Alfa Romeo 4C – AutoArt scala 1:18

Come promesso, ecco la nuova creatura di AutoArt, l’Alfa Romeo 4C, secondo modello della nuova serie “Composite Models”, insieme alla Aston Martin V12 Vantage GT3 da noi già esaminata tempo fa. Come molti già sapranno, questi nuovi modelli sono costituiti da una struttura pressofusa che sostiene (e appesantisce opportunamente) una carrozzeria stampata in ABS; materiale che, rispetto alla resina, consente l’adozione di parti mobili dotate della necessaria robustezza. Nel caso della piccola supercar italiana, la carrozzeria in materiale plastico è persino giustificata, visto che anche l’auto vera ha la “pelle” in materiale composito (in questo caso poliestere abbinato a fibra di vetro) anziché in metallo!

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Il modello è contenuto nella classica scatola-vetrina tipica di AutoArt, composta da un astuccio in cartoncino finestrato e da una struttura in plastica sulla quale è avvitata la vettura. Francamente, ci siamo sempre chiesti perché il cartoncino debba essere così “stretto”, visto che è molto difficile riusire ad estrarre il modello senza strappare la confezione, con grande disappunto di chi conserva gelosamente anche le scatole vuote; in ogni caso, una volta estratta la base, dopo i pochi minuti necessari per liberare il modello inalmente possiamo “toccare con mano” questa riproduzione di qualità a dir poco eccezionale.

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La tormentata e muscolosa linea della 4C è riprodotta in maniera impeccabile, con spigoli nettissimi mai visti su di un modello in pressofusione (osservate le due “creste” che sul cofano convergono sullo scudo Alfa, tanto per dare l’idea); gli spazi tra le parti mobili sono praticamente inesistenti e la verniciatura, un bianco perla metallizzato dalla tonalità cangiante a seconda dell’incidenza della luce, è assolutamente fantastica: liscia, uniforme, coprente ma nello stesso tempo sottilissima, senza la minima imperfezione. In fotografia, purtroppo, il bianco non rende giustizia al modello: ma vi assicuro che “dal vivo” è qualcosa di unico.

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Tutte le prese e gli sfiati d’aria sono chiusi da finissime griglie fotoincise: quelle del muso, poi, lasciano intravedere la struttura che regge l’avantreno ed i radiatori (nella realtà, costruita in alluminio ad alta densità). Sono fotoincise anche le due minuscole griglie di sfiato ai lati del cofano posteriore.

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I complessi fari anteriori tipici della 4C coupé hanno ottiche molto ben fatte; la parte nera è tampografata ad effetto carbonio, così come gli specchietti retrovisori che, in questa versione bianco perla, sono completamente neri e tutti in “carbonio”. Nell’altra versione disponibile dell’Alfa Romeo 4C AutoArt, di colore rosso, invece, solo lo stelo è nero mentre il corpo dello specchio è in tinta carrozzeria.

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Le due porte ed il piccolo cofano posteriore sono apribili: il vano anteriore, come nella realtà, ha il coperchio fisso. Sollevando il cofano o aprendo le portiere si nota una certa leggerezza del pezzo, che è l’unica cosa che ci ricorda che la carrozzeria è in ABS: per il resto, la robustezza non ha nulla da invidiare al die-cast.

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Il cruscotto della vera 4C in una foto ufficiale

Gli interni sono al pari degli esterni, ovvero un capolavoro di precisione. Le parti a vista della struttura sono tampografate ad effetto carbonio e qua e là si intravede l’alluminio: i sedili sembrano in vera pelle, così come la plancia. Il volante a due razze è molto bello, il cruscotto ha la palpebra in “carbonio”, le cinture di sicurezza sono in vero tessuto con fibbie in fotoincisione. Non mancano i loghi 4C in rosso su appoggiatesta e tappetini.

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Una vera chicca sono le tampografie bianche intorno ai comandi della ventilazione, minuscole ma perfettamente leggibili. In mezzo a tanta meraviglia non avrebbero guastato le cuciture rosse dei sedili e del volante, ma non vorremmo sembrare troppo esigenti.

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Il vano motore è ben fatto, ma come al solito del propulsore, nella realtà un quattro cilindri turbocompresso da 1750 cc (cilindrata evocativa) e 241 cv si può vedere solo il grosso coperchio e poco altro: in ogni caso, è perfettamente aderente alla realtà. Subito dietro al motore, il piccolo vano portabagagli: nella vettura vera la capienza è di soli 110 litri, sufficienti per un paio di borse morbide… ma si sa, la 4c non è certo l’auto adatta ai viaggi con la famiglia.

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Bella la sottilissima astina metallica atta a sorreggere il cofano in posizione aperta: attenzione a manovrarla con la dovuta cautela per evitare di piegarla. Notiamo anche quattro piccolissime calamite che mantengono chiuso il cofano capovolgendo il modello, evitando che un’improvvisa apertura possa inavvertitamente danneggiarlo.

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Le ruote sono ovviamente sterzanti e azionate dal volante: i cerchioni dal disegno elaborato sono splendidi e lasciano intravedere i dischi freno in metallo fotoinciso con pinze  “racing” verniciate in un grintoso colore rosso.

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Bella la coda, caratterizzata della fanaleria tonda (la stessa della Mito, ma che qui richiama la 33 Stradale), dal grosso marchio Alfa Romeo e dagli scarichi cromati “annegati” in una griglia fotoincisa.

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Il fondo del modello, pur essendo piatto come nella stragrande maggioranza delle supercar attuali, non lesina i particolari: dalle feritoie di sfiato dell’aria del radiatore, poste anteriormente, alle varie prese d’aria del motore, di cui una, la più grande, è chiusa con una griglia fotoincisa, ai leveraggi della sospensione posteriore, che si intravedono accanto ai tubi di scarico. Notiamo la scritta “Patent Pending” che ancora una volta ci rammenta che AutoArt ha brevettato in esclusiva questo sistema di produzione. E ha fatto molto bene, visti i risultati.

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Come già la Aston Martin, anche questa Alfa è un modello bellissimo, che non fa affatto rimpiangere il die-cast. La qualità è altissima, ma l’utilizzo dell’ABS ha contribuito a dare a questo modello un rapporto qualità/prezzo molto interessante.

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A questo punto, non possiamo che sperare di vedere al più presto la serie “Composite Models” arricchirsi di altri modelli. Chissà, magari iniziando proprio dalla versione Spider di questa bellissima Alfa Romeo 4C!

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La 4C affiancata alla sua progenitrice, la 33 Stradale (sempre di AutoArt in scala 1:18)

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