50 ANNI HOT WHEELS

Nel 1945 Elliot Handler con la moglie e Harold “Matt” Matson lanciarono una impresa chiamata Mattel (la ‘el’ finale stava per Elliot), ubicata in un garage nella California del Sud. Inizialmente avviarono una produzione di cornici, ma quasi subito, dagli scarti del legno, nacque una piccola serie di mobili per bambole. Matson vendette presto tutto agli Handler e questi rivolsero le loro attenzioni al mondo dei giocattoli.

In 1945, Elliot Handler with his wife and Harold “Matt” Matson, launched a company called Mattel (the final “el”was for Elliot), located in a garage in Southern California. Initially, they started production of frames, but almost immediately, by the waste of wood, a small set of doll furniture was born. Matson soon sold everything to the Handler and they turned their attention to the toys world.

Fra i primi Hot Wheels c’era questo hot-rod su base Ford A Woody Wagon

Nel 1947 la chitarra ‘Uke-a-Doodle’ fu la prima di una serie di strumenti musicali per bambini, mentre l’anno successivo la Mattel si registrava con il proprio marchio a Hawthorne (California). I propri giocattoli furono reclamizzati i in TV attraverso il Mickey Mouse Club nel 1955, mentre è del 1959 la nascita del gioco che avrebbe fatto della Mattel un gigante. Ispirata dalle bambole di carta che potevano facilmente cambiare vestiti che venivano ritagliati e sovrapposti con semplici linguette di carta, apparve la loro versione in 3D, cioè la Barbie, che aveva il soprannome della figlia degli Handler, Barbara. Barbie lanciò la Mattel all’avanguardia del settore giocattoli: nel 1960 venne quotata in Borsa e nel 1961 ci furono ulteriori sviluppi quando apparve Ken, l’amico di Barbie.

In 1947 Uke-a-Doodle guitar was the first of a series of musical instruments for children, and the following year Mattel registered with his trademark in Hawthorne (California). Their toys were advertised on TV through Mickey Mouse Club in 1955, while 1959 was the birth of the game that would make Mattel a giant. Inspired by paper dolls that could easily change clothes that were cropped and overlaid with simple paper tabs, their 3D version appeared, that is Barbie, who had the nickname of Handler’s daughter, Barbara. Barbie launched Mattel at the cutting edge of the toy industry: in 1960 he was listed on the stock exchange and in 1961 there were further developments when Ken, Barbie’s friend appeared.

Veramente curioso questo futuristico Cargovan dei primi anni

La “Red Baron”, famoso hot rod degli anni Settanta fu riprodotta da Hot Wheels

La Silohuette delm 1969 restò abbastanza a lungo in catalogo

La Twinmill bimotore ha ispirato un gruppo di appassionati che ne ha fatto un’auto vera!

Qualche anno dopo,nel 1965, entrava anche nel settore prescolastico con giochi educativi parlanti e finalmente, nel 1967 la Mattel fece la sua comparsa nel settore dei modelli pressofusi, con le Hot Wheels, dalle piccole ruote scorrevolissime. L’idea era venuta a Elliot Hanler proprio perché la Mattel era forte nel campo dei giochi per le bambine, ma mancava di un appropriato giocattolo a buon mercato per i maschietti, che al più potevano contare sulle economiche ma grezze macchinine della Tootsietoys o su quelle più raffinate, ma quasi tutte europee della Matchbox. Quando Handler suggerí di entrare in competizione con Matchbox, il consiglio aziendale scartó l’idea. Su sua insistenza vennero prodotti 16 modellini in scala “S” ovvero 1/64-66, 11 dei quali disegnati in forma “custom” da Harry Bentley Bradley esperto nella customizzazione di auto vere. I primi modelli apparsi nel 1967 erano perciò di fantasia o riproducevano hot-rod, dragster e poche altre vetture da salone, in sgargianti e oltraggiosi colori metallizzati.

