Jaguar E-type 3.8 Roadster series I – AutoArt 1 : 18

Al salone di Ginevra del 1961 una vettura in particolare catturò l’attenzione dei visitatori e della stampa: la nuova Jaguar E-type, che da subito rappresentò una vera e propria rivoluzione nel design delle vetture ad alte prestazioni ed un passo avanti epocale per la Casa britannica. La E-type andava infatti a sostituire la XK 150, vettura sportiva tipicamente inglese basata su canoni estetici risalenti all’immediato dopoguerra, con telaio a longheroni e sospensioni anteriori indipendenti e ponte rigido posteriore.

Foto di Andrea Torchio

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Per la nuova sportiva la Jaguar decise di utilizzare tutte le esperienze maturate con la D-type, vettura da corsa vincitrice a Le Mans per tre anni di fila (1955, ‘56 e ‘57). La nuova vettura venne progettata attorno ad una monoscocca centrale, sulla quale erano ancorati un telaio anteriore, con motore e avantreno a barre di torsione ed un retrotreno a ruote indipendenti innovativo, praticamente un gruppo autonomo ancorato ad un sottotelaio imbullonato alla scocca, con semiassi oscillanti e freni a disco all’uscita del differenziale.

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Una bella foto che evidenzia la linea filante della Jaguar E prima serie

Il motore era un sei cilindri in linea, da 3.781 cc, con distribuzione a doppio asse a camme in testa, alimentato da tre carburatori orizzontali, che sviluppava 265 cv a 5.500 giri, per una velocità massima prossima ai 250 km/h. Però, quella che più affascinò i visitatori del Salone di Ginevra, fu la splendida carrozzeria, che sfoggiava sfacciatamente la sua diretta discendenza dalla D-type da corsa. Addio alla carrozzeria “ponton” con calandra quasi verticale e fari tondi della XK 150; ora la E-type si presentava come un siluro basso e sinuoso, dal grande cofano piatto e tondeggiante (con un vistoso rigonfiamento centrale), la coda alta, la calandra ogivale e fari carenati.

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xke-trqcodaPur non avendo, in realtà, un grande coefficiente aerodinamico, l’aspetto grintoso dava l’impressione dell’esatto contrario, facendo intuire le grandi prestazioni della vettura. Il successo fu enorme e la Jaguar E-type divenne immediatamente un’icona di stile, prodotta fino al 1975 in tre versioni, ciascuna con un motore diverso: un motore 3.8 per la prima serie, un 4.2 per la seconda serie e un 5.3 dodici cilindri per la terza ed ultima serie.

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Un’inquadratura della Jaguar E prima serie in movimento

AutoArt ci propone, nella serie di prestigio “Signature”, un superlativo modello in scala 1:18 della E-type primissima serie, la cosiddetta “flat floor” per il fondo piatto di fronte ai sedili (verrà incavato, per favorire l’abitabilità, nelle serie successive), che si affianca al modello nella stessa scala della Jaguar E Series III a 12 cilindri, immesso sul mercato già da qualche anno.

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Trattandosi di un “top di gamma” la confezione si presenta adeguata: un elegante astuccio in cartoncino nero, che riveste un guscio di polistirolo nel quale è annegato il modello. Sulla metà superiore del polistirolo sono alloggiate le due capottine (aperta e chiusa), un panno per lucidare il modello ed un attrezzo per aiutarsi ad aprire le parti mobili, comprendente una lente d’ingrandimento per meglio osservare i dettagli (e sono tanti!).

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Vi è anche un certificato di originalità, che ci comunica che il modello da noi esaminato è il n.1080 della serie, verniciato in Opalescent Silver Gray. Il modello è dotato di cinque aperture (cofano motore, bagagliaio, le due porte, sportello del serbatoio), sospensioni realmente funzionanti, ruote con raggi in acciaio montati a mano e, udite udite, sedili rivestiti in vera pelle! Inutile dire che le proporzioni della linea sono perfettamente azzeccate, che la verniciatura è uno spettacolo di precisione ed uniformità, che le parti sono assemblate tra loro con interstizi minimi. La capottina in versione “ripiegata” aderisce perfettamente al corpo della vettura, così come quella in versione aperta che, in più, ha diverse parti cromate e “copia” in maniera precisissima la curva della cornice del parabrezza.

