BMW M3 DTM 1992 “JAEGERMEISTER” Autoart 1 : 18

La BMW M3 nacque alla fine del 1986, quando i tecnici della Motorsport installarono un motore 4 cilindri in linea di derivazione F2, dotato di testata a 4 valvole e di cilindrata aumentata a 2.3 litri, nel cofano di una Serie 3 E30. Presentata al Salone di Francoforte del 1985, la M3 era immediatamente distinguibile per la sua grintosa carrozzeria dotata di spoiler, appendici aerodinamiche, grande alettone posteriore, parafanghi allargati e con cofano bagagliaio e montante posteriore modificati. Il suo nuovo motore poteva sviluppare 195 cv nella versione catalizzata, per raggiungere una velocità massima di 235 km/h; ovviamente anche freni, sospensioni ed assetto erano stati modificati per adeguarsi alle maggiori prestazioni.

Foto di Andrea Torchio

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Nel 1988 la potenza fu aumentata a 215 cv e l’anno successivo La BMW realizzò la M3 Sport Evolution, serie limitata a 600 esemplari, dotata di un motore profondamente rivisto e con cilindrata aumentata a 2.467 cm³ e una potenza massima di 238 cv, che consentì alla Casa bavarese di omologare la vettura nei campionati internazionali. Vennero quindi sviluppate le M3 da pista, create appositamente per gareggiare nel Gruppo A della categoria Turismo. Queste vetture  preparate arrivavano a sviluppare potenze massime comprese tra i 300 ed i 360 CV ed erano in grado di superare i 280 km/h.

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Nel corso della sua eccezionale carriera sportiva, la M3 E30 conquistò oltre 1.500 vittorie e più di 50 titoli internazionali, tra cui il Campionato Mondiale Turismo (1997), due volte  il BTCC (Campionato Turismo Inglese, nel 1988 e nel 1991), tre volte il Campionato Italiano Superturismo (1987, 1989 e 1990) e due vittorie nel campionato Turismo Tedesco DTM, nel 1987 e nel 1989.

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Ed è proprio una vettura partecipante al DTM che Autoart ci propone questa volta nella serie “Millenium”: si tratta della BMW M3 n. 19 che partecipò al campionato del 1992, condotta in gara de Armin Hahne, nella bella (e famosa) livrea “Jaegermeister” del Team Linder.
La vettura vera è tuttora in circolazione; dopo la partecipazione al DTM, ha corso in Belgio, per poi finire in Francia, partecipando ad alcune gare in salita. La sua carriera è definitivamente terminata nel 2007. Recentemente è stata restaurata ed ha recuperato i suoi colori d’origine, per poi essere venduta all’asta. Il modello Autoart , pur non essendo un inedito, ha il merito di replicare la vettura nelle condizioni originali di quando correva nel DTM: lo si nota confrontando le immagini attuali dell’ autovettura con quelle risalenti al 1992.

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Il modello presenta un’ottima verniciatura, lucida, brillante e di spessore uniforme; le decorazioni, eseguite in tampografia, sono perfette.
Le linee generali della vettura sono state interpretate bene ed anche l’assetto “racing” è corretto. I fari sono, come al solito per Autoart, molto ben fatti e della giusta profondità; ottima anche la fanaleria posteriore. Belli i ganci fermacofano, anche se non fotoincisi e di conseguenza un po’ “spessi”. Sono notevoli e d’effetto le riproduzioni dello stemma smaltato BMW applicate sui cofani.

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Un piccolo appunto sul frontale: l’inconfondibile doppio scudetto cromato sulla calandra è leggermente surdimensionato e, nella parte superiore, sporge un po’ di più che nella vettura reale; di conseguenza anche la “gobba” sul cofano motore risulta leggermente troppo accentuata. In compenso il cofano motore si apre con un movimento molto realistico, ed è sostenuto da un’astina ripiegabile. Il propulsore è ben riprodotto, rispetta le corrette colorazioni dei diversi particolari ed è dotato di cablaggi. Spiccano le scritte in rilievo Bmw M-Power sul coperchio della testata e sul filtro.

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Gli interni sono molto accurati, con un bel sedile “racing” e soprattutto con bellissimi pannelli delle porte, che mostrano la parte in tessuto imitata perfettamente. Anche il cruscotto è molto realistico e ben dettagliato. Completano l’insieme i cavi che passano sul pavimento, il blocchetto dei comandi elettrici e antincendio, la gabbia del roll-bar. Le parti della carrozzeria prive di rivestimento sono state verniciate con un colore opaco, di giusta tonalità ma che “smorza” un po’ il dettaglio: nella realtà, anche la parte interna della carrozzeria era in arancione lucido. Qualche perplessità riguarda il pannello della strumentazione, nella vettura reale di colore rosso e con strumenti “racing”, qui riprodotto in nero con gli strumenti di serie. Anche il volante è quello montato normalmente sulla vettura di serie. Le cinture di sicurezza, correttamente agganciate al roll-bar, sono realizzate in gomma morbida anziché in tessuto: l’effetto è comunque molto buono.

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La fiancata è caratterizzata dalle spesse cornici dei vetri nere, dalle maniglie applicate e dai cerchioni molto fini, con dado centrale (di colore oro) e che calzano pneumatici “slick” dall’aspetto molto realistico e completi della stampigliatura “Pirelli” sul fianco. Ancora una volta, però, sono state dimenticate le valvole di gonfiaggio. Dietro ai cerchioni si vedono i dischi freno completi di pinza. Aprendo il cofano posteriore si può osservare la riproduzione del serbatoio carburante, completo delle relative tubazioni e dei cablaggi.

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Il fondo del modello è ben dettagliato e comprende l’impianto antincendio, le sospensioni, la trasmissione, l’impianto di scarico ed i martinetti che sollevavano l’autovettura nei pit-stop.

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In conclusione Autoart ci offre un bel modello, piuttosto dettagliato ed accurato, che pur non presentando le “finezze” presenti nei modelli della serie “Signature”, è in grado comunque di soddisfare le aspettative del collezionista e di ben figurare nelle vetrine.

Il modello in scala,come tutte le altre riproduzioni prodotte dalla AutoArt, é disponibile presso la MINI MINIERA. Contatti tel 0171344420 oppure info@miniminiera.com – sito web  www.miniminiera.com

 

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