Uno dei rari modelli realistici dei primi tempi fu la Rolls Royce Silver Shadow

I modelli come il dragster (sopra) o la STP Turbine (sotto) erano poco amati perché leggeri e quindi meno veloci…

Un altro modello di auto a turbina che corse a Indianapolis con poco successo

Cofano anteriore apribile per la Mercedes Benz 230 SL

Il Minibus Volkswagen T2 allargato con due surf, di cui si parla nel testo

Per qualche ragione tutti i produttori, fino al 1967, avevano semplicemente pensato che un’autogiocattolo potesse essere guidata solo tenendola serrata fra il pollice e l’indice di una mano. Suona assurdo oggi che nessuno abbia immaginato che delle piccole ruote, con la possibilità di girare molto libere, fossero una grande innovazione e permettessero dei grandi lanci. Questa fu la grandiosa idea di Elliot Handler.

Qualcuno, spiando nel laboratorio di Bradley durante il lavoro sui prototipi, osservò che i modelli avevano delle belle “hot wheels” e da questa osservazione nacque il fortunato nome della serie. Le Hot Wheels (scritte talora anche Hotwheels) colpirono nel segno fin dall’inizio. Pochi modelli, nella storia del collezionismo, hanno stimolato la concorrenza come gli Hot Wheels. Inoltre, mentre gli altri produttori ancorati a vecchi schemi produttivi, dovevano confrontarsi con una clientela sparsa nel mondo, le Hot Wheels nascevano in America per i bambini americani e riproducevano auto americane o degli hot-rod o anche auto di fantasia e costavano appena un dollaro. Erano colorate e decorate con parti cromate e motori che sovente uscivano dai cofani e che cosí colpivano la fantasia dei bambini.

Ancora della serie con fascia rossa alle ruote questa Volkswagen con un motore 8V davanti…

Questo pick up Ford invece è decisamente caricaturato

Per quanto incredibile l’Isetta Dragster riproduce un prototipo veramente realizzato!

Le ruote, montate su cavi d’acciaio sottili come corde di pianoforte e con pneumatici rigidi che da un lato imitavano i cerchi in lega di magnesio (cosí in voga sul finire degli anni Sessanta) e dall’altro avevano un bordino che riduceva al minimo l’attrito, permettevano di correre a velocità che (in scala) potevano corrispondere fino a 300 mph (480 Km/h)…

Elementi di pista tenuti sollevati da arcate di plastica componibili. Il modello è una Dodge Charger’74.

Esse venivano fatte scivolare su di un intero sistema di piste in plastica arancione brillante su cui i modelli sfruttavano semplicemente la forza di gravità (vinceva il modellino che arrivava più lontano), quindi niente pile costose e motorini elettrici. Gli altri costruttori erano ancora ancorati a sistemi componibili che riproducevano città, cantieri o parcheggi. La rivoluzione delle Hot Wheels investì come un ciclone tutti i produttori di piccoli modelli del tempo: la Matchbox rispose nel 1969 con le Superfast, che inizialmente ancora riproducevano auto reali, ma presto mise in catalogo modelli di completa fantasia. La Johnny Lightning fece lo stesso e – in USA – ebbe un discreto successo arrivando a insidiare le Hot Wheels vendendo 1 modello ogni 3 della Mattel. I tentativi di altri produttori ebbero diffusione piú limitata nello spazio e nel tempo, risultando perdenti e finendo presto nel dimenticatoio.

Insolita nel panorama Hot Wheels la presenza di una Auburn 861 del 1935 con fasce bianche

Quasi realistica (ruote a parte), questa Cunningham Le Mans

La prima Mustang era un prototipo con un piccolo motore Taunus 4V in posizione centrale

Non è sfuggita alla Hot Wheels nemmeno la simpatica AMC Pacer Wagon del 1976

E neppure il prototipo della Corvette che prese per primo il nome Sting Ray

L’epopea delle Hot Wheels, il cui tipico marchio fu disegnato da Rick Irons, artista californiano, cominciò nel 1967 e piacquero immediatamente ai bambini, cosicché la Mattel fu presa alla sprovvista: di ogni modello fece diverse riedizioni cambiando e ampliando i colori (alcuni modelli sono conosciuti in almeno 20 tinte diverse), anche se il catalogo del 1968 prometteva inizialmente appena due colori per vettura. Queste tinte erano particolari: denominate ‘Spectraflame’ erano realizzate ricoprendo il metallo grezzo lucidato del modellino con uno strato di lacca trasparente colorata: in questo modo si otteneva un effetto esotico con colori ispirati a quelli delle auto customizzate della California.

