American Dream – Chevrolet Corvette Sting Ray 1965 – GMP 1/18

Questa volta non ci occuperemo di una novità, ma di un modello obsoleto, relativamente poco diffuso in Italia ma che merita sicuramente di far parte di qualsiasi collezione. Si tratta della splendida Chevrolet Corvette Sting Ray in scala 1:18, colore Rally Red, prodotta alcuni anni fa dall’americana GMP in tiratura limitata nella serie “Masterpiece Collection”. La vettura riprodotta è la Corvette Sting Ray Convertible 327 Fuel Injection, dotata del motore 5,4 litri (327 cubic inches) ad iniezione, forte di 370 hp. Già questa caratteristica è molto interessante: nella realtà la versione ad iniezione è piuttosto rara, poiché non ebbe successo e fu presto cancellata dal listino. Infatti, nonostante la potenza inferiore, all’epoca costava più della versione con motore da 6,5 litri da 425 hp. Ma ciò che rende questo modello veramente unico è l’abbondanza di particolari, che lo pongono al livello delle migliori produzioni attuali come le realizazioni della CMC.

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Iniziamo parlando del peso: la nostra Corvette è in die-cast, ma pesa come un modello in resina. Questo perché, come spesso accade sui modelli di produzione statunitense, il metallo è utilizzato anche per lo chassis e per altri particolari quali i paraurti. Risultato finale, 975 g di automodello. E scusate se è poco.
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La linea, muscolosa e un po’ barocca per gli standard europei, è riprodotta benissimo, le proporzioni sono azzeccate, la scala è rispettata. L’unica cosa che tradisce l’età del modello é la verniciatura, non perfetta come siamo ormai abituati. Qua e là si nota un po’ di “buccia di arancia” e qualche puntino, ma nel complesso nulla di terribile. Anche le fessure delle parti mobili potrebbero essere migliori. Nel maneggiare il modello, occorre stare attenti all’antenna. Non è in acciaio, ma in ottone cromato e si piega con estrema facilità!

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corvette_fiancosxLa vista laterale ancora una volta evidenzia la perfezione della linea e ringraziamo GMP per aver scelto di riprodurre la vettura in conformazione originale, senza i grintosi ma antiestetici scarichi laterali, optional proprio dal my 1965 e tanto in voga sulla Corvette. Peccato che i tre sfoghi dell’aria laterali non siano passanti, ma solo verniciati di nero al loro interno. Veramente notevoli le ruote, argentate e non cromate, con i raggi verniciati di un colore più scuro al loro interno. Il gallettone è in metallo, la ruota è in materiale plastico. Tipicamente americano il filetto oro sul fianco dello pneumatico, sprovvisto però di stampigliature.

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Nella scatola è fornito anche il tettuccio in posizione chiusa. E qui, la prima sorpresa: il pezzo, in plastica, è completamente rivestito con un tessuto nero dalla trama molto fine! Una volta montato, è estremamente realistico. All’interno la plastica è a vista, ma sono presenti tutti i tubi dell’intelaiatura.

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Ovviamente i fari sono mobili. Non ci sono meccanismi di sorta, basta farli ruotare con il dito. I fari sono ben fatti, luminosi e della giusta profondità e soprattutto non hanno il perno di fissaggio centrale del vetro,  diffusissimo all’epoca. Notiamo che la Sting Ray è una delle poche vetture sportive a “fari retrattili” che resta bella anche con i fari aperti…

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Logicamente, oltre ai fari, tutto si può aprire. Cofano anteriore, portiere, pannello copricapote, cofano portabagagli… ah no, il portabagagli no. La Corvette, nonostante la sua mole, ne è completamente sprovvista!

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Altro particolare apribile: il tappo del serbatoio. O meglio, il coperchio del tappo, che imita nella forma quelli “racing” a riempimento rapido, ma che in realtà ne cela un altro “normale”. Notare le minuscole dimensioni del cardine.

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Sotto la vettura è ricavato un vano che contiene la ruota di scorta. Ovviamente è apribile (e amovibile) e la ruota di scorta può essere estratta dalla sua sede. La ruota è identica alle altre quattro…

corvette_ruota… per cui può essere sostituita smontando il gallettone centrale (che, tra l’altro, presenta tre minuscoli inserti verniciati in rosso, bianco e blu, i colori della bandiera americana). Asportando la ruota, si possono osservare i dischi dei freni (autoventilanti), la pinza dotata di cavi e parte delle sospensioni, ovviamente funzionanti. La maggioranza dei pezzi sono in metallo. Notevole anche la fedeltà del battistrada. Attenzione che, per rimontare la ruota, occorre far combaciare i cinque “prigionieri” del mozzo con i fori sul retro del cerchione.
corvette_fronteretroLa vista frontale mette in evidenza i tergicristalli fotoincisi, la griglia della calandra passante, i sottilissimi paraurti in metallo cromato, le luci laterali applicate. In coda, invece, notiamo i bei fanali e gli scarichi che sporgono da sotto il paraurti. Curioso il particolare della targa: anteriormente è riprodotta una targa “da salone”, riportante il nome del modello, posteriormente una targa personalizzata dello Stato della Georgia. Le decorazioni sono realizzate con fotoincisioni adesive: peccato che la classica coppia di bandierine posta sul “naso” della vettura sia danneggiata.

