Fahr(T)raum, il museo di un sogno

Spazio di guida o Sogno di guidare: la traduzione dello strano nome di questo Museo sta nella ‘T’ messa tra parentesi a dividere la parola “Fahr” (guida) da “raum” (spazio) che può diventare all’occorrenza “Traum” (sogno).

Driving space or Dream of driving: the translation of the strange name of this Museum is in the ‘T’ between brackets to divide the word “Fahr” (guide) from “raum” (space) that can become “Traum” if necessary

La Lohner-Porsche Mixte perfettamente restaurata (e funzionante) al Museo Fahr(T)raum.

Sorto per volontà dell’ing.Ernst Piëch, figlio di Louise Porsche e nipote del celebre Ferdinand, questo Museo si trova sulle rive del lago Mattsee, a circa 15 km da Salisburgo, ospite di quella che un tempo era una fabbrica di scarpe perfettamente adattata a spazio espositivo.

Built by the will of Eng.Ernst Piëch, son of Louise Porsche and nephew of the famous Ferdinand, this museum is located on the banks of the Mattsee lake, about 15 km from Salzburg, host of what was once a perfectly adapted shoe factory

Foto d’epoca con un giovanissimo Ferdinand Porsche alla guida della Lohner Mixte

E’ dedicato al nonno Ferdinand Porsche ed al periodo precedente al suo coinvolgimento con la Daimler-Benz di Stoccarda ed  alla fondazione in Germania del proprio Studio di progettazione che, come ben noto, avrebbe portato in seguito alla nascita di quella che per tutti era la Volkswagen (allora nota come «KdF-Wagen»).

Nelle sale sono ordinate alcune decine di auto, per la maggior parte della Austro-Daimler, vicino al pezzo forse più prezioso del periodo in cui Porsche lavorò per Lohner a Vienna.

 

Sotto al sedile anteriore della Mixte si vede l’ingombrante gruppo generatore di corrente

Perfetta riproduzione della Lohner Mixte in scala 1:18 a cura della Fahr(T)raum

La Austro-Daimler 28/32 “Maja” del 1906 in versione berlina da viaggio.

Quando Porsche si mise a lavorare a Vienna presso l’azienda elettrica Béla Egger & Co. vi rimase per cinque anni prima di passare come capo tecnico alla Jacob Lohner & Co. Costui aveva deciso di affiancare alle proprie carrozze la produzione di vetture automobili.

Per Lohner sviluppò una vetturetta elettrica con caratteristiche eccezionali per i tempi: i motori elettrici erano calettati direttamente sui mozzi delle ruote anteriori, riducendo le dispersioni di potenza che affliggevano la catena cinematica delle concorrenti contemporanee. La vettura fu esposta al Salone di Parigi del 1900, dove vinse una medaglia. Nel 1901 nacque la «Mixte», in cui un motore termico azionava un grosso generatore di corrente che faceva funzionare i motori e manteneva in carica le batterie. Porsche aveva inventato l’odierno ibrido, ma la vettura costava il doppio di un’automobile normale. Anche oggi le auto elettriche costano spesso il doppio della vettura con motore termico da cui derivano, ma bisogna ricordare che a quell’epoca il costo di un’auto normale era di per sé proibitivo e solo i veri ricchi potevano permettersene una.

L’Austro Daimler «Prinz-Heinrich» del 1910 aveva un aspetto molto più moderno delle sue coetanee.

L’eccezionale riproduzione Fahr(T)raum della “Prinz Heinrich” in scala 1:18 e 1:43

Un principe russo commissionò questo roadster Austro-Daimler 14/35hp del 1914

Il logo dell’Austro Daimler sulla punta del radiatore

Nel 1906 Porsche passava all’Austro-Daimler, grazie a Emil Jellinek, che aveva a Vienna una azienda chiamata «Mercedes Elektrik» che aveva collaborato con Lohner per la produzione della  «Mixte» e che era diventato un pezzo grosso della Daimler Motor Gesellschaft di Stoccarda. Nel 1900 Jellinek aveva commissionato al progettista Maybach quella che sarebbe diventata la prima Mercedes, dal nome della sua figlia primogenita.

All’Austro-Daimler Porsche progettò una vettura a quattro cilindri di 4503cc che erogava 35 cv. La macchina, piuttosto convenzionale avendo ancora la trasmissione a catena, fu esposta a Vienna nel 1907 e prese il nome “Maja”dalla seconda figlia di Jellinek.

