta riportante il nome del modello ed il numero progressivo. Fate spazio nelle vostre vetrine…

 

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