Alfa Romeo 4C Spider – AUTOart 1 : 18

Ecco una bella novità da AUTOart: l’attesissima Alfa Romeo 4C spider. Ben tre anni dopo la coupé (per la nostra recensione cliccare qui) finalmente è disponibile nei negozi anche la versione aperta della piccola e pepata sportiva del Biscione. Ferme restando le caratteristiche proprie della coupé, la spider si differenzia, oltre che per la possibilità di asportare il tettuccio (trasformandosi più che in una spider vera e propria in una versione “targa”) soprattutto per la forma dei fari anteriori, più tradizionali e dotati di cupola trasparente. Altro segno distintivo sono la cornice del parabrezza e l’arco del roll bar realizzati in carbonio a vista. Rispetto alla versione chiusa, inoltre, è stato modificato il cofano posteriore da dove è sparito il lunotto, sostituito da un coperchio motore dotato di feritoie di sfiato per l’aria calda, tutto sommato persino più grintoso e filante.

Here is a nice news from AUTOart: the long-awaited Alfa Romeo 4C spider. Three years after the coupé version (for our review click here) the open version of the small and spicy Biscione’s sports car is finally available in the shops. Without prejudice to the characteristics of the coupé, the spider differs, as well as the possibility to remove the roof (turning more than a real spider in a “plate” version) especially for the shape of the front headlights, more traditional and equipped with transparent dome. Another distinctive feature is the frame of the windscreen and the arch of the roll bar made of exposed carbon. Moreover, compared to the closed version, the rear bonnet was modified from where the rear window disappeared, replaced by a motor cover with ventilation openings for the hot air, all in all even more gritty and racy.

Il modello, come già la versione coupé, è realizzato in “composito”, quindi con carrozzeria in ABS stampato e struttura di sostegno in pressofusione. Questa è la soluzione attualmente più utilizzata nei nuovi modelli AUTOart, che almeno nelle intenzioni avrebbe dovuto garantire un calmieramento dei prezzi di vendita. In realtà non è stato proprio così, e per di più questo genere di modelli non è stato molto ben accolto dai collezionisti, che li considerano “di plastica”. In realtà, in un mondo ormai saturo di modelli in resina o in pressofuso senza l’ombra di aperture, ben vengano i compositi che almeno ci consentono di aprire sportelli e cofani e che ci offrono una quantità ben superiore di dettagli: ma purtroppo si sa, le abitudini sono dure a morire.

 

la nostra 4C si presenta perfettamente proporzionata e la verniciatura è uniforme e brillante, oltre che sottilissima. Il bianco perla metallizzato del modello (definito “Bianco Trofeo”) ha una grana estremamente piccola e molto realistica. La carrozzeria in materiale plastico consente un’eccezionale definizione delle linee e degli spigoli, oltre a consentire degli spazi tra le parti mobili estremamente ridotti, tanto da far quasi credere di essere di fronte ad un modello sigillato. Come nella vettura reale, la vista laterale della 4C spider sembra più filante rispetto alla coupé, merito della colorazione nera del tettuccio e della cornice del parabrezza.


Ovviamente nella confezione è fornito anche il tettuccio chiuso (in versione rigida) che manco a dirlo si accoppia fedelmente e saldamente al parabrezza ed all’arco del roll-bar: sono sufficienti quattro piccolissimi perni per tenerlo in posizione. Il montaggio e lo smontaggio vanno fatti a porte aperte. 


Peccato soltanto che AUTOart non abbia previsto la possibilità di asportare anche i vetri laterali,  montati di fabbrica in posizione alzata: questi hanno un aspetto ottimo a capottina chiusa, ma purtroppo rovinano un po’ l’effetto quando il modello è scoperto. Notiamo comunque le bellissime ruote che lasciano intravedere i dischi freno in metallo, con le pinze di colore rosso.

La fanaleria è riprodotta con estrema cura, come da tradizione AUTOart. Molto bella in particolare quella anteriore, che a differenza della coupé rinuncia alla struttura a “occhio d’insetto” per una forma più tradizionale, annegata in una struttura in carbonio riprodotta benissimo. Inutile dire che tutte le aperture e le prese d’aria, sia anteriormente che posteriormente, sono chiuse da finissime griglie fotoincise e passanti, che lasciano intravedere quanto si trova dietro di loro: anteriormente, il telaio che regge il radiatore ed il radiatore stesso; posteriormente, l’impianto di scarico.


Il modello ha porte e cofano motore apribili, oltre naturalmente al tettuccio asportabile. E questa caratteristica è da un lato il vantaggio e dall’altro il punto debole di questa tipologia di modelli “compositi”: un vantaggio perché sono (finalmente) presenti parti apribili, oltre tutto con la già citata eccelsa precisione di accoppiamento; uno svantaggio perché indubbiamente i pezzi sono leggeri, e paiono estremamente fragili se maneggiati. Attenzione, però: paiono soltanto, perché in realtà sono ben costruiti e per nulla facilmente danneggiabili. Ovviamente, però, proprio a causa della loro leggerezza, necessitano di una piccola calamita per rimanere saldamente in posizione chiusa (cosa che comunque non disturba, anzi!).

Il motore è quello già visto sulla coupé: buona riproduzione ma sostanzialmente limitata al grosso coperchio che ricopre il propulsore. Sono passati i bei tempi dove tutta la meccanica era in vista, con relativi cavi cablaggi, tubi e fascette… Le auto moderne, ormai, sono “asettiche”. Accanto al motore, il piccolo pozzetto del portabagagli, rivestito in moquette. Bella la sottile astina sagomata che sostiene il cofano.

Stesso discorso vale per gli interni, che sono praticamente identici a quelli già visti sul modello della coupé, a parte i sedili di un bel rosso brillante: stessi materiali, stessa cura costruttiva, stessi loghi “4C” sui tappetini. Qui un tocco di classe è dato dall’ottima riproduzione della tramatura della fibra di carbonio sulla cornice del parabrezza e sul roll-bar, praticamente perfetta. La stessa trama che troviamo anche sul corpo degli specchietti retrovisori.

La vista dall’alto ci consente un’ulteriore visuale sugli interni, e in più, scomparso il lunotto, ci permette di osservare meglio il cofano ristilizzato con le nuove uscite dell’aria: protette, manco a dirlo, da una finissima griglia fotoincisa.

Ed ecco la vista tre quarti posteriore, forse quella che esprime meglio la grinta di questa piccola supercar. Con la giusta ambientazione, sarebbe difficile distinguere il modello dall’auto vera. Ancora una volta, AUTOart si conferma come uno dei migliori produttori di automodelli e speriamo che riprenda al più presto a dedicarsi alla riproduzione delle classiche Alfa Romeo, delle quali ci ha già donato, tempo fa, degli ottimi esempi.



E infatti, ecco la nostra 4C affiancata alla “nonna” Spider 1600 “Duetto”: stessa Casa produttrice, stesso colore, stessi interni… ma forse non la stessa eleganza. Voi che ne dite?

Grazie come sempre a Guido per averci fornito il modello!

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