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Il pannello strumenti della Jaguar E type prima serie

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La fanaleria anteriore è molto realistica; il lungo cofano, con griglie passanti, si apre con uno scatto e resta in posizione senza sforzo, rivelando una incredibilmente dettagliata riproduzione del propulsore e delle sospensioni, che come già detto hanno tutti i leveraggi realmente funzionanti. Consigliamo vivamente l’uso della lente d’ingrandimento.

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Splendide le due modanature che percorrono tutto il cofano, dal bordo fino alla cornice dei fari (e oltre), realizzate in fotoincisione ed innestate sullo stampo del cofano stesso. Un tocco di classe é la griglietta fotoincisa che chiude la “bugna”, di fronte al parabrezza.

 

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Il parabrezza esibisce una perfetta cornice cromata e su di lui sono appoggiati i tre tergicristalli, molto ben realizzati tramite una base in plastica, più spessa, nella quale sono innestati i sottilissimi bracci con spazzole in fotoincisione. Bella anche l’asta che regge lo specchietto. Gli interni richiedono di nuovo l’uso della lente per poterne godere appieno… il cruscotto è riprodotto con cura maniacale, il volante ha le razze fotoincise, i sedili (come già detto rivestiti di uno strato sottilissimo di vera pelle) sono perfetti, la moquette è spessa e morbida. Non  manca neanche la plafoniera della luce di cortesia, posta sulla paratia che separa l’abitacolo dal bagagliaio.

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Il coperchio del bagagliaio e lo sportello del serbatoio carburante si aprono con l’ausilio del piccolo utensile fornito; il vano bagagli è liscio e completamente spoglio e delude un po’, vista la classe esibita fino a questo momento, il fatto che il vano sia realizzato in una semplice plastica nera. Lo sportellino carburante non resta aperto completamente.

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Il posto di guida della Jaguar E roadster prima serie

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La fanaleria posteriore é molto ben riprodotta come lo sono i paraurti ed i tubi di scarico; é un po’ troppo appariscente la scritta “E-Type” tampografata sullo spazio della targa. Finissimo, invece, il logo Jaguar sul bordo del baule. Capovolgendo il modello possiamo osservare tutta la meccanica, il tubo di scarico ed i leveraggi delle sospensioni_ Merita una lode il gruppo della sospensione posteriore, con i doppi ammortizzatori funzionanti e lo scenografico differenziale dipinto in rosso.

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Ed ora parliamo delle ruote, che meritano qualche critica. Difatti, nella vista laterale le ruote appaiono un pò piccole, probabilmente per il pneumatico il cui fianco è un po’ troppo ribassato; fatto sta che un paio di mm in più di diametro avrebbero migliorato l’estetica. Inoltre, a causa dell’utilizzo dei raggi in acciaio (peraltro bellissimi), i cerchioni sono sì splendidi, ma non del tutto simili a quelli della vettura reale, che avevano molti più raggi, disposti in maniera più fitta. Proababilmente l’effetto sarebbe stato raggiunto utilizzando raggi in fotoincisione più facili da disporre, ma che, per contro, sarebbero stati meno pregiati. In ogni caso, l’insieme cechio-raggi-pneumatico è molto bello e di sicuro effetto, arricchito anche dal bellissimo “gallettone” centrale che porta, tampografati, sia il logo Jaguar che le indicazioni per il serraggio. Strano che, in questo tripudio di dettagli, manchino le valvole di gonfiaggio dei pneumatici.

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Alcuni potrebbero anche obiettare che l’assetto del muso è un po’ troppo alto: nessun problema, basta far agire alcune volte la sospensione per ammorbidirla ed il muso si abbasserà sotto il suo stesso peso, assumendo la posizione corretta. In conclusione possiamo senza dubbio affermare che la E-type 3.8 series I di AutoArt è un modello di grande pregio, accuratissimo e dettagliatissimo, che colma in maniera splendida un vuoto tra i modelli di prestigio nella scala 1:18 e che tra l’altro sarà presto disponibile, per la gioia degli appassionati, anche in versione coupé.

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La catena di montaggio della Jaguar E prima serie

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