ABARTH 2000 S 1969 – TECNOMODEL MYTHOS 1 : 18

La giovane ed attiva factory milanese Tecnomodel, ha recentemente presentato, nella serie Mythos, un’interessante riproduzione di una delle più famose e competitive vetture da corsa degli anni 70, la bella Abarth 2000 S. Il modello, finora inedito in scala 1:18, é realizzato in resina, privo di parti apribili; i modelli in scala esaminati sono la Abarth 2000 S con il numero di gara 179 vincitrice della Targa Florio 1969 (Bitter – Kelleners) e quella con il numero 25 vincitrice della 500 km di Imola 1969 (Orten – Van). La produzione é limitata a soli 100 esemplari per ogni versione. Facile quindi pensare che il modello diventerá presto un pezzo raro ed ambito dagli appassionati dello Scorpione.

The young and active Milanese factory Tecnomodel has recently presented, in the Mythos series, an interesting reproduction of one of the most famous and competitive racing cars of the 70s, the beautiful Abarth 2000 S. The model, so far never reproduced in scale 1/18, is made of resin, without opening parts; the models examinated are the Abarth 2000 S with racing number 179, winner of Targa Florio 1969 (Bitter – Kelleners) and another one with racing number n. 25, winner of the 500 km Imola 1969 (Orten – Van). Production is limited to only 100 specimens for each version. So it’s easy to think that the model will soon become a rare piece and much desired by Scorpio fans.

Il modello é presentato in un’elegante confezione di pesante cartone nero e avvitato su una base rivestita in velluto. Due targhette cromate sono fissate sulla base; una riporta il nome della vettura con il logo Tekno Mithos, l’altra il numero di serie.

Questa volta, peró, non abbiamo resistito ed abbiamo fotografato il modello, o meglio i due modelli staccandoli dal loro supporto.

Non si puó certo dire che la 2000 S fosse un capolavoro del design, visto l‘aspetto un po’ tozzo della fiancata a causa del passo ridottissimo (2085 mm), ma la carrozzeria era puramente un involucro il più possibile aerodinamico, atto solo a ricoprire la meccanica, ovvero un motore quattro cilindri 16V di 1946 cmc, montato posteriormente “a sbalzo”, su di un leggerissimo telaio tubolare, capace di ben 250 cv che spingevano l’auto sino ad una velocitá massima di 270 km/h. I modellisti di Tecnomodel sono comunque riusciti a riprodurre molto bene la linea e la verniciatura di ottimo livello contribuisce a rendere molto affascinante il modello. Ben assemblati, ben verniciati e dotati di decal ben posizionate, i “nostri” modelli sfoggiano anche un buon numero di fotoincisioni, dai tergicristalli allo specchietto interno e ai radiatori laterali. Le differenze tra le due versioni, a parte le decals, si limitano ad uno spoiler supplementare posteriore e ad un secondo tappo per il serbatoio sul parafango sinistro per la n. 25: per il resto, i due modelli sono del tutto identici.

Per essere un pó pignoli avremmo preferito una riproduzione meno semplificata della fanaleria, In particolare i fari anteriori, pur coperti con una bella palpebra trasparente, sono privi di scanalatura sulla lente, risultando di conseguenza un po’ piatti. Per i fanalini posteriori, che nella vettura reale sono identici a quelli della Fiat 850 berlina, avremmo mantenuto i due colori, arancio in alto e rosso in basso.

La vista laterale mostra chiaramente quanto il passo di questa vettura fosse ridotto, a tutto vantaggio dell’agilità: si notano anche le chiodature che fissavano i pannelli della carrozzeria. Le ruote (fisse) non sono male e riproducono abbastanza fedelmente i cerchi in magnesio originali; il foro del mozzo però appare un po’ troppo piccolo. Belli i dischi freno con relativa pinza, chiaramente visibili e di buona fattura anche gli pneumatici “racing”.

Gli interni sono riprodotti con una certa cura. I sedili sono di forma corretta, ogni particolare é al posto giusto: belli i pedali fotoincisi e forati, ben fatta la plancia con gli interruttori ed i comandi supplementari, bene la cintura di sicurezza, realizzata in vero tessuto con belle fibbie in fotoincisione, leggermente troppo grande il selettore della leva del cambio. Avremmo gradito un volante con le razze in fotoincisione. Inoltre, visto che gli strumenti sono semplicemente “appoggiati” su una barra, ci saremmo aspettati un minimo di cablaggi alle loro spalle.

Il fondo del modello é poco dettagliato come in tutte le riproduzioni in resina attualmente sul mercato.

In conclusione, tutti i nostri complimenti a Tecnomodel per la scelta sempre originale dei soggetti da riprodurre, per la spiccata nota di artigianalità che i modelli di questa Casa sanno mostrare e per la passione che é evidente in ogni prodotto: nel contempo, considerando il percorso di crescita effettuato da questa azienda, senza dubbio le piccole carenze sono destinate a sparire.

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