Alfa Romeo 33 Stradale prototipo – AutoArt scala 1 : 18

Nel 1967 l’Alfa Romeo decise di realizzare una nuova vettura da corsa per partecipare alle competizioni Sport-prototipi nella categoria fino a 2 litri. Fino a quel momento, l’Alfa da corsa per eccellenza era stata la TZ2 1600; era quindi necessario un “salto di qualità” (e un aumento di cilindrata) per poter combattere ad armi pari con Porsche e Ferrari, che già stavano battagliando nel campionato delle sport 2 litri. La nuova vettura, battezzata 33 (numero di progetto 105.33) e progettata da Orazio Satta Puliga e Giuseppe Busso, aveva un motore 8 cilindri a V di 90°, 1.995 cm3 quattro alberi a camme in testa e due valvole per cilindro, doppia accensioine e cambio a sei marce, che sviluppava ben 270 cv a 9.600 giri.

Foto di Andrea Torchio

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Il telaio era la parte più innovativa, costruito con tecniche tipicamente aeronautiche. La parte centrale era composta da tre grossi tubi di grande diametro in alluminio, disposti ad “H”, chiodati, nei quali veniva iniettato uno strato di gomma che, polimerizzandosi, garantiva la tenuta stagna dei tubi stessi, che diventavano così i serbatoi del carburante. A questa struttura centrale veniva fissata anteriormente una struttura in magnesio, che supportava le sospensioni, e posterioremente due grossi sostegni, sempre in magnesio, sui quali era montato un telaio in lamiera che ospitava motore, cambio e sospensioni. La carrozzeria era in resina e plastica. Il peso della vettura era di circa 600 kg, e la velocità raggiungibile era vicina ai 300 km/h.

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La 33 da corsa, curata e sviluppata dall’Autodelta di Chiti, si rivelò subito vincente, tanto da convincere i vertici Alfa a decidere di realizzarne una versione stradale, una vera “supercar” da vendere a pochi e selezionati clienti. Il telaio da corsa venne quindi modificato dall’Autodelta stessa, che provvide ad adattarlo all’uso stradale allungandone anche il passo di 10 cm, per migliorare l’abitabilità della vettura. Il motore venne depotenziato a 230 cv a 8800 giri. Il disegno della carrozzeria venne affidato a Franco Scaglione, che con questa vettura realizzò il suo capolavoro.  La nuova 33 Stradale, presentata ufficialmente nel 1968 al Salone di Torino (dopo essere apparsa a Monza, Francoforte e Parigi l’anno precedente), era un coupè dalla linea splendida, molto bassa e sinuosa; poteva trasportare due persone e raggiungere i 260 km/h.

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Alfa-33_trqcodaPesava, in ordine di marcia, solo 700 kg; la carrozzeria in alluminio era realizzata dalla Marazzi di Caronno Pertusella e l’assemblaggio era a cura dell’Autodelta. La prima 33 stradale venduta in Italia fu consegnata a Susy Raganelli, campionessa di kart; anche il conte Corrado Agusta ne volle una, nell’inusuale (per un’Alfa sportiva) colore blu e con seggiolini da elicottero al posto dei sedili; un esemplare partecipò anche ad alcune scene del film di Mauro Bolognini “Un magnifico novembre” con Gina Lollobrigida, altri si distinsero nelle competizioni, in particolare nelle cronoscalate (soprattutto con Pietro Laureati al volante). Purtoppo, però, le vendite non decollarono, tanto che dei 50 esemplari previsti ne furono allestiti solo 12 (tutti con particolari diversi l’uno dall’altro, tanto da venir considerati pezzi unici), più 6 autotelai destinati ai carrozzieri.  A frenarne il successo furono in parte le caratteristiche di guida adatte solo a piloti estremamente esperti, l’elevatissimo consumo di carburante (fino a 30 l per 100 km!) ma soprattutto il prezzo esorbitante: 9.750.000 di lire nel 1968, quando la Lamborghini Miura costava “solo” 7.700.000 lire. La riproduzione in scala 1:18 propostaci da AutoArt, che continua con successo ad occuparsi delle Alfa Romeo storiche, riguarda la famosa (e fotografatissima) 33 Stradale conservata nel museo Alfa di Arese; definita prototipo, in realtà può essere considerata un esemplare di “preserie”, in quanto si tratta di uno dei primi esemplari prodotti, ma non del primo. Sicuramente è l’ultimo con i quattro fari (che negli esemplari “di serie” diverranno due) ed è il primo con il tergicristallo infulcrato alla base del parabrezza e non sul tetto.

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Osservando il modello, non si può fare altro che venir colpiti dalla precisione e dalla cura con la quale è stata riprodotta la vettura reale: la linea è assolutamente perfetta sotto ogni angolatura, le parti mobili sono accoppiate con infinitesimale precisione, la verniciatura è del giusto spessore, lucente ed uniforme. Le porte si aprono in avanti e verso l’alto, come nella vettura vera, utilizzando sottilissimi cardini ed una cerniera posta nel tetto: la fanaleria anteriore è come di consueto molto realistica, così come le cornici cromate dei finestrini e lo scudetto Alfa sulla calandra, realizzato con una finissima fotoincisione.

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Tutte le aperture della carrozzeria sono chiuse da retine metalliche fotoincise: bellissime quelle a “nido d’ape” poste ai lati della coda. Aprendo i cofani possiamo osservare una riproduzione scrupolosa delle sospensioni, del vano anteriore, del motore completamente cablato, dai mille particolari, anche minuscoli  e dai colori assolutamente realistici, con la bella retina che copre i cornetti di aspirazione dei carburatori.

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Gli interni non sono da meno, cruscotto, sedili e strumentazione sono perfetti sia come dettaglio che come colore; troviamo anche il pomello, a fianco del volante, che comanda l’aerazione dell’abitacolo e tutti gli interruttori a levetta sul tunnel centrale. Molto realistica la moquette a “pelo raso” che ricopre parte del pavimento. Capovolgendo il modello, troviamo la riproduzione della parte terminale del telaio in alluminio, del telaio ausiliario anteriore, di tutta la meccanica “a vista”, inclusi i cablaggi, dei dischi freno… Insomma, un modello veramente entusiasmante!

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Difetti? Pochissimi e rilevabili solo con una buona dose di pignoleria; ad esempio, il cofano anteriore che fatica a restare aperto, la mancanza, sugli splendidi cerchioni dorati, della valvola di gonfiaggio delle ruote (che, chissà perché, viene spesso ignorata da molti costruttori di modelli…), il braccio del tergicristallo che avremmo preferito realizzato con una fotoincisione, il non perfetto allineamento dei tubi di scarico,  peraltro molto ben riprodotti (questione di decimi di millimetro, ma visto che siamo pignoli…), ed una certa confusione nel passaggio dei cablaggi del motore. Ben poca cosa, direi.

 

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L’Alfa Romeo 33 Stradale in una foto ufficiale della casa automobilistica

 In conclusione: se siete appassionati delle Alfa Romeo, se apprezzate il grande design italiano, se siete amanti delle belle automobili in genere, o se più semplicemente, amate gli automodelli ben fatti e curati nei dettagli, non perdetevi questa Alfa Romeo 33 Stradale!

 


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