La “Maja” in scala 1:18 proposta da Fahr(T)raum è perfetta anche nei dettagli

Austro Daimler Kaiserwagen 1911, modello Fahr(T)raum in scala 1:43

Per partecipare a una famosa corsa tedesca di 1800 km in sei tappe, patrocinata dal principe Enrico, fratello dell’imperatore Guglielmo, nel 1910 Porsche prese un motore a 4 cilindri di 5715cc di origine aeronautica progettato nel 1908 da Igor Erich e lo sistemò su di un telaio Austro-Daimler. Con una potenza di 95hp era in grado di spingere la vettura a sfiorare i 140 Km/h. Per questa vettura Porsche creò la prima carrozzeria aerodinamica dell’epoca, che fu detta “Tulpenform” cioè a “forma di tulipano”, per via delle fiancate svasate e la coda sporgente ed arrotondata. Porsche aveva creato la prima vera vettura sportiva. Le tre iscritte alla Coppa Prinz-Heinrich arrivarono ai primi tre posti. Il ritorno pubblicitario fu enorme e nel 1911 ne furono prodotte altre 75, tutte chiamate “Prinz-Heinrich”.

La 35hp del 1914 chiamata “Louise” perché appartenuta a Louise Porsche, figlia di Ferdinand

Una Austro Daimler berlina chiusa da 25hp del 1921

La Sascha 1100 del 1922 era sviluppata da un progetto di Porsche per una vetturetta popolare

 

Modellino della Sascha 1922 di Fahr(T)raum in scala 1:43

Questa Austro-Daimler 617 del 1924 è stata recuperata in Argentina, dove fu usata dalla Polizia

Nel 1916 Ferdinand Porsche fu insignito del dottorato onorario all’Università Tecnica di Vienna. Dopo la Iª Guerra Mondiale progettò il modello 617 a 6 cilindri e nel 1923, in aprile, andò ad occupare il posto di direttore tecnico alla Daimler di Stoccarda, per la quale sviluppò un potente modello a 6 cilindri di 6246cc in grado di sviluppare la ragguardevole potenza di 150 cv. Dopo la fusione tra Daimler e Benz, Porsche lasciò il posto e, prima di fondare il proprio Studio indipendente di progettazione, trascorse poco più di due anni nell’ufficio tecnico della Steyr austriaca, presso la quale progettò il modello 30 a 6 cilindri di poco più di 2000cc di cilindrata. La vettura rimase in produzione pochi anni, declinata anche in versione Taxi con carrozzeria Landaulet (che aveva la porzione posteriore del tetto completamente apribile).

Del 1927 è la Austro-Daimler ADR, usata dal famoso pilota Hans Stuck  nelle cronoscalate

Questa Austro-Daimler ADM-R Torpedo da 130cv del 1929 fu l’auto privata del pilota Hans Stuck

Cruscotto degno di una sportiva ma con ancora l’avvisatore acustico a pera di gomma…

Sopra e sotto la bella riproduzione di Fahr(T)raum della ADM-R 1929 in scala 1:18

La Mercedes 28/100/140 del 1926, sviluppata da Porsche per la Daimler di Stoccarda.

La Steyr 30 è frutto della collaborazione di Porsche con il marchio austriaco.

Una Steyr 30 “Typ 45 Taxameter” usata dai tassisti di Vienna nel 1930-32.

Wanderer W21, una 6 cilindri W22 del 1933 con cilindrata di 1700 cc con una potenza di 35cv.

La storia di Porsche, prima del suo lavoro con il suo Studio avrebbe termine qui, ma il Museo offre anche una Wanderer del 1933, (era una delle prime commissioni avute dal Gruppo Auto Union) e non poteva mancare un Maggiolino, o meglio una «KdF-Wagen» del 1942, una delle poche berline prodotte a Wolfsburg durante la Guerra ed utilizzata come Gauleiterwagen, ovvero dall’amministrazione territoriale dei distretti del Reich.

Nel 1942 furono prodotti circa 150 Maggiolini, in parte affidati ai comprensori locali (Gau).

Il museo dedica un’ampia collezione anche ai trattori Porsche. Pochi si ricordano che Porsche studiò un gruppo di trattori con motore raffreddato ad aria da 1, 2, 3 e 4 cilindri. La produzione ebbe inizio sul finire del 1950 grazie con un accordo con la Allgaier, che durò 5 anni. Nel 1955 la Allgaier decise di ritirarsi dal settore e Porsche assunse in proprio, col nome «Porsche-Diesel» la produzione, in uno stabilimento a Friedrichshafen. Nel 1963, nonostante un buon successo e 120.000 trattori costruiti, la Porsche cedette le linee di montaggio alla Renault, che riprese i vari modelli con lievi modifiche estetiche.

Salone dei trattori

Allgaier System Porsche AP22S  del 1953

Porsche Junior 108L da 14 cavalli del 1958

Presso lo shop del Museo sono disponibili i modelli della serie Fahr(T)raum, realizzati in scala 1:43 e 1:18. Alcuni di essi sono racchiusi in teche orizzontali che fungono da tavolino presso la caffetteria

Il tavolino con doppio fondo ed i modelli in scala 1:18 della “Prins Heinrich” in tre colori

 

Saloncino con simulatori di guida per bambini e ragazzi

Simulatori di guida su circuito multifunzionale, per adulti

Sala del Museo con pista Carrera a disposizione per i visitatori

Modello da vetrina in scala 1:8 di una Auto Union Type C da corsa

Per tutte le informazioni necessarie il sito web é : https://fahrtraum.at/

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