Fiat Abarth 1000 TCR Gr. 2 1970 – AutoArt 1 : 18

Il nome Abarth evoca, in chiunque abbia una minima conoscenza del mondo automobilistico, immagini di corse, motori, piloti e vittorie. Ma soprattutto fa venire immediatamente in mente delle utilitarie elaborate che sfrecciavano rumorosamente per le strade, guidate da giovanotti che cercavano di emulare i piloti che con quelle stesse auto, ancora più trasformate e “vitaminizzate”, vincevano sui circuiti di tutto il mondo. Non appena apparvero sul mercato, Carlo Abarth, “il Mago”, geniale industriale austriaco naturalizzato italiano, si era dedicato all’elaborazione delle utilitarie Fiat, a partire dalla 500, passando per la 600 e arrivando fino all’850, berlina o coupé. I motori aumentavano di cilindrata, cambiavano testate e pistoni, le coppe olio si alleggerivano, i cavalli aumentavano in maniera esponenziale; sospensioni ed assetti venivano modificati ad hoc e alla fine della cura le piccole utilitarie si erano trasformate in mostriciattoli da pista, che nelle mani di giovani piloti come Arturo Merzario diventavano imbattibili. La produzione dell’Abarth non si limitò ovviamente alle Fiat elaborate: dalle officine di Corso Marche, a Torino, uscirono anche performanti vetture Sport prototipo ed eleganti coupè stradali, ma è innegabile che il legame con la Fiat fu molto profondo, tanto che, nel 1971, la casa torinese acquistò l’Abarth facendola di fatto diventare il proprio reparto corse.

ABARTH_copertinaNel mondo del modellismo, le Abarth hanno sempre riscosso un buon interesse da parte dei produttori, soprattutto nella scala 1:43; nella scala 1:18, invece, le riproduzioni si limitavano alle Abarth “moderne” (Punto, 500) o alle vetture da rally del Gruppo Fiat, dalla 124 sport rally (Sun Star) alla 131 (Kyosho). Altre riproduzioni erano la 850TC di Revell, la 850 TC prima serie di Solido (ma in scala 1:16) e la mediocre 595SS di Yat Ming, commercializzata anche con altri marchi. Recentemente, AutoArt ci ha però sorpreso con una vera chicca, la 1000 TCR Gruppo 2 del 1970.

ABARTH_trqmuso ABARTH_trqcodaQuesta vettura rappresenta la massima evoluzione sportiva della modesta Fiat 600, trasformata da Abarth in un vero mostro da corsa e riprodotta da AutoArt con la consueta maestria. La carrozzeria, che conserva le linee generali della 600, è riprodotta con cura: ottima la verniciatura grigio opaco, che mette in risalto il bianco delle parti “supplementari” che sull’auto vera erano in materiale plastico.

ABARTH_musocodaIl radiatore spostato sul muso e pesantemente carenato, i parafanghi anteriori modificati e queli posteriori allargatissimi, oltre all’assetto molto basso con pneumatici larghi, danno al modello un aspetto estremamente grintoso, che “copia” perfettamente quello della vettura vera. Le decorazioni sono realizzate in tampografia. Bella la fine griglia fotoincisa del radiatore, bellissima la fanaleria anteriore, ottimi i tergicristalli a pantografo, splendido il fregio del muso, che sfoggia la griglia centrale in fotoincisione. Notevoli anche le cromature, mai troppo brillanti e decisamente realistiche. Ben fatti i finissimi profili cromati che decorano i parafanghi.

ABARTH_apertaIl modello, realizzato in pressofusione, è completamente apribile. Il cofano anteriore si apre su due cardini metallici sottilissimi, avvitati all’interno del cofano stesso. Molto ben fatti i due ganci fermacofano neri, montati su due basi fotoincise, così come fotoincisi sono pure i due fermi posti sul muso.

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Il serbatoio della benzina maggiorato, dotato di tutti i cablaggi (e di un tappo bellissimo) é stato realizzato in plastica nera: avremmo preferito vederlo verniciato in argento, ma possiamo accontentarci. Le porte si aprono con semplici cerniere sprovviste di molla di tenuta: per mantenerle chiuse, viene utilizzato un piccolo magnete inserito nella battuta. Gli interni, spartanissimi, sono privi di qualsiasi rivestimento, salvo i pannelli delle portiere.

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Bello il particolare delle imbottiture poste sul pannello sinistro e sul tunnel del cambio, utilizzate come appoggio per le gambe del pilota (visto il risicato spazio per i piedi). Il volante ha le razze realizzate in fotoincisione, il cruscotto è molto ben fatto. Molto belli anche i sedili avvolgenti, dei quali solo quello di guida è fornito di cinture di sicurezza a quattro punti.

ABARTH_trqcoda_bassoIl modello sfoggia il “cofano” posteriore aerodinamico in vetroresina, omologato dalla FIA nel 1971 per le sole gare in circuito (e poi presto vietato perché potenzialmente pericoloso in caso di incidente). Per poter meglio osservare il motore asportando il cofano, é necessario togliere le due viti che trattengono due fermi in metallo, utilizzando il cacciavite dato in dotazione con il modello. Lo smontaggio é facile, il rimontaggio difficile. In ogni caso, consigliamo di non rifissarlo, perché il motore è molto ben fatto e merita di essere il più possibile visibile.

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Ottimo l’uso dei colori, belli i cablaggi, molto curato il dettaglio. Solo i carburatori doppio corpo, peraltro ben particolareggiati, hanno un colore un po’ troppo uniforme, ma è una pignoleria. Caratteristico l’impianto di scarico, definito “a coda di vacca”, dipinto in bianco opaco. Nota tecnica: questo motore, derivato dall’unità che equipaggiava la 600 di serie, aveva una cilindrata di 982 cc e utilizzava la famosa testata radiale: era raffreddato ad acqua, con radiatore spostato sul muso della vettura; il blocco cilindri era completamente nuovo, ottenuto per fusione e l’alimentazione era data da due carburatori doppio corpo, con cornetti di aspirazione liberi. La potenza era di ben 95 cv, valore elevatissimo, per un motore due valvole per cilindro con distribuzione ad aste e bilancieri! La velocità era di 200 km/h, circa il doppio di quella della vettura di serie…

ABARTH_fondoIl fondo del modello è all’altezza del resto: si possono osservare le sospensioni, le tubazioni del radiatore, le barre antirollio, il fazzoletto di rinforzo posto sulla sospensione anteriore.

ABARTH_fianco-bassoInfine, le ruote: come sempre, AutoArt non ci delude. Ben fatti i cerchioni, pneumatici realistici, anche se privi di stampigliature sui fianchi: non è stato dimenticato il camber delle ruote posteriori.

ABARTH_fiancosxABARTH_fiancodxInsomma, questa Abarth 1000 TCR è un modello molto bello ed affascinante, imperdibile per tutti gli appassionati dello Scorpione (e sono tanti!). È disponibile anche con decorazioni in rosso, e speriamo che presto siano disponibili anche una o due versioni “gara”. In ogni caso, complimenti AutoArt!

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