I rally? Roba da donne! – Fiat 131 abarth e Lancia Stratos 1 : 18 Solido

Prima che gli appassionati di corse automobilistiche inizino ad insultarmi per l’affermazione del titolo, lasciatemi spiegare: Solido ha recentemente presentato sul mercato due interessanti modelli riproducenti due autovetture che per tutti coloro che masticano anche minimamente l’argomento rally, sono due miti assoluti. E come definire altrimenti la Lancia Stratos e la Fiat 131 Abarth, che proprio della Stratos raccolse il testimone? Tutto vero, direte voi, ma le donne cosa c’entrano? C’entrano eccome, perché la 131 ha i colori (bellissimi) Fiat France e riproduce la vettura pilotata dalla grande Michèle Mouton in coppia con Annie Arrii al Tour de Corse 1980, mentre la Stratos ha la livrea del Team Aseptogyl, noto per essere composto esclusivamente da donne: la vettura in questione gareggiò al Rally di Monte Carlo del 1977, con l’equipaggio Christine Dacremont e Colette Galli. Abbiamo quindi per le mani due lampanti esempi del fatto di come anche le donne siano riuscite a farsi onore nel duro mondo dei rally!

Before that car racing fans start insulting me for the title’s affirmation, let me explain: Solido has recently presented on the market two interesting models, reproducing two cars that are absolute myths for anyone who even minimally knows the history of rally. And how else to define the Lancia Stratos and the Fiat 131 Abarth, which just picked up the witness from Stratos? All true, you say, but what does the women have to do with it? They have it all, because the 131 has the Fiat France (beautiful) colors and reproduces the car piloted by the great Michéle Mouton paired with Annie Arrii at the Tour de Corse 1980, while the Stratos has the livery of the Aseptogyl Team, known to be composed exclusively of women: this car competed at the 1977 Monte Carlo Rally, piloted by Christine Dacremont and Colette Galli. So we have two glaring examples of the fact that women have done honor in the hard world of rallying!

la Scuderia Aseptogyl, caratterizzata dalla caratteristica livrea rossa e rosa, è familiare a chiunque conosca la scena europea dei rally negli anni ’70. Nata da un’idea del dentista francese ed ex concorrente di rally Bob Neyret, la squadra aveva come sponsor principale il dentifricio Aseptogyl, prodotto dalla compagnia di Neyret,  oltre alla benzina Esso. Iniziò la sua attività nel 1971 con le Alpine Renault A110 Gruppo 4. Bob Neyret era un buon dentista ed imprenditore e sicuramente aveva capito che una squadra composta esclusivamente da donne (possibilmente carine, oltre che validi piloti) era sicuramente un buon veicolo pubblicitario. Nel corso degli anni la scuderia passò dall’Alpine alla Lancia, dalla Peugeot, alla Citroën utilizzando anche Toyota, Chrysler, Autobianchi A112 e persino le modeste Fiat 127; si cimentò sia nei rally, nei grandi raid (Rally del Marocco, Rally Coppa del Mondo London-Sydney) e nelle gare su pista (Tour de France, 24H di LeMans) con risultati alterni.

Michèle Mouton, pilota francese ed ora dirigente FIA, è tra le poche donne ad avere vinto gare valide per competizioni di serie mondiali. Debuttò nel 1972 come navigatrice e come pilota al Tour de Corse del 1974 su Alpine A110. Partecipò con ottimi risultati di categoria alla 24 Ore di Le Mans, mentre nei rally iniziò a cimentarsi a bordo di auto italiane: A112 Abarth, Lancia Stratos e la Fiat 131 Abarth (eccola qui!) con cui raggiunse i suoi migliori risultati fino a quel momento (quinta assoluta al Tour de Corse 1978, 1979 e 1980). Nel 1981 passò all’Audi, che proprio quell’anno mise in campo la rivoluzionaria Quattro a trazione integrale: una sola vittoria al SanRemo. il 1982 fu la sua migliore stagione: in coppia con Fabrizia Pons vinse in Portogallo, in Grecia e in Brasile e solo un guasto meccanico in un momento decisivo della stagione le impedì di soffiare il titolo a Walter Röhrl. Michèle Mouton si ritirò nel 1986, l’anno dell’incidente mortale di Toivonen/Cresto, nonstante la vittoria nel campionato tedesco con la Peugeot.

Veniamo ora ai modelli. Sono realizzati in die-cast, senza aperture e con ruote anteriori non sterzanti. La finitura è abbastanza accurata, le decals ben posizionate e le proporzioni sono buone: per assurdo, anche migliori di quelle di altri modelli ben più blasonati (e cari). Entrambe le riproduzioni denunciano una parentela con quelle edite da Hachette nelle edicole spagnole e francesi, ma differiscono da queste ultime per le decorazioni, del tutto originali e poco comuni. 

Esaminando i singoli particolari, la fanaleria è di buon livello; ottimo il particolare dei fanali posteriori rettangolari (e non a T rovesciata) sulla 131, corretti perché richiamavano il restilyng del modello di serie. Non sono presenti fotoincisioni, le varie griglie (numerose sulla Stratos) sono composte con parti in plastica stampata e non sono passanti, le ruote sono un po’ semplificate ma alla fine il risultato è persino superiore alle aspettative e l’aspetto generale è buono. Gli interni sono ugualmente semplificati, realizzati in semplice plastica nera; fotografarli è praticamente impossibile, perché i vetri in plastica trasparente sono piutttosto spessi e deformano l’immagine fotografica, ma sono di buon livello. Unico appunto, le cinture di sicurezza realizzate con una semplice decal applicata sul sedile che sono decisamente cheap. Molto meglio un pezzo stampato in plastica nera, anche semplice, ma applicato. Speriamo che nei modelli futuri questo particolare venga modificato.

Osservando le fotografie delle auto vere, possiamo notare come, alla fine, questi due prodotti Solido siano piuttosto precisi: solo nella 131 notiamo qualche differenza nel frontale, in corrispondenza degli incavi rettangolari delle luci di posizione (chiusi) sullo scudo anteriore, che sul modello in scala sono sono stati omessi. Per il resto, anche la targa anteriore della 131, errata nella realtà perché ricostruita “alla francese” seppur italiana, è stata riprodotta correttamente. 

Insomma, queste  Solido sono, per gli appassionati di rally, un’ottima occasione per mettere in collezione versioni non comuni di due splendide vetture, senza spendere una fortuna; per gli elaboratori, sono un’altrettanto ottima base da modificare o migliorare. Quindi, molto bene Solido (cinture di sicurezza a parte…)!

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