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Il motore è riprodotto con una cura estrema: sono presenti cavi, molle, manicotti, targhette, loghi e fascette. Insomma, sembra vero. Addirittura, sul tubo del radiatore sono stampigliate le indicazioni del produttore. La ventola di raffreddamento può ruotare sul suo asse.  E non mancano neanche particolari secondari, come il braccio telescopico che regge il cofano o i due ganci di “fine corsa” sui lati superiori del cofano stesso, dotati di una vera molla.  Il blocco motore è dipinto in rosso, in contrasto con i coperchi delle testate cromati. Veramente magnifico. Ma quello che più stupisce, ancor più della perfezione del propulsore, è la cura posta nella realizzazione degli interni.

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Già, gli interni. Sono semplicemente incredibili. Non un solo particolare è semplicemente verniciato, tutto é riportato e cromato, quando non fotoinciso. Non mancano neanche le cinture di sicurezza ventrali, in tessuto. La strumentazione é dettagliatissima, il volante ha la corona che sembra veramente di legno e soprattutto sedili e pannelli sono rivestiti di un materiale che imita in maniera perfetta, anche al tatto, la pelle. Quest’ultimo dettaglio è persino meglio realizzato di quanto abbia fatto finora la CMC, ed è tutto detto. Notare, nella seconda foto, i particolari della portiera, dalla serratura alla guarnizione alle viti di fissaggio. Belli anche i ganci fermacapote, resi in fotoincisione. Ma non è finita qui.

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Il cassetto portaguanti è apribile, e contiene una riproduzione in scala del libretto di uso e manutenzione. È ovviamente un semplice pezzetto di carta ripiegato, ma l’effetto è notevole. Ah, dimenticavamo: le alette parasole sono imbottite e orientabili, i sedili sono ripiegabili e regolabili longitudinalmente, la leva del cambio può muoversi. Tutto l’abitacolo è rivestito di soffice moquette e nella confezione sono forniti, racchiusi in una bustina, i tappetini in plastica morbida visibili nella foto.

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Altra chicca: nel quadro è inserita la chiave di contatto, dotata di un portachiavi personalizzato con il logo GMP. La lente d’ingrandimento è d’obbligo.

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E come se non bastasse, i vetri laterali funzionano veramente, azionando le manovelle! Il movimento certo non è fluidissimo, ogni tanto è necessario, con le dita, aiutare il vetro a scorrere, ma sicuramente è un dettaglio spettacolare. E non è neanche fragile come potrebbe sembrare, visto che le piccole manovelle sono in metallo cromato.

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Aprendo il vano per la capote, riveliamo il piccolissimo comparto destinato ai bagagli, scoprendo nello stesso tempo la riproduzione dettagliata della capote ripiegata, ovviamente realizzata in vero tessuto. Notiamo anche un “occhiello” metallico al centro del ripiano. Prendiamo il piccolo attrezzo ricurvo fornito nella scatola, inseriamo la punta nel foro e con un po’ di timore, tiriamo verso l’alto…

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… scoprendo un secondo vano, naturalmente non moquettato, che contiene il crick, fissato con una fascetta a molla. Incredibile.

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Capovolgendo il modello, si resta ancora una volta stupefatti dalla cura con ci sono stati riprodotti gli organi meccanici, in particolare i leveraggi dello sterzo e le sospensioni. Lo sterzo funziona, ma purtroppo, come spesso accade sui modelli così iperdettagliati, il leggero surdimensionamento dei pezzi, necessario per ottenere la dovuta robustezza, provoca alla fine un range di movimento molto limitato. Succede quindi che lo sterzo si muova di pochi millimetri per lato e che anche le sospensioni facciano un po’ fatica ad azionarsi (tutte tranne una). Accontentiamoci di osservare la cura maniacale della riproduzione e divertiamoci a fare girare le ruote posteriori… che azionano i semiassi e l’albero di trasmissione, ovviamente.

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Per concludere,  non possiamo evitare di dare a tutti gli appassionati un consiglio: se un giorno aveste la fortuna di avvistare uno di questi modelli in vendita, ad una borsa scambio o su qualche pagina web, non fatevelo scappare. Il prezzo non sarà certo basso, soprattutto per un modello completo di scatola e di tutti gli accessori, ma sarà comunque un ottimo investimento, poiché le quotazioni di questi piccoli gioielli stanno aumentando sensibilmente. In ogni caso, spenderete meno di quanto non vi servirebbe per acquistare una CMC, una Exoto o un modello artigianale in resina (privo di qualsiasi apertura) e vi metterete in vetrina un pezzo veramente superbo. E speriamo che questa recensione possa, nel suo piccolo, servirvi anche come guida rapida per riconoscere eventuali carenze o modifiche.
P.S.: casomai la sola Sting Ray Convertible non vi bastasse, sappiate che GMP ha prodotto, nella stessa serie, anche la Coupé…

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La mitica Corvette Sting Ray Convertible 1965 accanto ad un altro mito americano,la Shelby Cobra 427 SC 1966 (modello Solido)

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