AUTOART – Alfa Romeo Spider 1600 “Duetto”- 1966 – 1/18

L’Alfa Romeo 1600 spider fu presentata al Salone di Ginevra del 1966 e andò a sostituire l’ormai obsoleta Giulia Spider, (basata sulla Giulietta spider del 1957) chiudendo nel contempo la breve parentesi della Giulia GTC. L’auto, due posti secchi con linea fortemente a barchetta, derivava direttamente da un prototipo presentato cinque anni prima, la Giulietta SS Pininfarina Spider, al tempo giudicato troppo innovativo. Tecnicamente la nuova spider Alfa si basava sul pianale della Giulia, con passo accorciato, abbinato al brioso motore bialbero 1570 cc  da 109 cv a Sprint della Giulia Sprint GT.

Foto di Andrea Torchio

Ben presto alla 1600 venne affiancata la  Junior, con allestimento semplificato e motore 1300 da 89 cv.  Seguì la 1750 “Veloce”, con motore da 114 cv (ma carrozzeria più pesante di 50 kg). Nel 1968 cessò la produzione della versione 1600.

Per il lancio, l’Alfa indisse un concorso per trovare un nome alla nuova vettura:  vinse un signore bresciano, Guidubaldo Trionfi, con “Duetto”. Purtroppo, per l’omonimia con una merendina al cioccolato commercializzata in quegli anni, il nome Duetto fu utilizzato ufficialmente solo per circa un anno; ma divenne talmente popolare da continuare ad identificare, negli anni successivi, tutte le spider Alfa derivate da quel primo modello, anche se in maniera impropria.

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La prima serie di questa Spider, adesso come allora, viene  identificata dagli alfisti come “Osso di seppia”, per la forma arrotondata del muso e della coda. Quest’ultima, molto spiovente e rastremata ai lati, fa assomigliare la vettura a un piccolo motoscafo, con una fiancata piuttosto bassa e solcata da una profonda scalfatura che ne accentua la dinamicità. Nel corso della lunga produzione la linea di questa vettura venne molte volte modificata, in primis con il “taglio” netto della coda (seconda serie, detta “coda tronca”) e una diversa inclinazione del parabrezza, poi con l’aggiunta di brutte e posticce appendici aerodinamiche (terza serie) e poi con il ritorno, nella quarta serie, a linee più eleganti e sobrie.

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AutoArt, che da qualche tempo si interessa ai modelli storici Alfa Romeo, si è dedicata con la consueta maestria alla iproduzione della primissima serie di questa splendida vettura. Ne è prova il posizionamento dello specchietto retrovisore esterno sul parafango anteriore (in seguito spostato sulla portiera) e la deliziosa targa “EE” (Escursionisti Esteri) tipica delle Alfa ritratte sulle foto ufficiali della Casa.

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La linea è riprodotta perfettamente, con accoppiamenti delle parti mobili molto precise una verniciatura uniforme e ben coprente. Ovviamente particolari come le maniglie delle portiere, le gemme degli indicatori di direzione o l’antenna (in posizione di riposo) sono riportati. I marchi Pininfarina posti dietro le porte sono minuscoli ma accuratissimi.

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Il muso è caratterizzato dallo scudetto Alfa, affiancato dai due “baffi” cromati che fungono da paraurti. Inutile dire che la cromatura è di ottimo livello. Non è stata trascurata la piccola gobba sul muso in corrispondenza del logo Alfa Romeo sullo scudetto, tipica di questa serie. Notevoli le calottine trasparenti che coprono i fari (senza perno di fissaggio), ben trasparenti e tanto sottili da non risultare deformanti. Il loro minuscolo gancio di fermo completa il quadro. Aprendo il cofano (che viene sorretto in posizione da una sottilissima astina ripiegabile) si può osservare la meticolosa riproduzione del motore bialbero, con la tipica “proboscide” del filtro aria. I cardini del cofano, del tutto simili a quelli veri,  sono molto belli ma purtroppo non riescono a dare un’adeguata stabilità all’insieme; ne risulta un cofano un po’ “ballerino” (anche da chiuso) e con un movimento di apertura che può provocare piccoli danni alla verniciatura.

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Il parabrezza, dalla giusta inclinazione, è completato dai due tergicristalli finissimi benché non fotoincisi, dalle alette parasole (quella di sinistra completa di specchio di cortesia) e dallo specchietto retrovisore; l’abitacolo è un piccolo capolavoro, dove nulla è stato trascurato. Il volante ha le tre razze in fotoincisione e la corona correttamente in colore nero;  il pavimento è rivestito da tappetini in vera gomma e il rosso degli interni rende perfettamente l’effetto finta pelle. Il cruscotto, verniciato nel colore della carrozzeria, ha gli strumenti protetti da un sottile vetrino trasparente e contornati da un profilo cromato, così come le spie di servizio e gli strumenti ausiliari piazzati al centro della plancia. Non mancano l’autoradio, le bocchette di ventilazione, gli interruttori a leva, e – sotto la plancia – i comandi del riscaldamento, la leva per lo sblocco del cofano anteriore e le levette dello starter e dell’acceleratore a mano. Il tunnel della trasmissione è rivestito in moquette e troviamo la leva cromata del freno a mano, il posacenere, l’accendino, la finissima leva del cambio. I sedili hanno sul lato la rotella per la regolazione dello schienale e il pomello per la regolazione longitudinale.

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Altrettanto accurati sono i pannelli delle porte, con tutti i particolari riportati, anche se non é gradevole la presenza  del foro rettangolare utilizzato per fissare il gancio, che tiene chiuse le porte nell’imballo. Questo foro, sul pannello di colore rosso, è purtroppo molto evidente. Viene da chiedersi perché AutoArt non adotti per l’imballaggio una semplice striscia di plastica avvolgente.

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Bello il copricapote realizzato in sottile gomma, dall’aspetto molto realistico.

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Sul lungo cofano posteriore Il logo Alfa Romeo è realizzato in rilievo, con una finissima fotoincisione adesiva. Aprendo il cofano, sorretto da sottili braccetti, si nota subito il cric fissato sul pannello dietro l’abitacolo e il tappetino in gomma che riveste il fondo. Quest’ultimo si può asportare rivelando la ruota di scorta con il serbatoio della benzina. Molto belli e realistici i fanalini posteriori, con la loro sottilissima cornice cromata, completati dai due catarifrangenti di forma rotonda;  sotto il paraurti, dal lato sinistro, è fissata la luce di retromarcia. Ben fatte anche le ruote, con le coppe coprimozzo riprodotte correttamente e gli pneumatici della giusta larghezza. Anche Il fondo del modello è realizzato con molta cura e si possono osservare le sospensioni (con molla vera sebbene non funzionanti), la trasmissione, l’impianto di scarico e tutti gli organi meccanici.

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Si notano però anche i due tappi che, nella parte inferiore del muso, coprono le viti di fissaggio. Un particolare  che forse poteva essere evitato.

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In ogni caso, questo è un modello di alta qualità, oltretutto venduto ad un prezzo ragionevole. Un plauso ad AutoArt, che anche questa volta ha fatto centro, consentendo ai collezionisti e agli appassionati alfisti di aggiungere un altro pregevole pezzo nelle loro vetrine.

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