Esval: finezza in miniatura

Grazie alla cortesia del produttore abbiamo l’occasione di mostrare due modelli di resina della Esval, in scala 1:43, che riproducono due auto americane: la Studebaker Manta Ray del 1953 e la Victress S-1A del 1954.

Thanks to the courtesy of the manufacturer we have the opportunity to show two models of Esval resin, 1:43 scale, which reproduce two American cars: the Studebaker Manta Ray of 1953 and the Victress S-1A of 1954.

Linee “futuriste” per la Studebaker Manta Ray

Più realista e con un pizzico di charme inglese la Victress S-1A

Due auto con in comune la carrozzeria di vetroresina, una cosa nuova per l’inizio degli anni Cinquanta del Novecento e al tempo stesso materiale duttile che permetteva una piccola produzione in serie senza il ricorso a costosi stampi.

La Manta Ray non era un dream car costruito dalla Studebaler, ma venne realizzata dai californiani Glen Hire e Vernon Antoine. Si dice che si ispirarono alla Le Sabre del 1951, un concept della General Motors, ma più probabilmente videro degli schizzi di Raymond Loewy che a quel tempo lavorava per la Studebaker.

Sopra: due immagini da rivista d’epoca ritraggono la Manta Ray

Sopra e sotto due schizzi di Raymond Loewy che forse hanno ispirato i costruttori della Manta Ray

E di una Studebaker 1951 è il telaio con motore 8V. Entrambi avevano lavorato alla North American Aviation ed è logico che – come Loewy – la loro immaginazione spingesse a costruire un’auto dal bizzarro aspetto di un reattore su ruote. Fu esposta al Salone di Los Angeles del 1954, dove venne anche premiata e probabilmente i suoi costruttori un pensierino per produrla in serie lo fecero, ma la vettura rimase esemplare unico e sopravvisse fino ai giorni nostri, quando all’inizio degli anni 2000 venne perfettamente restaurata seppure abbandonando il color oro antico metallizzato dell’originale.

Si apprezza il fondino lavorato, ma la riproduzione della meccanica é di tipo generico

Il volante (di una Lincoln, modificato) nasconde parte della strumentazione, ben riprodotta

La Victress S-1A del 1954 nacque invece dall’ingegno della Hellings Company, anch’essa californiana e fu prodotta in piccola serie per essere venduta anche in forma di kit, come usava in Inghilterra per molte piccole sportive.

Immagine della Victress S-1A riportata anche sul talloncino allegato al modello

Pubblicità d’epoca: questa aveva chassis Ford e motore Studebaker

 A sinistra del cartellone pubblicitario s intravede la Victress usata nel film

La sua linea, senz’altro piacevole, si ispirava infatti ai tipici spider inglesi, tanto apprezzati dagli Americani, con un pizzico di italianità. Meccanicamente il modello scelto da Esval per la sua riproduzione sfoggiava il motore 8V Hemi della Dodge, uno dei più potenti della sua epoca, ma le Victress potevano essere equipaggiate con meccaniche e telai differenti, perciò, su una produzione approssimativamente  compresa fra 150 e 200 auto secondo le fonti, può essere difficile trovarne due perfettamente uguali. Una Victress apparve nel film “Bolide Rosso”, più noto come Johnny Dark, interpretato da Tony Curtis.

Sulla Victress la strumentazione si apprezza per la sua finezza

Si diceva dunque che il piccolo fabbricante di modelli speciali ha inteso riprodurre questi due piccoli gioielli della storia delle auto in fiberglass. La Manta Ray esiste in versione aperta, in un colore simile a quello d’origine e in versione con piccolo hardtop montato, nel colore rosa adottato dopo il restauro. La Victress riproduce la prima S-1° recentemente ritrovata e restaurata in colore blu.

Entrambi i modelli sono molto ben realizzati e impeccabilmente verniciati. Sfoggiano entrambi ottimi interni, ma quelli della Manta Ray col tettuccio sono appena visibili.

Esval ha voluto completare le proprie miniature con un fondino modellato, sebbene non proprio fedele: in quello della Manta Ray il telaio Studebaker é appena accennato (é troppo largo), nella Victress invece la riproduzione sembra migliore ma sicuramente la posizione della campana del cambio é troppo arretrata. Piccoli peccati che non inficiano la bellezza dei modelli realizzati da un produttore che non si è comunque limitato, per il fondino, ad una semplice piastra piatta e anonima.

Sono evidenti i massicci scarichi laterali che caratterizzano la Victress S-1A

Esval conferma, dopo i primi modelli visti a Norimberga nel 2014, la sua bravura nel modellato e nei minuti dettagli.

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