FERRARI 512S – 1000 km Nürburgring 1970, HOT WHEELS ELITE, 1/18

Ferrari 512S – 1000 km Nürburgring 1970, HOT WHEELS ELITE, 1/18

Foto di Andrea Torchio

FERRARI 512S – 1000 km Nürburgring 1970, MATTEL ELITE, 1/18

Nata nel 1970 e costruita secondo i regolamenti del neonato Gruppo 4 del Mondiale Marche, questa sport-prototipo aveva telaio semi-monoscocca, con motore centrale-longitudinale.

Il propulsore era un 4993,53 cc, con 12 cilindri a V, che erogava potenze dell’ordine dei 550 cv a 8500 giri/min. La vettura fu impiegata per tutta la stagione 1970, ottenendo buoni risultati e piazzamenti ma una sola vittoria assoluta, alla 12 ore di Sebring con Giunti/Vaccarella/Andretti.

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La vettura qui riprodotta in miniatura è la telaio n. 1042, condotta da Nino Vaccarella e John Surtess alla 1000 km del Nürburgring del 1970, dove si classificò prima di classe, ma terza assoluta dietro due Porsche 908.

Raccomandiamo di prestare molta attenzione durante l’operazione di distacco del modello dalla sua base in quanto, al posto delle solite viti, vi sono dei fili di ferro strettamente avvolti, che trattengono le varie parti e occorre molta pazienza e l’uso accorto di una pinza a becco per liberare il modello senza danneggiarlo. Utilizzando un filo di diametro minore, questa operazione potrebbe diventare meno complicata.

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A colpo d’occhio il modello si presenta molto bene, la linea è ben riprodotta, la livrea è accurata e fedele; solo il colore dei cerchi appare un po’ troppo intenso, ma non disturba.

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Mattel ha riprodotto fedelmente le caratteristiche di questa specifica vettura, includendo i fari di profondità anteriori coperti da una “maschera” di colore bianco, il piccolo convogliatore sulla presa d’aria del cofano anteriore riprodotto con una sottile fotoincisione, ed i “baffi” aerodinamici sotto al muso; ha però inserito un gancio traino giallo che sporge dalle f eritoie della calandra, che nell’auto originale non esisteva. Anche le cornici rosse della carenatura dei fari sono di troppo e manca una sottile “cornice” metallica sul bordo del cofano posteriore, in corrispondenza della presa dinamica del filtro aria. Difetti comunque di poco conto, ai quali un bravo bricoleur può ovviare rapidamente.

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Il cofano anteriore è caratterizzato dal grande “bollo” portanumero  e dai bei fari privi di perni di fissaggio, coperti da carenature molto trasparenti e per nulla deformanti. Può essere completamente asportato rivelando le componenti meccaniche dell’avantreno. Si possono osservare l’impianto di estinzione antincendio, tubi, cavi e vaschette, tutti incastrati in una sottile struttura color alluminio, sormontata da due grossi convogliatori d’aria. Mancano le riproduzioni  dei bracci dello sterzo e dei condotti del carburante al di sotto dei tappi di rifornimento. Il parabrezza è in plastica sottilissima, ben sagomato, e il tergicristallo a pantografo ha la spazzola in fotoincisione. Chi cerca la perfezione può staccarlo e ruotarlo leggermente verso il basso, in una più realistica posizione di riposo.

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Le porte si aprono correttamente sollevandosi in avanti, rivelando l’angusto abitacolo molto ben dettagliato; bella la leva del cambio con selettore, la strumentazione e la console centrale con i vari manettini e interruttori; logicamente tutte le parti della carrozzeria sono state lasciate in color alluminio, tranne l’interno delle porte (in plastica sull’auto vera) dipinto in nero e dotato della cinghia per consentire la chiusura. I vetri laterali hanno una bella cornice nera, con i rivetti dipinti in argento.

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Anche su questo modello le fotoincisioni sono moltissime: oltre ai vari fermi dei cofani e alla maniglia di sgancio del cofano motore, finissima e forata, sono da notare quelle riproducenti la chiusura e le fibbie delle cinture di sicurezza. Le cinture, che sono sono in tessuto, hanno l’attacco fissato sullo schienale del sedile anziché sulla struttura “portante” della carrozzeria.La pedaliera, a causa del passaggio dei perni di fissaggio delle viti,  è un po’ troppo vicina al sedile.Quest’ultimo, insieme alle altre parti “morbide” dell’abitacolo, adotta correttamente un colore rosso scuro con trama nera, a imitazione del tessuto, ma il colore utilizzato ci é parso troppo lucido; una finitura opaca sarebbe stata migliore. Anche il cofano motore è completamente asportabile, rivelando una accurata riproduzione del motore, con il convogliatore d’aria del filtro in bianco, i cavi rossi delle candele, le due piccole paratie paracalore sopra i grandi tubi di scarico e la struttura per reggere il cofano in bella vista. Ai lati del motore si vedono i radiatori e il serbatoio olio, privi però di qualsiasi tubo o manicotto di collegamento con il motore. I tubi di scarico, dipinti in bianco, sono divisi in tre parti e presentano dei segni di giunzione piuttosto evidenti. Si possono osservare le sospensioni, con gli ammortizzatori dipinti in rosso con molla vera; avremmo gradito  una maggiore cura nella riproduzione dei bracci della sospensione e dei pivot di fissaggio delle ruote, se non altro perché in completa evidenza.

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Le belle ruote hanno pneumatici molto realistici, con un bel battistrada “d’epoca” . Anche i piccoli fanalini di posizione, sistemati sul bordo del telaio reggicofano, sono ben fatti, con le piccole lenti arancione e rossa e la gemma catarifrangente in mezzo.

Il pianale della vettura, completamente di color alluminio, mostra nella parte posteriore la struttura di sostegno del motore.

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In conclusione, questa 512 sarà un modello imperdibile sia per gli appassionati delle Ferrari da corsa, sia per i fan del “preside volante”, il grande Nino Vaccarella; nonostante qualche piccola imprecisione, l’effetto in vetrina sarà notevole, per la gioia dei collezionisti…

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