Sul camper Volkswagen Vanagon il tetto è sollevabile e mostra gli interni

Nel 1970 ragioni di costo imposero il ritorno agli smalti tradizionali, benché scelti fra le tonalità più brillanti e vivaci e poco dopo, sempre per ragione di costi, venne eliminata la sottile fascia rossa sulle ruote.

In origine erano fabbricati negli Stati Uniti, poi venne aperta una manifattura anche a Hong Kong, che presto si ingrandí fino a che le linee di produzione in USA vennero chiuse. Oggi la produzione viene tutta in Cina ed in Malesia. Nel frattempo le piste nelle quali i modelli correvano vennero perfezionate aggiungendo curve sopraelevate e “giri della morte”.

Questa AMC Javelin fa parte della serie di modelli prodotta con ruote realistiche

La Javelin AMX del 1971 invece ha le normali ruote Hot Wheels, qui con centro dorato

Un po’ ribassata questa Buick Riviera… però ha gli interni cromati !

La Shelby Cobra di serie (a sinistra) e il prototipo Cobra Concept (a destra)

Un’altra immagine della Shelby Cobra

La Cord 810 sedan del 1938

Caratteristiche delle prime Hot Wheels erano le ruote con fascia rossa, ispirata alle Muscle cars dell’epoca. Le ruote erano fissate su un assale sottilissimo, che si innestava su una specie di cuscinetto di plastica bianca, derivato da materiali spaziali che aumentava la scorrevolezza e che, opportunamente piegato a ‘C’ e fissato al telaio metallico, fungeva da barra di torsione, dando l’effetto di una sospensione. Anche questo sistema fu semplificato dopo qualche anno utilizzando un asse metallico dritto che passava dentro alla ruotina di plastica nera, con una linguetta di plastica che flettendosi fungeva da sospensione. Il primo modello Hot Wheels fu una Chevrolet Camaro custom, seguita da altri di fantasia, o, come detto, ispirati alle show car e alle macchine customizzate così sovente viste in California. Così pure la seconda serie di modelli apparsa nel 1969, dove pure sono apparse diverse auto da corsa reali.

Il mostruoso concept Cadillac 16V. Le concept car offrivano a Hot Wheels grande ispirazione.

La Station Wagon interpretata da Hot Wheels: Chevelle SS del 1970

Si chiamava Cougar ma fu il prototipo quasi definitivo della Mustang

Non poteva mancare la Plymouth Road Runner col suo vistoso alettone

Doveva apparire anche un furgoncino VW con le tavole da surf che uscivano dal lunotto, ma le prove di stampo rivelarono che era troppo realistico: troppo stretto per le piste e con il baricentro troppo alto. Il modello fu modificato allargando le fiancate e mettendo i surf in due tasche laterali che permettevano anche di allargare la carreggiata. Il tetto fu alleggerito praticando un’apertura rettangolare, sul tipo di un tettuccio apribile. Le prove di stampo del primo modello, poi non entrato in commercio, furono regalate ai dipendenti e qualche modellino sopravvisse al gioco dei bambini: oggi uno di questi è passato di mano per 70.000 dollari !

Elevate quotazioni spuntano anche i modelli dipinti in colori rari o che per qualche motivo non hanno incontrato i gusti del pubblico, come una specie di rosa metallizzato che forse i bambini del tempo giudicarono troppo “femminile”. La Hot Wheels ha sempre avuto tali e tante serie, sempre diverse, non sempre supportate da cataloghi precisi, tanto da mettere in difficoltà i collezionisti, che si sono anche riuniti in diversi Club.

Quasi perfetta la De Lorean nella versione di serie

Azzeccati i colori della livrea di questa Ford GT 40

La piccola e leggera Kaiser Henry J era adatta alle trasformazioni in dragster

Una delle americane più classiche è la Mustang Boss

Insolita ma apprezzabile la Studebaker Avanti del 1962

C’é anche la Tesla Roadster, la prima auto del produttore americano

Fra le tante Volkswagen Hot Wheels troviamo un Maggiolino con lunotto ovale appena modificato

Nel 1970 apparvero i «Sizzler» che avevano un minuscolo motorino elettrico ricaricabile con una colonnina che fungeva da distributore e correvano su una pista più larga, dove si muovevano rapidamente zigzagando come fossero guidate da un minuscolo pilota che cercava di sorpassarne un altro. Nel 1974 cominciarono a essere usate decals e tampografie che costrinsero le concorrenti a un nuovo tour de force per star dietro alla novità. Dopo il 1981 vennero realizzati modellini con il centro delle ruote dorato anziché cromato, e iniziarono a essere prodotti modelli più realistici (Renault Fuego, Dodge Omni 024, Pontiac Fuego, Mazda 626 ecc…).

Strizzando un occhio al mercato Brasiliano: la VW Brasilia (sopra) e SP2 coupé (sotto)

Uscí nel 1983 anche una serie chiamata “Real Riders” che avevano delle belle ruote gommate. Ebbero grande successo ma i costi di produzione erano troppo elevati, per cui furono presto ritirati dal mercato. Nel 1984 la Matel mise in produzione un gruppo di autocarri, chiamato “Road Hawks”, in scala 1:50 circa o poco più grande, nel quale si contavano motrici Volvo, Mercedes-Benz e Peterbilt, in più allestimenti ciascuno per un totale di 12 modelli diversi e di fattura abbastanza buona.

Jeep CJ7 in versione pick up

Bicolore avorio e azzurro-cromo per la Edsel Citation 1958

Nel 1995 i modellini Hot Wheels furono divisi in serie annuali ed ogni anno presentavano qualche novità. La serie del 1995 nel 1996 ricevette la denominazione “First Editions” e così via anno dopo anno. A partire dal 1995 in mezzo ai modellini contenuti nelle scatole destinate ai negozi capitavano quattro diversi modelli chiamati “Treasur Hunt Series” che avevano la caratteristica di avere un tema preciso per la decorazione. I primi, detti ‘Pearl Drivers’, erano di colore bianco perlescente con finiture bianche, un po’ come aveva fatto la Johnny Lightning: questi modelli erano particolarmente appetiti dai collezionisti e il primo anno ne vennero prodotti 10.000, poi aumentati, vista la domanda, a 25.000 nel 1996 e 1997, ma improvvisamente la serie fu terminata nel 1998.

Fra gli Hot Wheels c’é perfino la Tucker Torpedo del 1948!

Il pick up Studebaker Champ è uscito solo pochi anni fa

Porsche 356 Carrera “Outlaw” (fuorilegge)

Plymouth Barracuda 1971 customizzata Hemi

Chevrolet Stingray Concept

Volkswagen 181 “The Thing”

Pontiac GTO “The Judge” convertibile

Nel 1997 la sponsorizzazione di alcune auto delle corse NASCAR portò appunto alla nascita di una serie con questo nome. Nel 2002 il catalogo comprendeva 126 modellini standard, 15 serie da 4 pezzi ciascuna, 42 “First Editions” e 12 “Treasure Hunts” tornati in catalogo con delle curiose ruote in gomma spugnosa. Nel 2004, l’anno dopo il 35°anniversario, Hot Wheels debuttò con la linea “Hot 100” che comprendeva 100 nuovi modelli, quasi tutti di fantasia o caricature d’auto reali, ma non ebbero il successo sperato (nel 2005 era ancora possibile trovare quasi tutti fondi di magazzino del 2004 nei negozi). Successivamente solo le “First Editions” avevano proporzioni realistiche: ne furono messe in catalogo 38 nel 2006, 36 nel 2007 e 40 nel 2008. Gli acquirenti delle Hot Wheels sono sempre stati tradizionalmente i bambini, ma a partire dal 1995 (specialmente con i Treasure Hunts) i collezionisti hanno cominciato a interessarsi al marchio al punto che nel 2001 la fetta destinata a questi ultimi si è ampliata al punto da superare la quota venduta ai bambini!

Molto bella la recentissima BMW M3

Divertente ma di assoluta fantasia questo strano bus articolato Volkswagen

Volkswagen Maggiolino

VW pick up. Al vero è esistito un dragster molto simile.

Quasi inedito il SUV Ursus su base Lamborghini

Alla Fiera di Norimberga del 2015 la Hot Wheels ha sbalordito tutti mostrando una nuova serie di vetture di fantasia ispirate ai personaggi della saga di Guerre Stellari. Per promuovere la serie è stata fatta costruire una vettura reale funzionante, somigliante al modellino dell’auto di “Dart Vader”…

La vera auto di “Dart Vader” esposta da Mattel a Norimberga

Un modellino della saga di Star Wars ispirato al robot R2-D2

 

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